Un importante intervento di archeologia urbana sta cambiando quel che si sa sulla storia di Lecce nell’Alto Medioevo. A partire da giugno 2025, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi Lecce e Taranto, in collaborazione con il Comune e con finanziamenti del Ministero della Cultura, ha avviato una campagna di scavo nel cuore della città, tra piazza Sant’Oronzo e via Alvino, a pochi metri dall’anfiteatro romano.

Veduta aerea di un'area di scavo archeologico a Lecce, con resti murari visibili e strumenti da cantiere.
Veduta dall’alto dello scavo (foto: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto)

Già i lavori di riqualificazione del 2024 avevano riportato in luce porzioni della cavea e del muro anulare del monumento. Ma la vera sorpresa è arrivata con il rinvenimento di massicce strutture murarie addossate all’anfiteatro, fino ad allora ignote.

L’anfiteatro diventa fortezza

Le indagini, rese note dalla SABAP con un post su Facebook, hanno permesso di riconoscere un sistema difensivo di straordinaria imponenza, realizzato in due fasi tra il V e il VI secolo d.C., epoca segnata da instabilità politica e militare.

La prima fase è rappresentata da un muro largo 3,70 metri, costruito con tecnica “a sacco”: un riempimento di terra e pietre contenuto da due paramenti realizzati con blocchi di reimpiego provenienti dall’anfiteatro e da altri edifici. Conservato per oltre due metri di altezza, il muro si innesta ai pilastri perimetrali dell’arena e si sviluppa per almeno sedici metri verso nord, per poi piegare a est sotto gli isolati moderni.

In una seconda fase venne aggiunta una torre circolare di circa 12 metri di diametro, anch’essa costruita con materiali di recupero. Una struttura che rafforzava il tratto angolare del muro e che conferiva al complesso l’aspetto di una vera e propria fortificazione urbana.

Rovine archeologiche di un muro di pietra, evidenziato da una scala metrica e un indicatore di misurazione, situate in un contesto urbano a Lecce.
Le murature (foto: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto)

Un kastron bizantino nel cuore di Lecce

Il muro rinvenuto in via Alvino presenta forti analogie con una struttura individuata agli inizi del Novecento da Cosimo De Giorgi, durante i lavori per la Banca d’Italia. È quindi plausibile che le due evidenze facciano parte di un ampio sistema difensivo, che trasformò l’anfiteatro – il più grande edificio pubblico della Lecce romana – in un kastron bizantino, ovvero una fortezza e centro politico della città.

Scavi archeologici che mostrano una struttura muraria antica e materiali di costruzione, con segnalazioni di misura sul terreno.
foto: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto

Un fenomeno ben documentato in altri centri dell’Impero romano, quando le grandi arene ormai inutilizzate, dopo l’editto di Onorio del 404 che proibì i giochi gladiatori, furono adattate a nuove funzioni difensive. Non a caso, il geografo Guidone, agli inizi del XII secolo, descrive Lecce come una città ridotta ormai a un municipio di piccole dimensioni, i cui abitanti erano arroccati proprio attorno all’anfiteatro.

Rovina archeologica che mostra una struttura muraria antica, con materiali visibili nel terreno e una palina di rilevamento.
foto: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto

Gli studi in corso e l’analisi dei materiali provenienti dallo scavo stanno gettando nuova luce su un periodo ancora poco documentato: la transizione tra la fine dell’Impero romano e l’alto Medioevo, fino all’età normanna. E contribuiranno anche in futuro a migliorare la conoscenza del patrimonio storico e archeologico della città.

Foto: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto

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Fonte notizia, foto e video: ©SABAP Brindisi Lecce e Taranto

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