La regione di San el-Hagar (Tani), nel Delta orientale, continua a riservare sorprese sui faraoni dell’antico Egitto. La missione francese, diretta da Frédéric Payraud della Sorbona in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto, ha annunciato una scoperta che potrebbe riscrivere parte della storia della XXII dinastia.

Durante le operazioni di pulizia della camera settentrionale della tomba di Osorkon II (… – 850 a.C.), gli archeologi hanno rinvenuto 225 ushabti – le statuette che sostituivano i defunti nell’Aldilà – perfettamente conservati e attribuiti a Sheshonq III (… – 798 a.C. ?), uno dei faraoni più influenti della dinastia libica, noto per importanti interventi architettonici proprio nella capitale Tani.
Ushabti in situ e un sarcofago rimasto senza nome
Le piccole statue funerarie sono state trovate nel loro contesto originale, immerse in strati di limo e disposte accanto a un sarcofago di granito non decorato, il cui proprietario non era stato mai identificato. Ora però, grazie a questi nuovi ritrovamenti, sembra possibile attribuire il sarcofago proprio a Sheshonq III, risolvendo un mistero durato decenni.

Il ritrovamento è stato definito dal segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mohamed Ismail Khaled, come “la scoperta più significativa, nelle tombe reali di Tani, dal 1946”, quando appunto nel sito furono scoperti alcuni importanti tesori.
L’enigma della sepoltura
Re Sheshonq III riposa davvero nella tomba di Osorkon II?

La scoperta riapre il dibattito sulle pratiche funerarie della Terzo Periodo Intermedio (dal 1070 a.C. al 656 a.C.). Non è ancora chiaro se il re Sheshonq III fosse realmente sepolto nella tomba di Osorkon II o se le sue statuette funerarie e il suo sarcofago siano stati trasferiti lì in un secondo momento, forse per metterli al riparo da eventuali saccheggi.
Per gli studiosi la presenza degli ushabti associati al sarcofago di granito indica che le vicende relative alla deposizione sono più complesse di quanto finora immaginato.

Nuove iscrizioni e un grande progetto di tutela
Oltre agli ushabti, la missione ha identificato nella stessa camera alcune incisioni inedite, preziose per comprendere evoluzione e riuso delle tombe reali.
Secondo Mohamed Abdel-Badii, capo del settore Antichità egiziane del Consiglio supremo delle Antichità, queste nuove testimonianze permetteranno di ricostruire modalità e trasformazioni del culto funerario tra la XXII e la XXIII dinastia.

Il sito è oggetto di un progetto di tutela e conservazione che prevede l’installazione di una nuova copertura protettiva, interventi di desalazione, pulizia e consolidamento delle strutture architettoniche.
Il direttore della missione, Frédéric Payraud, ha sottolineato che la prossima fase sarà dedicata allo studio dettagliato delle nuove iscrizioni e alla prosecuzione delle operazioni di riassetto, che potrebbero rivelare ulteriori elementi sulla “misteriosa” deposizione di Sheshonq III.
Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities


