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Un asinello al lavoro accanto a una delle macine, un grande forno a legna e una vasca per l’acqua: il panificio del Vicolo Meridionale di Ercolano conserva una delle testimonianze più concrete della produzione del pane nella città romana. Il Parco Archeologico di Ercolano ha appena concluso il restauro delle due macine asinarie in pietra lavica e del forno del pistrinum, restituendo leggibilità a un ambiente nel quale si svolgeva l’intero ciclo della panificazione destinata al quartiere.

Le due macine erano azionate dalla forza degli animali da soma, che facevano ruotare la parte superiore della mola per trasformare il grano in farina. Il forno provvedeva quindi alla cottura, mentre gli spazi dell’edificio comprendevano anche gli ambienti destinati alle altre attività del panificio. Le caratteristiche delle molae asinariae e la presenza dei forni sono documentate anche dagli studi e dagli allestimenti del Parco.

Prima del panificio c’era una latrina pubblica

L’ambiente racconta però due momenti diversi della storia di Ercolano. Prima di essere trasformato in panificio, il complesso aveva infatti una funzione completamente differente.

Gli spazi oggi occupati dal deposito e dalla piccola latrina facevano parte di un unico ambiente destinato a latrina pubblica. La lunga seduta lignea poteva accogliere fino a dieci persone contemporaneamente; il locale che in seguito ospitò le macine doveva probabilmente funzionare come sala d’attesa, mentre la grande stanza sul retro era interpretata come spogliatoio.

La trasformazione in pistrinum avvenne in un secondo momento, comunque prima dell’eruzione del 79 d.C. Furono installate le due macine, costruito o adattato il forno e organizzato uno spazio destinato agli animali che fornivano la forza necessaria alla molitura.

A Ercolano sono noti due pistrina, entrambi dotati di due macine; il panificio del Vicolo Meridionale costituisce quindi una testimonianza importante della produzione alimentare specializzata nella città.

L’asinello trovato da Amedeo Maiuri

La storia più singolare del panificio è legata a uno dei suoi lavoratori. Durante gli scavi diretti da Amedeo Maiuri, che guidò le ricerche nell’antica Ercolano dal 1927 al 1961, venne individuato ai piedi di una delle macine lo scheletro di un asinello.

La posizione del ritrovamento permetteva di associare direttamente l’animale alla funzione della macina, restituendo una testimonianza concreta del lavoro necessario per produrre la farina. Maiuri, secondo la sua concezione di museo all’aperto, decise di lasciare i resti dell’animale nel luogo del ritrovamento, protetti da una teca in ferro. L’allestimento non è più presente: dal 1981 i resti sono conservati nei depositi del Parco. Il ritrovamento dell’asinello accanto alla macina è documentato dallo stesso Parco Archeologico di Ercolano.

La scelta di Maiuri faceva parte di una più ampia impostazione museografica che cercava di conservare non soltanto le strutture architettoniche, ma anche gli elementi capaci di raccontare concretamente le attività quotidiane degli abitanti. È un approccio che caratterizzò gli scavi ercolanesi diretti dall’archeologo a partire dal 1927.

Dal restauro al modello 3D

Il nuovo intervento non si è limitato alla conservazione delle strutture. Durante il cantiere è stata realizzata una documentazione digitale completa dei reperti e degli ambienti, comprendente anche rilievi tridimensionali.

La scelta permette di conservare una registrazione precisa dello stato dei manufatti e apre la possibilità di sviluppare future ricostruzioni 3D e contenuti multimediali dedicati al panificio e all’asinello. In questo modo il reperto conservato nei depositi può tornare a essere parte del racconto del luogo in cui venne scoperto, anche senza essere nuovamente esposto in situ.

Il lavoro sulle macine e sul forno si inserisce nella più ampia attività di manutenzione e restauro del Parco Archeologico di Ercolano, dove la conservazione viene affiancata alla documentazione digitale e a nuovi strumenti per la fruizione.

Il pane di Ercolano arriva a Roma

La storia del panificio si intreccia in questi mesi con una mostra che porta a Castel Sant’Angelo, a Roma, una parte del patrimonio ercolanese. Ercolano. L’arte di vivere, aperta fino al 18 ottobre 2026, presenta oltre 70 reperti provenienti dal Parco, fra cui un pane carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio e numerosi oggetti legati alla vita quotidiana.

Leggi l’articolo sulla mostra – Ercolano arriva a Castel Sant’Angelo: oltre 70 reperti raccontano l’arte di vivere nell’antica città romana

Nella mostra sono presenti anche le teglie del panificio di Sextus Patulcius Felix, l’altro pistrinum di Ercolano, dove era documentato l’intero ciclo di produzione del pane, dalla macinazione del grano alla cottura.

Fra il panificio del Vicolo Meridionale, le macine azionate dall’asinello e il pane carbonizzato oggi esposto a Roma emerge così una stessa storia: quella di un alimento quotidiano che, grazie alle eccezionali condizioni di conservazione di Ercolano, permette ancora di seguire strumenti, tecniche e gesti del lavoro quotidiano di duemila anni fa.

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  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Ercolano
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Data di pubblicazione registrata: 18/09/2026 14:27
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