Le comunità delle Terramare sapevano ricavare legname dai boschi senza impedirne la rigenerazione. Già circa 3.500 anni fa, nella Pianura Padana dell’età del Bronzo, il taglio degli alberi seguiva probabilmente cicli selettivi, compatibili con una gestione programmata delle risorse forestali. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Nature Plants, che propone di definire questa fase Pro-Antropocene: un periodo in cui l’uomo comincia a intervenire intenzionalmente sugli ecosistemi, modificandoli e gestendoli.

Il polline racconta i cicli del bosco
La ricerca si basa sull’analisi ad alta risoluzione del polline fossile conservato nei depositi archeologici della Terramara Santa Rosa di Poviglio, in provincia di Reggio Emilia, e della Terramara di Montale, nel Modenese. Il gruppo di lavoro, guidato da Anna Maria Mercuri e Assunta Florenzano del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha coinvolto anche Andrea Zerboni, docente di Geografia fisica e geomorfologia del Dipartimento di Scienze della Terra Ardito Desio dell’Università Statale di Milano. Lo studio è stato pubblicato su Nature Plants.

Le sequenze polliniche hanno restituito oscillazioni ricorrenti nella presenza di diverse specie arboree: querce, carpini, frassini, olmi e salici. La loro alternanza nel tempo suggerisce una dinamica di taglio e ricrescita. La quercia, in particolare, era una risorsa importante per costruire gli abitati e per le attività quotidiane; la sua presenza, secondo i ricercatori, non seguiva variazioni casuali.

Il quadro è compatibile con forme di governo a ceduo, una tecnica forestale che prevede il taglio periodico degli alberi e lo sfruttamento dei ricacci che si sviluppano dalle ceppaie. In questo modo si poteva ottenere legname mantenendo attiva la capacità del bosco di rinnovarsi. Per circa quattro secoli, lo sfruttamento delle foreste da parte delle comunità terramaricole non sembra quindi aver comportato un impoverimento progressivo della vegetazione.

Una storia ecologica utile anche oggi
Lo studio si inserisce in oltre trent’anni di ricerche interdisciplinari sulle Terramare, insediamenti dell’età del Bronzo che documentano lo sviluppo dell’economia agropastorale nella Pianura Padana. Le indagini condotte a Santa Rosa di Poviglio per oltre quarant’anni, con il contributo dell’Università Statale di Milano, hanno permesso di approfondire anche il rapporto tra queste comunità, le acque e il suolo.
Ricostruire le trasformazioni degli ecosistemi nel lungo periodo aiuta a interpretare meglio la biodiversità attuale. Integrare i dati provenienti dai pollini con quelli archeologici e geoarcheologici consente infatti di riconoscere quanto le attività umane abbiano contribuito a modellare i paesaggi e la loro capacità di rigenerazione. Una prospettiva che può offrire indicazioni anche alle attuali strategie di conservazione e ripristino ambientale.
In apertura: Foto aerea della Terramara Santa Rosa di Poviglio. Le aree chiare rappresentano i margini del Villaggio Piccolo e del Villaggio Grande (Foto: UniMi)
📘 Fonte scientifica
- 📄 Mercuri, A.M., Florenzano, A., Clò, E. et al. Legacy effects of selective coppicing on forest regeneration in Bronze Age Italy.
- 📚 Nat. Plants (2026)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s41477-026-02425-2
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Università degli Studi di Milano
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Data di pubblicazione registrata: 06/11/2026 09:11
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