La basilica di Santa Sabina all’Aventino, gioiello paleocristiano del V secolo, splende sotto una nuova luce. L’intervento di illuminazione, inaugurato nei giorni scorsi, valorizza il monumento romano integrandosi con la sua austera architettura, esaltandone i dettagli stilistici—dal mosaico della controfacciata alla celebre porta lignea con la prima crocifissione conosciuta—e liberandolo dai vecchi fari, ormai obsoleti. Finanziato dal Fondo Edifici di Culto (FEC) e curato dalla Soprintendenza Speciale di Roma, il progetto unisce tutela e innovazione tecnologica.

Santa Sabina all'Aventino
L’interno della basilica con la nuova illuminazione

Un progetto di luce

“L’illuminazione non è solo un atto dovuto a una delle chiese più antiche di Roma, ma un passo per valorizzarla come luogo sacro e culturale,” ha dichiarato Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. Piccoli proiettori e strip-led, posizionati sulle soglie delle finestre, illuminano la navata centrale e le transenne superiori, replicando la luce naturale. Faretti diffondono una luce uniforme nelle navatelle bicrome, mentre cappelle come quelle di San Giacinto e Santa Caterina brillano di un’atmosfera avvolgente. Focus specifici mettono in risalto coro, abside e la porta del V secolo, con LED a luce calda e domotica per adattarsi a messe o visite.

Santa Sabina all'Aventino
Lo splendido pavimento

Progettato da EKOTECH Engineering e realizzato da ZP Elettronica sotto la direzione dell’architetto Ilaria Delsere, l’intervento—che include un impianto audio-video aggiornato e illuminazione di emergenza—celebra i 40 anni del FEC, istituito col Concordato del 1984.

“Un simbolo di collaborazione istituzionale per la conservazione di beni unici,” ha sottolineato il prefetto Alessandro Tortorella, direttore del FEC. Fondata nel 425 da Celestino I, Santa Sabina conserva intatta la sua storia, dalle colonne di spoglio ai restauri di Muñoz, che tra il 1914 e il 1937 la riportarono all’originaria semplicità, ora esaltata dalla nuova luce. Ma vediamone più in dettaglio la storia.

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Le origini di Santa Sabina nel V secolo

Santa Sabina all’Aventino, una delle chiese più antiche e meglio conservate di Roma, è un simbolo della transizione tra l’antichità romana e il cristianesimo nascente. Fondata nel 425 sotto il pontificato di Celestino I, come attesta il mosaico della controfacciata, sorge secondo la tradizione sul Titulus Sabinæ, forse la casa della matrona Sabina, poi santificata. La basilica, immersa nella quiete dell’Aventino, si distingue per la sua semplicità austera: 24 colonne di spoglio, probabilmente prelevate da un tempio pagano vicino, scandiscono le tre navate, mentre la porta lignea del V secolo—con i suoi 18 pannelli intagliati—offre una delle prime raffigurazioni della crocifissione nella storia dell’arte.

Santa Sabina all'Aventino
La spettacolare porta lignea del V secolo

La storia di Santa Sabina è un intreccio di fede, potere e restauri. Tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, i papi Leone III ed Eugenio II intervennero per consolidarla, ma nel X secolo fu inglobata nella fortezza dei Crescenzi, trasformandosi in baluardo difensivo. Nel XIII secolo, i Savelli ne fecero parte della loro rocca, fino a quando, nel 1219, papa Onorio III—membro della famiglia—la affidò a san Domenico di Guzmán e ai Domenicani, che ancora oggi la officiano, ospitando nel convento attiguo la Curia Generalizia dell’ordine. Fu in quel periodo che si aggiunse il campanile, tuttora visibile.

Particolare delle decorazioni parietali con la nuova illuminazione a LED

I restauri di Muñoz

Il volto della basilica cambiò radicalmente nei secoli successivi. Nel 1587, Domenico Fontana la modificò sotto papa Sisto V, introducendo elementi barocchi, seguiti nel 1643 dalle trasformazioni di Francesco Borromini. Fu però Antonio Muñoz, tra il 1914-1919 e il 1936-1937, a riportarla alla purezza originaria, rimuovendo gran parte delle aggiunte barocche—tranne le cappelle di San Giacinto e Santa Caterina—e restituendo l’atmosfera solenne delle origini. Tra i tesori, il mosaico della controfacciata e l’opus sectile tra le arcate resistono come reliquie della decorazione primitiva. Mentre l’affresco absidale di Taddeo Zuccari (XVI secolo) cela tracce musive perdute.

La nuova illuminazione esalta i particolari delle cappelle

Santa Sabina non è solo un monumento: è un racconto vivo, arricchito da opere come la Gloria di San Giacinto di Federico Zuccari e la Visione di San Giacinto di Lavinia Fontana, tra le prime pittrici sacre italiane. Oggi, con la nuova illuminazione, la basilica si svela in una luce che ne esalta la storia millenaria, tra fede e cultura.

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