Dagli archivi dei musei della Cartagine e del Museo nazionale del Bardo è riemerso un patrimonio artistico rimasto a lungo nell’ombra: centinaia di frammenti di intonaci dipinti di età romana che testimoniano la ricchezza cromatica delle abitazioni del Nord Africa imperiale.

La riscoperta nasce da un progetto di ricerca sostenuto con fondi PNRR e guidato da Antonella Coralini, docente del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna.
L’iniziativa ha portato un gruppo multidisciplinare di studiose e studiosi a lavorare su materiali conservati da decenni nei depositi del Museo nazionale di Cartagine e del Museo nazionale del Bardo, analizzando centinaia di casse contenenti frammenti di decorazioni murali provenienti da siti archeologici della Tunisia romana.
Il progetto è stato codiretto insieme all’archeologa Nesrine Nasr dell’Institut National du Patrimoine, con l’obiettivo di studiare e valorizzare un patrimonio poco conosciuto ma di straordinaria importanza.
Pigmenti preziosi e raffinate decorazioni
Le analisi scientifiche condotte sui reperti hanno rivelato l’impiego di pigmenti rari e costosi, tra cui il prezioso rosso cinabro, segno della ricchezza e del prestigio delle domus nordafricane.
Secondo Antonella Coralini, questi frammenti permettono di ricostruire la dimensione cromatica originaria delle abitazioni romane, spesso dimenticata perché le pitture parietali sono più fragili e meno resistenti rispetto ai mosaici.
Per secoli, infatti, le superfici dipinte sono state oscurate dalla maggiore fortuna critica delle pavimentazioni musive, che si sono conservate meglio nel tempo. Eppure proprio gli intonaci decorati costituivano l’elemento principale della scenografia domestica.
Miti, divinità e giardini dipinti sulle pareti
Lo studio dei frammenti ha permesso di riconoscere numerosi motivi decorativi e figurativi: scene mitologiche, rappresentazioni di divinità, eroi e paesaggi vegetali ricchi di dettagli.

Queste pitture dimostrano come l’arte della Tunisia romana combinasse modelli artistici dell’Impero con sensibilità e gusti locali.
Le pareti delle domus dialogavano visivamente con i mosaici pavimentali per cui gli edifici dell’Africa romana sono oggi particolarmente celebri, creando ambienti immersivi caratterizzati da colori intensi e decorazioni elaborate.
In origine, spiegano gli studiosi, quasi tutti gli edifici della Tunisia romana avevano pareti e soffitti dipinti, proprio come avveniva nelle città dell’Impero.
Un patrimonio fragile e rarissimo
Oggi queste pitture sono molto più rare rispetto ai mosaici. Nel corso dei secoli sono state infatti danneggiate da erosione, agenti atmosferici e demolizioni, che ne hanno cancellato gran parte delle testimonianze.
Proprio per questo motivo i frammenti recuperati negli archivi museali rappresentano una fonte preziosa per ricostruire la cultura visiva del Nord Africa romano, offrendo nuovi elementi per comprendere l’architettura e la decorazione delle abitazioni aristocratiche.
Il confronto con esempi celebri come quelli di Pompei dimostra che le pitture nordafricane potevano raggiungere livelli di raffinatezza e qualità artistica paragonabili ai più noti cicli decorativi della penisola italiana.
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Un progetto di formazione internazionale
Oltre ai risultati scientifici, il progetto ha rappresentato anche un importante laboratorio di formazione sul campo. Giovani archeologi, restauratori e specialisti tunisini hanno lavorato fianco a fianco con il team dell’Università di Bologna, acquisendo tecniche avanzate per il recupero, la pulizia e il consolidamento degli intonaci dipinti.
Lo scambio di competenze ha posto le basi per la creazione di un nucleo locale di esperti, destinato a proseguire le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio pittorico tunisino, più fragile e meno studiato rispetto a quello musivo.
I risultati presentati a Tunisi
I risultati del progetto sono stati presentati a Tunisi, presso il Dipartimento di Archeologia dell’Université de Tunis El Manar, durante un ciclo di tre incontri tenuti dalla professoressa Antonella Coralini.
Le conferenze hanno coinvolto docenti, ricercatori e studenti italiani e tunisini, offrendo un’occasione di confronto sui modelli abitativi delle élites romane e sulle tecniche decorative delle pitture parietali.
Tra i casi di studio discussi non poteva mancare il confronto con Pompei, uno dei riferimenti più importanti per comprendere l’evoluzione della pittura domestica nel mondo romano.
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- 📄 Comunicato UniBo




