Nuova vita per Kha e Merit. È stato inaugurato al Museo Egizio di Torino il nuovo allestimento della sala dedicata al corredo funerario della coppia, appartenente alla classe degli scribi e vissuta circa 3.500 anni fa nel villaggio di Deir el-Medina, dove risiedevano gli artigiani impegnati nella costruzione delle tombe reali.
Il progetto è stato curato dagli egittologi Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, con la collaborazione di un’équipe multidisciplinare composta da studiosi, restauratori, modellatori 3D e progettisti museografici. L’intervento è stato reso possibile grazie al sostegno della Fondazione CRT, di grandi donatori privati, dell’associazione Gli Scarabei e di oltre 500 sostenitori che hanno partecipato alla campagna “Oggetti quotidiani, storie straordinarie”.

Dalla tomba al museo: un cambio di prospettiva
Non solo reperti, ma vite reali
A 120 anni dalla scoperta della tomba, avvenuta nel 1906 ad opera di Ernesto Schiaparelli, il nuovo riallestimento introduce un cambio di approccio radicale: non più soltanto l’esposizione dei circa 460 oggetti del corredo, ma il racconto della vita quotidiana di Kha e Merit nel Nuovo Regno, alla fine del XV secolo a.C.

Accanto a sarcofagi, mobili e suppellettili, trovano spazio oggetti d’uso quotidiano – come boccette per profumi, contenitori in alabastro, giochi da tavolo come il Senet – in un percorso che intreccia archeologia, tecnologia e dimensione umana.
Per la prima volta, inoltre, oltre 100 tessuti restaurati vengono esposti in un magazzino a vista, permettendo al pubblico di osservare materiali che fino a oggi erano conservati nei depositi.
Il Libro dei Morti in una teca senza precedenti
Primato mondiale nella conservazione dei papiri
Il cuore del nuovo allestimento è rappresentato dal Libro dei Morti di Kha, esposto in una teca anossica inclinata lunga circa 14 metri, la prima al mondo progettata specificamente per papiri di queste dimensioni.

L’anossia, ovvero l’assenza di ossigeno, consente di eliminare ogni rischio biologico legato a insetti e microrganismi, garantendo una conservazione preventiva di altissimo livello. Il papiro è accompagnato da una infografica estesa per tutta la sua lunghezza, che traduce i geroglifici e guida il visitatore nella lettura delle 33 formule magiche destinate a proteggere il defunto nel viaggio verso l’aldilà.

Tre livelli di approfondimento – archeologico, filologico e storico-religioso – illustrano anche le tecniche scribali, la preparazione del supporto e le vignette dipinte.
La tomba in 3D e la ricerca in tempo reale
Il contributo del Politecnico di Milano
La sala include una installazione multimediale basata sul modello 3D completo della tomba TT8, realizzato dal Politecnico di Milano sotto la guida della docente Corinna Rossi, utilizzando rilievi effettuati direttamente a Deir el-Medina e dati acquisiti anche sul pyramidion conservato al Louvre.

Il visitatore può così esplorare virtualmente la cappella piramidale, lo spazio ipogeo e il contesto ambientale originale, ottenendo una visione unitaria e scientificamente fondata del complesso funerario.
Scienza, diagnostica e pubblico: il TT8 Project
Il nuovo allestimento è strettamente legato al TT8 Project, il programma di ricerca avviato nel 2017 per lo studio sistematico della tomba, del corredo e della cappella. Il progetto riunisce dati archeologici, analisi diagnostiche, studi filologici e indagini archeometriche.


Nel 2024, il MOLAB (E-RIHS) ha condotto nuove analisi sul Libro dei Morti di Kha, permettendo di ricostruire le fasi tecniche della sua realizzazione: dalla preparazione dei fogli di papiro, alla scrittura dello scriba, fino all’applicazione dei pigmenti. I risultati completi saranno pubblicati a partire dal 2028, mentre la prima edizione scientifica complessiva della tomba è prevista dal 2027.
Un modello per il museo del futuro
Secondo la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco, la nuova sala rappresenta un esempio di museo contemporaneo in cui tecnologia, conservazione e ricerca diventano strumenti di narrazione accessibile. Il riallestimento di Kha e Merit diventa così un modello di riferimento per i futuri interventi del Museo Egizio, fondati su un dialogo costante tra oggetto, scienza e pubblico.





