Ha aperto i battenti il 23 ottobre, e sarà visitabile fino al 30 marzo dell’anno prossimo al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, la mostra “Briganti! Storie e immagini dal Risorgimento a oggi”, la prima grande esposizione interamente dedicata al brigantaggio come fenomeno storico e culturale, osservato attraverso oltre due secoli di storia, dal Settecento alla contemporaneità.

Promossa dal museo e sostenuta da Camera di Commercio di Torino, Fondazione CRT, Intesa Sanpaolo, Iren e Baratti & Milano, la mostra gode del patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Piemonte, della Città e della Città Metropolitana di Torino. Le firme sul progetto sono quelle di Silvia Cavicchioli, Gian Luca Fruci, Silvano Montaldo, Alessio Petrizzo, Carmine Pinto e Giulio Tatasciore, studiosi di storia moderna e contemporanea appartenenti alle Università di Torino, Pisa, Padova e Salerno.

Jean Malinski, Giuseppe Garibaldi nel 1845, olio su tela, 1845, Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento, Milano

Percorso tra storia e leggenda

Il percorso non intende proporre una risposta definitiva alla domanda che attraversa due secoli di dibattito — il brigantaggio fu resistenza politica o criminalità diffusa? — ma invita a riflettere sul tema con strumenti storici e scientifici, restituendo ai “briganti” la loro complessità.

L’immaginario collettivo, alimentato da letteratura, cinema e cultura popolare, ha spesso trasformato il brigante in un eroe romantico o in un simbolo d’identità meridionale. La mostra, al contrario, riporta il fenomeno nel suo contesto storico reale, quello delle rivoluzioni, delle guerre civili e delle lotte sociali che attraversarono l’Italia tra XVIII e XX secolo.

Scultura in marmo che rappresenta due figure di briganti, una con una bandiera, esposta al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.
Alfonso Balzico, Il plebiscito a Napoli, marmo, 1861, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Torino

Un racconto in cinque tappe

Allestita nel Corridoio dell’Aula della Camera Italiana, l’esposizione si sviluppa in cinque sezioni cronologiche.

Rivoluzione e controrivoluzione (1796–1825) – Dall’età napoleonica alla Restaurazione, il brigantaggio diventa strumento di resistenza all’occupazione francese e alle rivoluzioni repubblicane. Tra i protagonisti emergono figure leggendarie come Fra’ Diavolo e Giuseppe Mayno, “l’Imperatore delle Alpi”.

briganti
Giovane brigantessa

Romantici fuorilegge (1825–1857) – Nella cultura dell’Italia preunitaria, il brigante assume tratti ambigui: ribelle e criminale insieme, simbolo del disagio sociale. Spiccano Antonio Gasbarrone, trasformato in personaggio letterario da Dumas, e Maria Grazia Boni, la “donna brigante” celebrata nei salotti romani.

Italiani, borbonici, briganti (1857–1876) – Dopo l’Unità d’Italia, il Sud si infiamma: è la “guerra per il Mezzogiorno”. Le bande guidate da Carmine Crocco, Giuseppe Schiavone e Pasquale Romano combattono contro l’esercito piemontese, mentre nascono i “cacciatori di briganti” come Davide Mennuni.

Dipinto che rappresenta una scena del brigantaggio: un gruppo di uomini armati assalta una casa in un ambiente rurale, mentre una donna giace a terra. Sullo sfondo si vedono montagne e un cielo sereno.
Cecrope Barilli, Scena di brigantaggio, olio su tela, 1863, Complesso Monumentale della Pilotta – Galleria Nazionale, Parma

Dopo il brigantaggio (1876–1961) – Svanito come emergenza politica, il fenomeno sopravvive in figure isolate come Domenico Tiburzi, Giuseppe Musolino e Salvatore Giuliano, mentre l’arte, il teatro e la scienza lombrosiana lo reinterpretano come mito criminale.

Briganti di massa (1961–2011) – La sezione conclusiva esplora la fortuna del mito brigantesco nella cultura pop italiana, tra cinema, televisione e iconografia politica.

Reperti, immagini e nuove tecnologie

L’esposizione presenta oltre duecento opere tra dipinti, fotografie, uniformi, armi, manifesti cinematografici e oggetti d’epoca provenienti dalle collezioni del Museo del Risorgimento e da istituzioni partner, come il Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso”, i Musei Reali di Torino, il Musée d’Art et d’Histoire di Neuchâtel e i Musei Nazionali di Matera. Tra i pezzi di maggior rilievo spicca l’Album Carelli, con sedici disegni dedicati alle “Scene del brigantaggio nelle province napoletane”, e una significativa documentazione fotografica sui corpi dei briganti giustiziati, emblema della “violenza esposta” e della propaganda visiva dell’epoca.

Briganti

La mostra integra inoltre installazioni multimediali interattive curate dal collettivo auroraMeccanica, che accompagnano il visitatore in un’esperienza immersiva e riflessiva: “L’antro del crimine” approfondisce la rappresentazione dei luoghi del brigantaggio; “Briganti pop” racconta la fortuna editoriale e commerciale del mito ottocentesco; “La violenza esposta” analizza l’uso politico dell’immagine dei fuorilegge; “Vite di carta”, infine, presenta le rare autobiografie dei briganti, testimonianze dirette di un mondo ai margini della storia ufficiale.

Briganti
Léopold Robert, Retraite de brigands, olio su tela, 1824, © Musée d’arte et d’histoire de Neuchâtel / Maciej Czepiel

Briganti oltre il mito

Con “Briganti! Storie e immagini dal Risorgimento a oggi”, il museo propone un itinerario che va oltre la contrapposizione tra “eroi” e “criminali”. Attraverso fonti, opere e narrazioni visive, la mostra ricostruisce la dimensione sociale, politica e simbolica del brigantaggio, restituendogli la complessità che la memoria collettiva — tra agiografie e semplificazioni — spesso gli ha negato.
Un viaggio attraverso due secoli di storia italiana, in cui il brigante, da nemico dello Stato, diventa specchio di un Paese diviso, e allo stesso tempo icona duratura della sua identità più irrequieta.

Briganti

Quello che gira intorno

Accompagna la mostra un fitto calendario di eventi collaterali: conferenze, incontri, proiezioni e approfondimenti interdisciplinari che offriranno nuove prospettive di lettura del fenomeno del brigantaggio. L’iniziativa sarà affiancata da un catalogo edito da Allemandi, in uscita a novembre, che raccoglierà saggi e contributi di storici, studiosi e ricercatori, restituendo la complessità culturale e sociale del tema.

L’obiettivo è indagare le molteplici dimensioni del brigantaggio — storiche, artistiche, letterarie e popolari — con strumenti che spaziano dall’arte al cinema, dalla musica alla riflessione politica contemporanea.

locandina mostra Briganti

Gli incontri alla Sala Codici

Il ciclo si è aperto il 22 ottobre con il dialogo “Il ritorno dei briganti. Le ragioni di una mostra”, che ha visto protagonisti gli storici Carmine Pinto e Silvano Montaldo, moderati dal giornalista Dino Messina. Il 9 novembre, il direttore del Museo Nazionale del Cinema Carlo Chatrian e lo storico Gian Luca Fruci discuteranno di “Visioni cinematografiche tra storia e mito”, analizzando come il grande schermo abbia contribuito a modellare l’immaginario collettivo sul brigantaggio. L’incontro sarà seguito, al Cinema Massimo, dalla proiezione del film “Il siciliano” di Michael Cimino.
Il 10 dicembre, la giornalista Susanna Franchi e il musicologo Jacopo Tomatis guideranno un viaggio sonoro dal romanticismo di Verdi al folk politico degli anni Settanta, esplorando come la figura del brigante sia stata reinterpretata nella musica colta e popolare.

Ritratto di un uomo con un cappello nero e una camicia bianca, che indossa un mantello verde e una cravatta rossa. Tiene un coltello nella mano e ha una barba ben curata.

Il 21 gennaio sarà la volta di “Giocare la storia”, con Giaime Alonge, Riccardo Fassone e Giuseppe Tamba, un incontro dedicato ai giochi storici come strumenti di conoscenza e riflessione. L’11 febbraio, la direttrice scientifica del Museo Silvia Cavicchioli dialogherà con lo scrittore Gianni Oliva in “La prima guerra civile”, dedicato alle radici sociali e politiche del conflitto interno che seguì all’unificazione italiana.

Il 3 marzo, il giornalista Lorenzo Pregliasco e il direttore del Museo Alessandro Bollo si confronteranno su “Nord e Sud tra unità e identità”, un’analisi della costruzione storica della nazione e delle sue contraddizioni contemporanee. Il ciclo si chiuderà il 24 marzo con “Il racconto dei briganti. Tra bilanci e nuove prospettive”, tavola rotonda tra i curatori e gli studiosi coinvolti, dedicata alla continua riscrittura del mito brigantesco.

La rassegna cinematografica “Briganti e… oltre”

In collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, tra novembre e dicembre, il Cinema Massimo ospita la rassegna “Briganti e… oltre”, un percorso di otto film che esplorano il brigantaggio e la ribellione sociale attraverso generi e linguaggi diversi: dal neorealismo politico di “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi e “Il brigante di Tacca del Lupo” di Pietro Germi, al western rivoluzionario “Quien Sabe?” di Damiano Damiani, fino al cinema d’autore internazionale con “Il dio nero e il diavolo biondo” di Glauber Rocha, “Gangster Story” di Arthur Penn, “Il mucchio selvaggio” di Sam Peckinpah e il film di arti marziali “Once Upon a Time in China” di Tsui Hark.

Locandina del film 'Fra' Diavolo', con un primo piano del protagonista mascherato e arrabbiato, circondato da figure in abiti storici, il tutto in uno stile artistico vivace e colorato.
Manifesto di “Fra Diavolo”, regia di Luigi Zampa, 1942, Collezione privata Gian Luca Fruci

Attraverso conferenze e proiezioni, il Museo del Risorgimento trasforma così la mostra in un grande laboratorio di storia, memoria e cultura popolare, dove i “briganti” tornano protagonisti di un dialogo tra passato e presente.

Informazioni
“Briganti! Storie e immagini dal Risorgimento a oggi”
Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino
Piazza Carlo Alberto 8 – Torino
📅 23 ottobre 2025 – 29 marzo 2026
⏰ Martedì – Domenica 10:00 – 18:00
🔗 www.museorisorgimentotorino.it

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