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Una straordinaria scoperta archeologica arriva dalla Croazia meridionale. Durante una campagna di scavi condotta nella grotta di Crno Jezero (Lago Nero), nella penisola di Pelješac, gli archeologi hanno rinvenuto una rara testa in terracotta raffigurante una maschera teatrale greca, databile tra il IV e il III secolo a.C.

Due speleologi lavorano in una grotta, illuminati da torce, mentre analizzano il terreno.
La grotta ipogea (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Il reperto, ritrovato nel corso delle ricerche organizzate dal Museo archeologico di Dubrovnik, è giunto fino a noi in condizioni eccezionali: la maschera è quasi completa, cava all’interno e dotata di un foro che ne permetteva probabilmente la sospensione a una parete.

Testa scolpita in terracotta con espressione minacciosa, dettagli sulla superficie e foro nella parte superiore.
La maschera teatrale trovata nella grotta (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Un oggetto legato al culto di Dioniso?

Le maschere teatrali erano strettamente associate al teatro greco e al culto di Dioniso, divinità del vino, dell’estasi e patrono delle rappresentazioni sceniche. Secondo gli archeologi, il ritrovamento potrebbe fornire nuovi indizi sulla funzione religiosa della grotta, utilizzata in età ellenistica come santuario dagli Illiri.

Due oggetti di ceramica, un vaso e una sfera, rinvenuti nel terreno scuro, con una scala di riferimento accanto.
I vasi (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Gli studiosi ipotizzano che il culto praticato nel sito potesse essere collegato a Dioniso o a una corrispondente divinità locale, anche se al momento non esistono prove definitive. La presenza di recipienti destinati al consumo del vino e di oggetti votivi suggerisce comunque l’esistenza di rituali legati a pratiche religiose complesse.

Intatta per oltre duemila anni

La maschera è stata rinvenuta in una zona nascosta della grotta, rimasta sigillata e indisturbata per secoli.

Un vaso di ceramica parzialmente sepolto nel terreno, accanto a un'asta di misura con marcature bianche e rosse.
Uno dei vasi rituali (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Secondo l’archeologo Domagoj Perkić, direttore del Museo Archeologico di Dubrovnik, proprio questa particolare collocazione ha consentito la straordinaria conservazione dei reperti, “fermando” nel tempo ciò che accadeva nel santuario oltre duemila anni fa.

Da rifugio preistorico a necropoli

Panorama di una valle verde con un villaggio ai piedi delle montagne, con un fiume e il mare in lontananza.
Veduta del sito (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno permesso di ricostruire la lunga storia della grotta. Durante l’Età del Bronzo, e in particolare nel II millennio a.C., l’ambiente ipogeo venne utilizzato come rifugio temporaneo e abitazione stagionale. Successivamente, tra la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio dell’Età del Ferro, fu trasformata in necropoli.

Un teschio umano parzialmente sepolto nel terreno con segni di deterioramento, accanto a una scala di misurazione.
Cranio nella grotta 1 (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Le analisi al radiocarbonio effettuate sui resti umani indicano che il sito fu utilizzato per le sepolture tra il 1012 e il 481 a.C., quindi per oltre cinquecento anni.

Il santuario degli Illiri

Terminata la sua funzione funeraria, la grotta assunse quella di santuario religioso. I reperti rinvenuti mostrano che il luogo di culto rimase attivo tra la fine del IV secolo e la metà del I secolo a.C. Tra le offerte votive figurano numerosi vasi miniaturistici di produzione greca e locale, tra cui anfore, coppe e kantharoi: oggetti di prestigio utilizzati durante cerimonie rituali e offerte alle divinità.

Due vasi di argilla antica, uno grande con manici e uno piccolo, tenuti da una persona in guanti, sullo sfondo di un ambiente naturale.
I ritrovamenti (©Museo archeologico di Dubrovnik)

I rapporti tra Illiri e Greci

La scoperta conferma l’intensità dei rapporti culturali tra le popolazioni illiriche della costa adriatica e il mondo greco.

Nella grotta sono stati recuperati anche frammenti di ceramiche greche di pregio e, già nel 2025, parti di una statuetta raffigurante una divinità greca del IV secolo a.C.

Due pezzi di artefatti in terracotta, uno con decorazioni a spirale e l'altro con un rilievo di figura, evidenziati su sfondo bianco.
I frammenti della statuetta greca (©Museo archeologico di Dubrovnik)

Secondo gli archeologi croati, questi ritrovamenti testimoniano il processo di sincretismo religioso nel quale culti locali e tradizioni elleniche si influenzarono reciprocamente, dando origine a nuove forme di devozione.

Leggi anche: Croazia, gli archeologi subacquei dell’ateneo di Udine al lavoro sul relitto di Sipar: “Risale al XII secolo”

Uno dei pochi santuari illirici conosciuti

Il santuario di Crno Jezero rappresenta uno dei pochissimi luoghi di culto illirici finora identificati nella regione di Dubrovnik.

Gli altri due siti ad oggi noti sono il santuario di Spila a Nakovana e quello di Vilina špilja, presso la sorgente dell’Ombla.

L’insieme di questi contesti offre agli archeologi una straordinaria opportunità per approfondire la religione degli Illiri e i suoi rapporti con il mondo greco in età ellenistica.

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  • 📄 Fonte: Museo archeologico di Dubrovnik ✅

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