Da quasi trent’anni Ötzi riposa in una cella frigorifera al Museo Archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano, in condizioni di temperatura e umidità calibrate al millimetro per preservarne i tessuti. Ogni spostamento, ogni manipolazione, comporta un rischio per la mummia più studiata al mondo. Un nuovo progetto di ricerca punta a ridurre drasticamente quella necessità: un gemello digitale ad altissima precisione che permette di esaminare l’Uomo venuto dal ghiaccio – superficie del corpo e struttura interna insieme – senza doverlo mai estrarre dal suo ambiente controllato.

Il lavoro, guidato dall’archeologo Luca Bezzi di Arc-Team su incarico del Museo Archeologico dell’Alto Adige, è stato pubblicato il 26 agosto 2026 sulla rivista scientifica Heritage con il titolo “Preserving the Past: The 3D Documentation of Ötzi, the Iceman Mummy, and Its Archaeological Context”.
Una prima anticipazione dei risultati era già stata presentata nell’agosto 2025 all’XI World Congress on Mummy Studies di Cusco, in Perù.
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Un modello innovativo
I “gemelli digitali” non sono una novità nel campo dell’archeologia e della conservazione dei beni culturali, ma il progetto dedicato a Ötzi compie un passo ulteriore: per la prima volta riunisce in un unico modello la documentazione ad alta risoluzione della superficie corporea e i dati tridimensionali ricavati dalla tomografia computerizzata, l’ultima delle quali eseguita nel 2021 presso l’Ospedale di Bolzano.

Il risultato è uno strumento che permette di esplorare virtualmente sia l’esterno sia l’interno della mummia lungo diversi piani di sezione.
Il modello della superficie esterna si basa su 1.294 fotografie ad alta risoluzione scattate sul lato anteriore e posteriore del corpo, elaborate con la tecnica della fotogrammetria Structure from Motion, che ricostruisce la forma tridimensionale a partire dalla sovrapposizione delle singole immagini. La sfida principale è arrivata dallo strato di ghiaccio che protegge la mummia: le sue superfici riflettenti rischiavano di compromettere la ricostruzione digitale. Il team ha quindi messo a punto un metodo di acquisizione con luce polarizzata, capace di ridurre in modo significativo i riflessi indesiderati e di ottenere una risoluzione spaziale submillimetrica.
“La particolarità di questo gemello digitale non risiede soltanto nella sua elevata precisione, ma anche nell’integrazione di diversi livelli di dati”, spiega Luca Bezzi, primo autore dello studio. “Per la prima volta possiamo analizzare la superficie esterna del corpo di Ötzi e le sue strutture anatomiche interne in un unico modello tridimensionale”.
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Anche l’equipaggiamento diventa 3D
La documentazione digitale non si è fermata al corpo della mummia: ha riguardato anche gli oggetti e l’abbigliamento dell’età del Rame ritrovati insieme a Ötzi, dal berretto in pelliccia d’orso all‘ascia, dalla faretra alle calzature. Materiali come cuoio, pelliccia, legno, rame, fibre vegetali e selce riflettono la luce in modo molto diverso tra loro, per cui il metodo di acquisizione è stato adattato caso per caso.
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Per riprodurre la struttura complessa del berretto in pelliccia, difficile da rendere con i tradizionali modelli poligonali, i ricercatori hanno fatto ricorso ai Neural Radiance Fields, una tecnica basata sull’intelligenza artificiale capace di catturare dettagli tridimensionali altrimenti persi.

(c) Museo Archeologico dell’Alto Adige / Arc-Team
Uno strumento per la conservazione a lungo termine
Oltre agli usi scientifici, il gemello digitale ha un valore diretto per la tutela della mummia: fissa uno stato di riferimento ad altissima precisione che, se confrontato con acquisizioni future, permetterà di individuare tempestivamente eventuali variazioni della superficie e di verificare l’efficacia delle condizioni conservative nel tempo.
“Il nostro compito più importante è preservare nel tempo l’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo straordinario equipaggiamento, consentendo al contempo lo svolgimento della ricerca scientifica”, sottolinea Elisabeth Vallazza, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige. “I gemelli digitali permettono di conciliare entrambi gli obiettivi: documentano lo stato di conservazione dei reperti con una precisione finora mai raggiunta, ne riducono la manipolazione e rendono preziosi dati scientifici utilizzabili a lungo termine”.

Tutte le fasi del progetto sono state realizzate con software open source, una scelta che rende il procedimento trasparente e verificabile da altri ricercatori. In futuro, un’applicazione web permetterà a studiosi – e forse anche al pubblico – di osservare il modello da diverse angolazioni ed effettuare misurazioni dirette, aprendo la strada a nuove ricerche su conservazione, archeologia e medicina forense senza più dover intervenire fisicamente sulla mummia.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Luca Bezzi et alii, Preserving the Past: The 3D Documentation of Ötzi, the Iceman Mummy, and Its Archaeological Context
- 📚 Heritage 2026, 9(9), 339
- 🔗 https://doi.org/10.3390/heritage9090339
Immagine in apertura: Riprese per il progetto di fotogrammetria nel laboratorio di ricerca dell’Uomo venuto dal ghiaccio. ©Museo Archeologico dell’Alto Adige / Arc-Team
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Data di pubblicazione registrata: 18/09/2026 18:55
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