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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Obbligare gli archeologi, prestatori di lavoro intellettuale, a sottostare alla norma della patente a crediti per operare nei cantieri edili, differentemente da quanto accade per altre professioni intellettuali, non solo è lesiva per il settore ma rischia di far perdere il lavoro a migliaia di professionisti”. L’allarme arriva dall’Associazione Nazionale Archeologiin merito a quanto riportato nelle F.A.Q. dell’INL – Ispettorato Nazionale del Lavoro circa la Patente a Crediti per la Sicurezza nei Cantieri Edili: nonostante la natura della loro professione li esenti da tale disposizione, secondo l’INL anche gli archeologi liberi professionisti che operano all’interno di un cantiere dovrebbero dotarsene.

“Quella dell’archeologo è riconosciuta dalla normativa di settore come una professione intellettuale di alto livello, al pari di quella di ingegneri o architetti, che proprio per questa ragione non sono tenuti ad osservare l’obbligo della patente a crediti per la sicurezza per lavorare nei cantieri – spiega Marcella Giorgio, presidente dell’ANA-Associazione Nazionale Archeologi. – A tal proposito risulta incomprensibile questa disparità di trattamento ai danni della nostra categoria, che va in conflitto con quanto stabilito dalla normativa di settore. In questo modo si mettono a rischio migliaia di professionisti, che ci hanno già riferito di aver ricevuto minacce riguardo la possibilità di perdere il lavoro o di non essere pagati per prestazioni già effettuate”.

Marcella Giorgio, presidente dell’ANA-Associazione Nazionale Archeologi
Marcella Giorgio, presidente dell’ANA-Associazione Nazionale Archeologi

L’ANA ha fatto, quindi, appello all’Ispettorato Nazionale del Lavoro affinché intervenga al più presto, correggendo la F.A.Q. n. 11 che, per come è stata impostata, danneggia l’intero settore.

Chiediamo lo stesso trattamento delle altre professioni intellettuali – continua Giorgio. – Così come accade per architetti e ingegneri, quella dell’archeologo è un’attività intellettuale. L’archeologo è un consulente a 360 gradi, le cui prestazioni, fisiche o meno, non sono caratterizzate da operazioni standardizzate ma da azioni che vengono compiute sulla base della discrezionalità del professionista basata sulla propria competenza e preparazione, in linea con quanto definito dal Consiglio di Stato con sentenza n. 1234 del 21/02/2022 per individuare le professioni intellettuali. Speriamo che il nostro ricorso abbia seguito al più presto, altrimenti rischierà di danneggiare seriamente il lavoro di migliaia di professionisti, compromettendo al contempo 20 anni di battaglie intraprese per vedere riconosciuta la nostra professione come intellettuale di alto livello”.

Fonte: Associazione Nazionale Archeologi

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