Una sede rinnovata, una visione strategica per il futuro e un anniversario carico di significato. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha inaugurato la nuova sede dell’Archivio di Stato di La Spezia. Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il Direttore Generale Archivi Antonio Tarasco, il Sindaco della città ligure, Pierluigi Peracchini, il Vicesindaco Maria Grazia Frijia e l’On. Alessandro Amorese. L’incontro è stato introdotto dalla direttrice dell’Istituto, Francesca Nepori.

L’archivio come luogo vivo e hub culturale

Nel suo intervento, il Ministro Giuli ha sottolineato come l’archivio non sia più soltanto un deposito di documenti, ma un luogo vivo di socialità e conoscenza condivisa, capace di dialogare con le università, il territorio e in generale tutto l’ecosistema culturale cittadino.

Facciata di un edificio elegante con finestre e cancelli, circondato da una recinzione in metallo.
L’Archivio di Stato di La Spezia

Le parole chiave del rilancio sono “digitalizzazione” e “accessibilità“: uno sforzo congiunto del Ministero della Cultura e degli enti locali per accelerare la fruizione del patrimonio attraverso le tecnologie più moderne. L’obiettivo dichiarato è superare una concezione statica degli Archivi di Stato, trasformandoli in presìdi culturali aperti, in grado di ospitare mostre, convegni e iniziative di alto profilo.

Una nuova sede nel cuore della città

La nuova sede, collocata  in via Roma 111, nel pieno centro cittadino, consente oggi all’Istituto di operare in spazi adeguati e funzionali, superando i limiti della precedente collocazione.

L’edificio, costruito nel 1882 e in passato destinato a funzioni sanitarie, era stato acquisito dal Demanio nel 2004 e dichiarato bene culturale. Il completamento dei lavori di ristrutturazione e il trasferimento del patrimonio archivistico restituiscono ora alla città uno spazio culturale di pregio, pienamente fruibile dalla cittadinanza.

Il Direttore Generale Archivi Antonio Tarasco ha ricordato come l’inaugurazione rappresenti il compimento di un percorso avviato esattamente settant’anni fa, il 16 febbraio 1956, data di istituzione della sezione distaccata spezzina. Un traguardo inserito in un più ampio programma nazionale di rinnovamento delle sedi archivistiche, orientato alla riduzione delle locazioni, all’acquisto di nuove sedi e all’ammodernamento di quelle esistenti.

I 70 anni dell’Istituto e la “Pace di Dante”

Ma l’inaugurazione è stata anche l’occasione per celebrare il settantesimo anniversario dell’Istituto con l’esposizione della cosiddetta “Pace di Dante”, documento di straordinaria rilevanza storica.

“Pace di Dante”
La “Pace di Dante”

L’atto attesta la presenza di Dante Alighieri nel territorio spezzino il 6 ottobre 1306, durante il periodo dell’esilio. Sebbene le tavole non riportino la firma autografa di Dante, il documento conserva la puntuale annotazione del notaio Giovanni di Parente di Stupio: la mattina del 6 ottobre 1306, “ante missam”, dunque intorno alle 6.30, Dante si presentò nel suo studio in piazza della Calcandola (oggi piazza Matteotti a Sarzana) per farsi identificare e ricevere da Franceschino Malaspina la procura a recarsi a Castelnuovo, sede temporanea del vescovo Antonio Nuvolone da Camilla, e firmare l’atto di pace che concludeva una lunga contesa. L’atto contiene un’arenga iniziale che molti studiosi attribuiscono allo stesso Dante per stile e riferimenti.

Ritratto in profilo di Dante Alighieri con una corona di alloro, indossando una veste rossa.
Dante Alighieri (Wikimedia Commons)

Sarzana diventa così, oltre a Firenze e Ravenna, una delle poche città in cui è attestata con certezza la presenza del poeta dopo l’esilio. Resta ignoto dove trascorse la notte precedente: probabilmente in uno dei castelli dei Malaspina, ma il luogo esatto è ancora oggetto di dibattito.

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