Il Civico Museo Archeologico di Milano inaugura il 21 ottobre 2025 alle ore 17.00 la nuova vetrina espositiva destinata a custodire e valorizzare uno dei suoi capolavori assoluti: la Patera di Parabiago, straordinario piatto in argento dorato di età romana, testimonianza del culto di Cibele e celebre per la raffinatezza della sua lavorazione. Per l’occasione il museo resterà straordinariamente aperto, con accesso alla sola sezione romana, fino alle ore 18.30.
La vetrina è stata donata dalla società Goppion S.p.A., azienda milanese, leader internazionale nella realizzazione di sistemi espositivi museali.
L’iniziativa rientra nel progetto di ricerca “Smarteco – Studio di materiali e tecnologie finalizzate al miglioramento della conservazione preventiva e alla valorizzazione del patrimonio culturale in ambienti museali”, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, cui il Civico Museo Archeologico ha aderito nell’aprile 2025.
Grazie a questa importante donazione, la Patera di Parabiago viene presentata al pubblico in una cornice espositiva con le migliori condizioni di tutela e capace di esaltarne la bellezza, rafforzando al contempo il ruolo del Civico Museo Archeologico come istituzione impegnata nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio culturale.
Cos’è la patera di Parabiago
La Patera di Parabiago è un piatto in argento, realizzato con la tecnica della fusione a cera persa, con finiture a bulino e parziali dorature al mercurio. È tra i più noti esempi di toreutica romana in epoca tardo-imperiale. Nella forma richiama i grandi piatti utilizzati durante i rituali religiosi per le libagioni sugli altari, ma la complessa scena figurata lo rende un oggetto dall’alto valore simbolico. Al centro del piatto sono raffigurati la dea Cibele, con tunica ricamata e corona turrita, e il compagno Attis, col cappello frigio, syrinx (flauto) e pedum (il bastone tipico del pastore), mentre trionfano su un carro trainato da leoni.

Circondano la quadriga i coribanti, sacerdoti del culto della dea, che danzano in circolo battendo con pugnali gli scudi ornati di stelle. Tutto attorno si dispiegano figure simboliche e personificazioni che rappresentano il tempo, il cielo e la natura.
Davanti alla quadriga i simboli del tempo: Aion/Helios, il tempo eterno, all’interno dell’ellisse zodiacale, retta da Atlante, stringe lo scettro e tiene la mano destra posata nel tratto di passaggio dal segno dell’Ariete a quello del Toro, corrispondente ai giorni di celebrazione del mito di Attis (1528 marzo); sotto Atlante sono una cavalletta e una lucertola; segue un obelisco su cui si attorciglia un serpente, simbolo del tempo ciclico.
Nella parte superiore avanzano su una traiettoria a parabola da sinistra verso destra la quadriga di Helios e la biga di Selene (Luna), entrambe precedute da due geni alati con fiaccola, le stelle del mattino e della sera (Phospohoros e Hesperos). In basso sono disposti a sinistra una divinità fluviale insieme a una ninfa, quattro putti che rimandano alle stagioni (estate, autunno, primavera e inverno rispettivamente con messi e falcetto, grappolo d’uva, capretto, anatre e ramo d’olivo), sotto i quali emergono dalle acque Oceano e Teti a busto; anche la terra (Tellus) con cornucopia e insieme a due putti (karpoi) con indice alzato, assiste alla scena.

Il significato della scena è chiaramente cosmologico e religioso-filosofico: un inno per immagini all’eterno e ciclico rinnovamento della vita e della prosperità, di cui Cibele e Attis sono la personificazione. Introdotto a Roma nel III secolo a.C., il culto orientale della dea Cibele, la Grande Madre Frigia o Idea (dal nome di un monte della regione asiatica), personificazione della natura e della fecondità, signora della vegetazione e delle fiere, viene reso ufficiale nel I secolo d.C. dall’imperatore Claudio. Dalla seconda metà del II secolo d.C. acquista grande importanza, trovando sempre più adepti nelle classi elevate e assumendo caratteri esoterici, iniziatici e purificatori, anche per influsso del culto di Mitra. Viene inoltre istituito e codificato l’intero ciclo festivo che si svolgeva a marzo intorno all’equinozio di primavera.
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Ma il culto di Cibele e Attis conobbe un vero e proprio revival nel corso della seconda metà del IV secolo, momento a cui è ascrivibile la patera di Parabiago: in questo periodo Attis viene eletto a divinità cosmica e la sua vicenda assume un significato salvifico chiaramente esplicitato nell’Inno alla madre degli Dei dell’imperatore Giuliano l’Apostata.

La committenza del piatto è da ricercarsi nell’ambiente dell’aristocrazia pagana, la cui devozione al culto delle divinità frigie è attestata da numerose iscrizioni. Il carattere universale della dea e l’aspetto salvifico del suo culto sono testimonianza del pensiero filosofico “pagano”, destinato ad essere cancellato dall’affermazione del Cristianesimo. Rinvenuta durante lavori edili nel 1907 a Parabiago, a pochi chilometri da Milano, la patera è oggi uno dei simboli più ammirati del Museo.
UNA NUOVA TECA PER LA PATERA DI PARABIAGO CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
Milano, Corso Magenta 15
21 ottobre 2025 | ore 17.00
Apertura straordinaria – ingresso gratuito






