Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nel corso degli Stati Generali della Sicurezza sul Lavoro, ANA – Associazione Nazionale Archeologi è tornata a denunciare la discriminazione che i professionisti archeologi stanno subendo all’interno della categoria degli operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria di cui al D. Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, art. 66

L’ANA ricorda che l’archeologo, in qualunque contesto o forma contrattuale operi, svolge un’attività intellettuale (D.M. 244/2019 Allegato 2 “Archeologo”), non assimilabile a mansioni standardizzabili o di mera esecuzione. Come stabilito dal Consiglio di Stato (sent. n. 1234/2022), un’attività è intellettuale proprio perché richiede competenze specialistiche e decisioni non ripetibili, principio già riconosciuto per i servizi di architettura e ingegneria nel Codice dei Contratti Pubblici (v. parere MIT n. 3688/2025), categoria alla quale gli archeologi appartengono.

Un'archeologa scava in un sito archeologico, concentrata nel lavoro, mentre tiene un trowel in mano. Davanti a lei, c'è una lavagna con annotazioni e numeri.

La circolare n.4 del 23/09/2024 dell’INL specifica che “per espressa previsione normativa sono esclusi i soggetti che effettuano mere forniture o prestazioni di natura intellettuale (ad esempio: ingegneri, architetti, geometri ecc.)”. Nonostante ciò, lo stesso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella FAQ n.11 continua a includere gli archeologi tra i lavoratori autonomi obbligati al possesso della patente a crediti, imponendo loro di dichiarare il falso.

Non chiediamo privilegi, ma il rispetto della legge e della nostra identità professionale. Le norme devono essere chiare e coerenti per tutte le categorie intellettuali, non solo per alcune”.

Marcella Giorgio, presidente di ANA

Una persona in abbigliamento formale accanto a un banner blu dell'ANA (Associazione Nazionale Archeologi), che promuove la tutela della professione archeologica.
Marcella Giorgio, presidente di ANA

“In questo modo – sottolinea Marcella Giorgio, presidente di ANA – si costringe i professionisti a dichiarare il falso, lasciando intendere che dichiarare l’iscrizione alla camera di commercio equivalga a dichiarare di avere una partita iva e di essere iscritti alle Gestione separata e creando un’eccezione all’interno della categoria dei lavoratori autonomi che offrono prestazioni di carattere intellettuale non considerando né il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 27 né la circolare n.4 del 23/09/2024 dell’INL. Bisogna ricordare che le FAQ svolgono una funzione pratica e, come sancito dal Consiglio di Stato (sent. n. 8065/2023), sono sconosciute all’ordinamento giuridico, anche se prodotte da un organo riconosciuto delle Istituzioni della Repubblica. Tutto questo sta creando discriminazioni e mettendo a rischio l’attività lavorativa degli archeologi da oramai quasi un anno. Chiediamo quindi che l’Ispettorato modifichi la FAQ n.11 e riconosca formalmente l’esclusione degli archeologi dall’obbligo della patente a crediti, nel rispetto della legge e delle norme che regolano le professioni intellettuali riconosciute. Sollecitiamo inoltre i redattori dei piani di sicurezza e coordinamento a tenere conto delle specificità operative dell’archeologo, applicando le stesse formalità previste per gli altri professionisti autonomi – come DURC, idoneità sanitaria e formazione specifica. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto della legge e della nostra identità professionale. Le norme devono essere chiare e coerenti per tutte le categorie intellettuali, non solo per alcune”.

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