La storia del frammento di affresco tornato a Civita Giuliana, a nord di Pompei, somiglia davvero a un’indagine paziente, fatta di indizi, confronti e verifiche incrociate. Un percorso lento, ma decisivo, che ha permesso di ricucire uno strappo inferto anni fa da scavi clandestini a uno dei complessi extraurbani più importanti dell’area vesuviana.

Il reperto raffigura Ercole bambino mentre strozza i serpenti, un episodio mitologico carico di significati simbolici. Trafugato e immesso nel circuito del collezionismo internazionale, il frammento è stato restituito all’Italia nel 2023 grazie a una collaborazione giudiziaria tra le autorità italiane e statunitensi, per poi essere definitivamente assegnato al Parco Archeologico di Pompei.

Il sacello perduto della villa suburbana

Mappa planimetrica di un'area archeologica, evidenziando diverse strutture e sezioni, con annotazioni in rosso e blu.
Planimetria di Civita Giuliana, settore nord-est (©Parco Archeologico Pompei)

La provenienza dell’affresco è stata identificata con certezza solo in un secondo momento. Gli scavi condotti tra 2023 e 2024 a Civita Giuliana hanno infatti portato alla luce un ambiente rettangolare con funzione rituale, interpretabile come un sacello o sacrarium. Al suo interno era presente un basamento quadrangolare, probabilmente destinato a sostenere una statua cultuale.

Quando gli archeologi hanno intercettato l’ambiente, gran parte della decorazione era già stata asportata illegalmente: dodici pannelli figurati e la lunetta affrescata superiore risultavano mancanti. Proprio a quest’ultima è ora possibile ricondurre il frammento con Ercole, grazie al confronto tra geometrie, dimensioni e caratteristiche stilistiche.

Illustrazione di un ambiente rettangolare con funzione rituale, rappresentante un sacello o sacrarium, con figure di persone disposte attorno a un basamento quadrangolare al centro.
Ricostruzione decorazione sacello by INKLINK MUSEI (©Parco Archeologico Pompei)

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Ercole bambino come presagio

L’iconografia scelta non è casuale. L’episodio di Ercole in fasce che uccide i serpenti, alla presenza di Zeus (alluso dall’aquila sul globo) e di Anfitrione, non rientra nelle canoniche dodici fatiche, ma ne costituisce un presagio narrativo.

Fresco raffigurante Ercole bambino mentre uccide i serpenti, con una figura che rappresenta Zeus e un'aquila su un globo, esposto presso l'Antiquarium di Boscoreale.
L’affresco di Ercole Bambino da Civita Giuliana (©Parco Archeologico Pompei)

Le tracce lasciate sulle pareti del sacello suggeriscono che i pannelli sottratti raffigurassero proprio le dodici fatiche di Ercole. In questa sequenza, l’immagine del neonato prodigioso collocata nella lunetta avrebbe avuto una funzione introduttiva e simbolica, annunciando il destino eroico del protagonista prima ancora delle imprese adulte.

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Restituire il contesto, non solo l’oggetto

La certezza dell’attribuzione è maturata grazie a indagini incrociate, condotte dai funzionari del Parco in parallelo agli scavi e al confronto con dati investigativi, inclusi elementi emersi in sede giudiziaria. Un lavoro che dimostra come il recupero di un reperto non si esaurisca nella sua restituzione fisica, ma richieda una ricostruzione scientifica del contesto.

Frammento di affresco che rappresenta una figura maschile seduta con un'asta, mentre osserva un'aquila su un globo. L'ambiente presenta decorazioni tipiche dell'arte romana.
Un dettaglio dello straordinario affresco (©Parco Archeologico Pompei)

Sono ora in corso analisi approfondite sul pannello per definire con precisione i punti di connessione con i lacerti ancora in situ, in vista di una futura ricollocazione all’interno del percorso di valorizzazione del sito.

Frammento di affresco raffigurante una figura maschile seduta, con espressione pensierosa, mentre appoggia una mano al volto. Indossa un drappo marrone e tiene una lunga asta. Sullo sfondo si nota un motivo ornamentale.
Gli eccezionali dettagli dell’affresco (©Parco Archeologico Pompei)
Frammento di affresco che raffigura Ercole bambino mentre strozza dei serpenti, parte di una decorazione archeologica proveniente da Civita Giuliana.
Dettaglio di un affresco che mostra un'aquila posata su un globo, con espressione intensa e artigli ben visibili.

Civita Giuliana, un fronte ancora aperto

Il caso dell’affresco si inserisce in una più ampia strategia avviata dal 2017, che vede il Parco Archeologico di Pompei collaborare stabilmente con la Procura di Torre Annunziata. Un’azione congiunta che ha consentito non solo scoperte eccezionali – come il carro cerimoniale o gli ambienti servili – ma anche di contrastare anni di saccheggi sistematici, responsabili della perdita irreversibile di dati archeologici.

Immagine dall'alto di un ambiente rettangolare, con pareti deteriorate e basamenti quadrati visibili, che rappresenta il sacello scoperto durante gli scavi a Civita Giuliana.
Ricostruzione in 3D del sacello (©Parco Archeologico Pompei)
Interno di un ambiente rettangolare con funzione rituale, descritto come un sacello, con pareti in parte danneggiate e basamento quadrangolare visibile.

Le indagini proseguono per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello, nella consapevolezza che ogni recupero restituisce non solo un’immagine, ma un frammento di storia condivisa.

Dove vedere l’affresco

Il frammento con Ercole bambino sarà esposto da metà gennaio presso l’Antiquarium di Boscoreale, che già ospita una sezione dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana.

L’intervista al direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel

Per approfondire

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