Il Museo Archeologico di Stabia Libero d’Orsi riapre al pubblico il 6 marzo con un nuovo allestimento e un percorso ampliato. Sale duplicate, arricchita la collezione di opere provenienti dalle ville del territorio stabiese per un totale di ben 507 reperti ora esposti, tra dipinti murali, arredi marmorei, suppellettili in ceramica e bronzo. Il percorso è integrato con tecnologie e apparati multimediali didattici che implementano l’accessibilità fisica e culturale delle opere e dei contenuti. E non è tutto: c’è spazio anche per i depositi finalmente valorizzati secondo un nuovo “concept” che li mostrerà come luoghi “vivi”, non più semplici “magazzini” di conservazione ma centri di fruizione e ricerca, anch’essi aperti al pubblico.

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All’inaugurazione del nuovo percorso museale, avvenuta oggi 4 marzo, sono intervenuti, assieme al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il Direttore Generale dei Musei, Massimo Osanna, il Prefetto Capo della Commissione Straordinaria di Castellammare di Stabia, Raffaele Cannizzaro, il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, la Direttrice del Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi, Maria Rispoli e il Prof. Carlo Rescigno dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’.

Nell’occasione è stato anche presentato dal Comandante del Nucleo TPC, Cap. Massimiliano Croce, il recupero di circa 125 reperti archeologici. Tra questi vasellame decorato, statuette fittili, utensili e oggetti ornamentali databili tra il IX secolo a.C e il I d.C., ascrivibili in gran parte all’area di produzione campana. Ci sono anche 64 monete in oro, argento e bronzo databili tra il III secolo a.C. e il VII d.C.

Museo Archeologico di Stabia

Il recupero è frutto di una complessa attività ispettiva condotta dal Nucleo TPC di Napoli, con la collaborazione dell’ Arma Territoriale di Torre Annunziata e in sinergia con il Parco archeologico di Pompei – Area Tutela, nei confronti di un collezionista privato della provincia di Salerno. I reperti saranno tutelati e valorizzati proprio nel contesto del rinnovato Museo Archeologico di Stabia.

Archeologico di Stabia, dal 2020 negli spazi della Reggia di Quisisana

Il Museo è ospitato dal 2020 negli spazi della Reggia di Quisisana, edificio che vanta una storia di oltre sette secoli, valorizzato in epoca borbonica. All’interno figurano molti reperti del territorio stabiano, insieme a preziose testimonianze della vita quotidiana, in particolare quella che si svolgeva nelle ville romane d’otium (lussuose residenze finalizzate al riposo, del corpo e dello spirito, dalle attività e dagli affari) e nelle ville rustiche (simili nella concezione alle moderne fattorie), site in posizione panoramica con “vista” sul Golfo di Napoli.
La valorizzazione del complesso del Quisisana, in concessione d’uso dal Comune di Castellammare, fu curata e promossa dal Parco Archeologico di Pompei diretto all’epoca dall’attuale Direttore Generale dei Musei, Massimo Osanna. Consentendo di restituire al patrimonio italiano il più antico sito reale borbonico, oggi sede di un prestigioso Museo e centro di cultura.

Oggi dunque il percorso di visita è stato ampliato con l’introduzione di nuovi reperti restaurati. Quello esistente è stato rivisitato alla luce dell’introduzione delle nuove tecnologie, di apparati multimediali e didattici. Per la prima volta gli allestimenti mettono insieme gli apparati decorativi delle ville marittime rinvenute sulla collina di Varano durante gli scavi di età borbonica e quelli scoperti da Libero D’Orsi a partire dal 1950.

Archeologico di Stabia

L’allestimento vede riuniti, dopo oltre 250 anni, i reperti stabiesi conservati al MANN e quelli rinvenuti dal preside, oggi custoditi al Quisisana. Ed è stato possibile grazie all’Accordo siglato con il MANN per la valorizzazione del patrimonio stabiano che consente al museo di avere in prestito per tre anni molti reperti rinvenuti a Stabia, a rotazione. Per la prima volta sarà possibile fruire degli apparti decorativi organizzati per contesti di provenienza.

Archeologico di Stabia, un percorso multimediale accattivante

I 6 dispositivi multimediali lungo il percorso raccontano, attraverso modalità immersive e partecipative, le forti relazioni tra la città antica e quella contemporanea. Si racconta di un sito archeologico straordinario, l’antica Stabiae, due volte distrutta e due volte rinata. Conquistata e devastata nel corso della Guerra Sociale dalle truppe di Silla, come punizione per essere passata dalla parte dei ribelli italici, riprende vita come pagus di Nocera. Quindi diventa sede di importanti e prestigiose ville marittime, dotate di meravigliosi e lussuosi apparati decorativi.
Successivamente verrà distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. alla stregua di Pompei ed Ercolano. Ma a differenza di queste ultime rinasce già nel 90 d.C., come riporta il poeta Stazio. Stabiae era sede di una statio della flotta misenate. E continuerà ad esserlo anche dopo l’eruzione, come ci dimostrano i reperti rinvenuti sotto la Cattedrale di Castellammare di Stabia.

Nella prima sala un plastico multimediale entra in relazione con i reperti esposti, raccontando le trasformazioni del territorio compreso tra Ercolano, il Vesuvio, Pompei fino a Sorrento sul versante napoletano e Nocera e i Monti Lattari su quello salernitano, e i due diversi momenti di scoperta della città antica di Stabia. La prima in età borbonica (negli anni in cui furono scoperte Pompei ed Ercolano). La seconda ad opera del preside Libero D’Orsi, negli anni ‘50.

Quest’ultimo momento, in particolare, viene ripercorso attraverso un diario multimediale con la voce, le foto e gli appunti del preside D’Orsi. Un libro cartaceo multimediale che i visitatori possono sfogliare virtualmente per scoprire tutti i particolari che hanno fatto la storia e la fortuna degli scavi. Per la realizzazione di questa installazione è stato importante il contributo del Comitato scavi di Stabia, che conserva il prezioso patrimonio documentale di Libero D’Orsi.

Le relazioni con il territorio

Il nuovo concept del museo è fortemente orientato a mettere in risalto le connessioni che l’antica Stabiae seppe creare con le risorse del suo ager (territorio) circostante, corrispondente oggi ai comuni di S. Antonio Abate, Santa Maria La Carità, Gragnano, Casola, Pimonte. Un ricco e variegato territorio che, in epoca romana, fu connotato dall’impianto di complessi residenziali e produttivi nel rispetto della vocazione di ciascun fondo agricolo. Contesti poco conosciuti dalla comunità che il Museo intende valorizzare e raccontare nella sua specificità.

Un’ampia sezione è dedicata ai ritrovamenti provenienti da questi complessi, dotati di apparati di importante impegno architettonico e decorativo, dalle stanze di soggiorno, ai triclini e ai cubicula (stanze da letto) fino ad arrivare ai raffinati complessi termali.

Il progetto scientifico è stato curato dal direttore generale Gabriel Zuchtriegel e da Maria Rispoli, direttrice del Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi. Hanno contribuito alla realizzazione dei contenuti, studiosi del territorio, allievi della SSM – Scuola Superiore Meridionale e ricercatori dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli.

La nuova sezione è completamente dedicata al paesaggio visto come determinante per la costruzione del rapporto tra natura e ambiente costruito.

Un allestimento suggestivo

Gli allestimenti evocano le grandi sale affacciate sul Vesuvio e sul golfo stabiano che rappresentano ancora oggi quinte sceniche proiettate sul mare.
Nel museo il paesaggio che era godibile in età pre-79 d.C. è stato ricostruito fedelmente sul fondo della sala, spogliandolo di tutte le costruzioni contemporanee, e riproponendolo in una proiezione dinamica che cambia nell’arco delle 24 ore della giornata.

La proiezione diventa la quinta prospettica agli arredi rinvenuti nei peristili e nei giardini delle ville di Varano. Su di essi si affacciavano gli ambienti dedicati al soggiorno e al riposo diurno, all’otium e alla lettura, alla convivialità e all’ospitalità che mantenevano perennemente lo sguardo proiettato sul panorama: Ischia e Capo Miseno, Capri e la penisola sorrentina , ma anche le alte e verdi montagne di cui Simmaco elogia la qualità e la salubrità del latte prodotto dagli armenti che qui pascolavano.
Alle pareti le numerose figure di offerenti, i ritratti dei proprietari di casa, le figure femminili e maschili colte in atteggiamento pensieroso e languido. I volti sono visti nella loro intimità, assorti e pensanti, profondamente in simbiosi con il contesto.

Campeggiano sulle pareti delle sale le parole di Cicerone, che scrive una lettera all’amico Marco Mario: «Non ho dubbi in proposito: hai tratto un’apertura nella tua camera da letto e ti sei spalancato un panorama sul golfo di Stabia […]».

Una villa, un carro e i suoi cavalli

Il ritrovamento del carro interamente conservato con i suoi cavalli, lungo le rampe di Villa Arianna, è testimonianza di una viabilità interna tra il pianoro di Varano e il mare. Ma è anche segno di una strage, quella dell’eruzione pliniana, che ha distrutto e sepolto l’antica città. Ma a differenza di Pompei ed Ercolano, Stabiae rinasce. Scomparsa Pompei, Stabiae rappresentava l’unico sbocco per Nocera. Le sue vie, quella per terra e quella mare, l’hanno salvata dall’oblio.

La rinascita è raccontata mediante un’installazione multimediale interattiva e dai reperti ricevuti in prestito dal Museo Diocesano sorrentino stabiese, che conserva ed espone i reperti rinvenuti sotto il Duomo di Castellammare di Stabia, risalenti al II e al III d.C.

Il Museo è parte della Grande Pompei, il grande parco diffuso di cui fanno parte le aree archeologiche di Pompei, Boscoreale, Oplontis e Stabia e tutto il territorio circostante. I siti della Grande Pompei sono collegati con il servizio navetta Pompeii Artebus Info e orari: www.pompeiisites.org

Fonte: Parco Archeologico Pompei / Museo Archeologico di Stabia

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