La sua fu una figura straordinaria, capace di coniugare rigore scientifico e sensibilità estetica in un’epoca di grandi mutamenti: la prima metà del Novecento. A Maria Barosso, archeologa e grande disegnatrice, i Musei Capitolini – Centrale Montemartini di Roma dedicano da oggi 17 ottobre al 22 febbraio 2026 una mostra che colma una lacuna nella storia dell’arte e dell’archeologia italiana.

Una pioniera tra arte e archeologia
Torinese di nascita, Maria Barosso (1879–1960) fu la prima donna funzionaria presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti di Roma. Entrata nel 1905 come collaboratrice di Giacomo Boni, celebre direttore degli scavi del Foro Romano, prese parte alla documentazione dei cantieri più importanti della Capitale.
Con i suoi acquerelli e disegni a colori, Barosso fissò sulla carta l’aspetto di edifici, monumenti e quartieri destinati a scomparire sotto i colpi delle demolizioni fasciste e delle radicali trasformazioni urbanistiche del Ventennio.

La mostra “Maria Barosso. Artista e archeologa nella Roma in trasformazione”, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata con la collaborazione della Sapienza Università di Roma, restituisce finalmente visibilità a un’artista–archeologa che seppe fare della documentazione una forma d’arte e della memoria visiva uno strumento di conoscenza.
Un archivio pittorico della Roma perduta
Il percorso espositivo si apre con le tappe biografiche e professionali dell’artista, per poi condurre il visitatore attraverso la Roma in trasformazione che Barosso ritrasse con occhio acuto e mano ferma.
Le sue opere raccontano le demolizioni della Velia, abbattuta per creare la via dell’Impero (oggi via dei Fori Imperiali), la scoperta dei templi repubblicani di Largo Argentina, le trasformazioni del Foro Boario e del Foro Olitorio.

Tra i capolavori in mostra spiccano le vedute della Basilica di Massenzio, le tavole sull’Area Sacra di Largo Argentina, e il celebre Compitum Acilium, piccolo santuario dei Lari distrutto nel 1932 ma sopravvissuto nei suoi acquerelli: un documento di straordinario valore scientifico e storico.
Oltre la documentazione: la forza dell’arte
Accanto ai 137 lavori di Maria Barosso – circa 100 tra acquerelli, stampe e disegni, provenienti dai depositi della Sovrintendenza Capitolina e da istituzioni come il Museo di Roma a Palazzo Braschi, il Parco Archeologico del Colosseo e la Fondazione Camillo Caetani – il percorso presenta anche opere di Mario Mafai, Eva Quagliotto e Tina Tommasini.
Questi artisti, come Barosso, seppero cogliere le tensioni di una Roma sospesa tra passato e modernità, restituendo la drammatica metamorfosi urbana e culturale della Capitale.

Una memoria da riscoprire
La mostra – curata da Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani e Domenico Palombi – offre un’occasione preziosa per riscoprire il ruolo delle donne nella storia dell’archeologia e per comprendere come l’arte possa trasformarsi in testimonianza storica.
Completano il progetto visite guidate, incontri e un catalogo edito da De Luca Editori d’Arte.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ Maria Barosso. Artista e archeologa nella Roma in trasformazione
📍 Roma, Musei Capitolini – Centrale Montemartini
📅 17 ottobre 2025 – 22 febbraio 2026
🌐 Info: www.centralemontemartini.org
Immagine in apertura: Demolizione delle case in Via Cremona per gli scavi al Foro di Cesare

