Una semplice uscita alla ricerca di asparagi si è trasformata in una scoperta archeologica di grande interesse. L’11 marzo 2026, nelle campagne di Livorno, Roberto Tessari, già Vigile del Fuoco e oggi membro del Gruppo Archeologico Paleontologico locale, ha individuato una lapide funeraria romana immersa in un canale.
Il reperto, probabilmente scivolato dall’argine a causa delle recenti piogge, si trovava in un’area isolata e difficilmente accessibile. Dopo una prima segnalazione, corredata da immagini, alla funzionaria archeologa Lorella Alderighi, si è immediatamente attivata la macchina della tutela.
Il recupero: un’operazione complessa
Considerata la posizione impervia del ritrovamento e il peso della lapide, il recupero è stato affidato al Comando dei Vigili del Fuoco di Livorno, che ha operato in condizioni difficili.

Una volta recuperato, il manufatto è stato trasferito prima presso la sede dei Vigili del Fuoco e successivamente alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, diretta dall’architetto Valerio Tesi, dove è attualmente conservato in attesa di interventi di pulitura e studio.
Una lapide romana quasi perfetta
Il reperto si distingue per il suo stato di conservazione. Si tratta di una lapide funeraria in pietra con epigrafe integra, danneggiata solo in due angoli della cornice.

Le dimensioni sono significative e rispettano moduli standard romani: 29 cm di altezza (circa un piede romano), 45 cm di larghezza e 9 cm di spessore. Le lettere, alte circa 4 cm, sono incise in capitali eleganti e ben allineate, distribuite su tre righe con un’accurata impaginazione.
Sul quarto rigo compare la formula abbreviata “V.F.” (vivus fecit), che indica come il monumento sia stato realizzato dai dedicanti mentre erano ancora in vita.
I nomi e lo status sociale dei defunti
L’iscrizione ricorda tre individui appartenenti probabilmente alla stessa famiglia: Titus Anconius Severus, Anconius Priscus e Sabinia Severa.
Si tratta di nomi non documentati in altre fonti note, ma alcuni elementi epigrafici offrono indizi importanti. L’assenza dei patronimici e della tribù di appartenenza, insieme alla struttura dei nomi, suggerisce che si potesse trattare di liberti o discendenti di liberti, gruppi sociali emergenti nell’Etruria settentrionale tra II e III secolo d.C.
In questo contesto, la realizzazione anticipata del monumento funerario rappresentava una forma di auto-rappresentazione e legittimazione sociale, tipica delle classi economicamente attive ma non aristocratiche.
Un reperto raro per il territorio livornese
La scoperta è particolarmente significativa perché si tratta di una delle poche epigrafi romane perfettamente conservate rinvenute nel territorio di Livorno.
L’area del ritrovamento, oggi isolata e a carattere boschivo, non ha restituito finora strutture murarie evidenti. Tuttavia, ulteriori indagini potranno chiarire meglio il contesto archeologico, non appena le condizioni del terreno lo permetteranno.

Un enigma: tomba o “laboratorio”?
Un elemento sorprendente riguarda il retro della lapide, che appare grossolanamente sbozzato e privo di tracce di malta. Questo dettaglio apre a un’ipotesi alternativa: la lapide potrebbe non essere mai stata collocata in un vero monumento funerario.
Gli archeologi non escludono che il reperto possa provenire da un laboratorio di lapicida, dove sarebbe rimasto incompiuto o mai utilizzato. Se confermata, questa ipotesi offrirebbe uno spaccato inedito sulle pratiche produttive e artigianali legate alla lavorazione della pietra in età romana.
Prospettive di studio e valorizzazione
Nei prossimi mesi la lapide sarà sottoposta a pulitura e analisi approfondite, che potranno restituire ulteriori informazioni sulla tecnica esecutiva e sul contesto storico.
Non si esclude una futura esposizione pubblica del reperto, che rappresenta un tassello prezioso per la conoscenza della presenza romana nel territorio di Livorno e dell’evoluzione sociale delle comunità locali in età imperiale.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Soprintendenza ABAP per le province di Pisa e Livorno ✅




