È indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero uno dei quattro custodi in servizio la sera del furto delle opere di Antonello da Messina al Museo regionale Accascina di Messina. La sua audizione, iniziata come quella di una persona informata sui fatti, è stata interrotta dai magistrati dopo che sarebbero emerse contraddizioni rispetto ai racconti degli altri dipendenti.
Il nodo dell’allarme
I quattro custodi sono stati ascoltati dai sostituti procuratori Maria Di Mulo e Massimo Trifirò. Dalle testimonianze sarebbero emerse ricostruzioni differenti soprattutto sulla gestione dell’allarme. Un dipendente ha riferito di non essersi accorto del segnale, un altro di averlo sentito e spento ritenendo che si trattasse di un falso contatto, mentre una collega avrebbe confermato la successiva riattivazione del sistema dopo circa quattro minuti. La versione del custode ora indagato non sarebbe risultata compatibile con la cronologia ricostruita dagli investigatori.
Il furto è avvenuto la sera del 15 agosto. Secondo gli accertamenti, due uomini sono entrati nel museo alle 20.47 forzando una porta laterale non protetta dall’allarme. Una volta raggiunta la sala di Antonello, hanno staccato le tele e infranto la teca della Tavoletta bifronte. Due delle opere sottratte sono state poi abbandonate all’esterno e una residente ha chiamato il 112 dopo averle notate.
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L’ipotesi della talpa interna
Gli investigatori stanno ora verificando se le anomalie nella gestione della sicurezza siano riconducibili a semplici omissioni oppure se qualcuno possa aver fornito informazioni ai ladri. L’ipotesi di una talpa interna resta al momento un’ipotesi investigativa da verificare. Nel frattempo, i quattro custodi presenti quella sera sono stati trasferiti ad altri siti dei Beni culturali siciliani e nei loro confronti è stato annunciato un procedimento disciplinare.
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Data di pubblicazione registrata: 25/08/2026 14:11
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