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Il Ministero della Cultura ha formalizzato l’acquisizione del “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini”, opera attribuita a Caravaggio, che diventerà parte del patrimonio artistico dello Stato italiano.

L’atto di acquisto è stato firmato stamani, 10 marzo, a Roma alla presenza del ministro Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato.

Una volta completate le procedure amministrative, il dipinto entrerà stabilmente nelle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica e sarà esposto a Palazzo Barberini, uno dei principali musei dedicati alla pittura barocca in Italia.

Un investimento da 30 milioni per il patrimonio culturale

L’acquisizione è stata conclusa al termine di una lunga trattativa per 30 milioni di euro, una cifra che colloca l’operazione tra gli investimenti più rilevanti sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte.

Per alcuni mesi, grazie a un accordo con i proprietari, il dipinto era già stato esposto nelle sale di Palazzo Barberini a partire dal novembre 2024. In quell’occasione il pubblico ha potuto ammirarlo nel contesto della grande mostra Caravaggio 2025, che ha registrato oltre 450.000 visitatori.

Durante l’esposizione la comunità scientifica internazionale ha confermato in modo sostanzialmente unanime l’attribuzione dell’opera al maestro lombardo, rafforzando l’importanza dell’acquisizione.

Il ritratto del futuro papa Urbano VIII

Il dipinto raffigura Maffeo Barberini, futuro Papa Urbano VIII, quando aveva circa trent’anni e ricopriva l’incarico di chierico della Camera Apostolica. Si tratta quindi di una testimonianza pittorica che documenta una fase iniziale dell’ascesa politica e religiosa di una delle figure più influenti della Roma barocca.

L’opera fu resa nota al grande pubblico nel 1963 dallo storico dell’arte Roberto Longhi, che la pubblicò sulla rivista Paragone riconoscendola come un autentico dipinto del Merisi. Longhi individuò nel ritratto una svolta nella storia della ritrattistica, sottolineando la capacità dell’artista di restituire con straordinaria intensità la presenza psicologica del personaggio senza ricorrere a elementi celebrativi o retorici.

Un genere rarissimo nella produzione di Caravaggio

All’interno del catalogo delle opere attribuite con certezza a Caravaggio, che conta circa sessantacinque dipinti nel mondo, i ritratti rappresentano una tipologia estremamente rara. Gli studiosi riconoscono infatti soltanto tre ritratti autografi del maestro.

Per questo motivo il “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” costituisce una testimonianza di eccezionale valore per lo studio dell’evoluzione artistica del pittore tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.

Un dialogo con gli altri Caravaggio di Palazzo Barberini

L’ingresso del dipinto nelle collezioni pubbliche assume un significato particolare per le Gallerie Nazionali di Arte Antica. A Palazzo Barberini l’opera potrà infatti dialogare con altri capolavori del Merisi conservati nel museo.

Tra questi spicca la celebre Giuditta che decapita Oloferne, acquistata dallo Stato nel 1971 e considerata uno dei momenti fondamentali della riscoperta moderna di Caravaggio.

A oltre cinquant’anni da quella acquisizione, l’ingresso del “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” rappresenta un nuovo tassello nelle politiche italiane di rafforzamento del patrimonio pubblico e del sistema museale nazionale, assicurando agli studiosi e al grande pubblico l’accesso diretto a un capolavoro della pittura europea.

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  • 📄 Comunicato stampa Ministero della Cultura

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