Il genoma di 47 individui preistorici, vissuti tra Mesolitico e Età del Bronzo Medio nelle Alpi orientali italiane, ha permesso di ricostruire la storia genetica di una regione cruciale per i collegamenti tra Mediterraneo e Europa settentrionale. Lo studio, condotto dall’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research in collaborazione con le Università di Trento e Uppsala, è stato pubblicato su Nature Communications (QUI il link) e fa parte del progetto PrehistoricAlps, finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano.

I ricercatori, guidati dalla genetista di popolazione Valentina Coia, hanno analizzato resti ossei provenienti da 17 siti archeologici del Trentino-Alto Adige. I dati sono stati confrontati con oltre 1.300 genomi antichi e un migliaio di individui moderni dell’Eurasia occidentale.
Dalle Alpi al Mar Nero: il mosaico genetico dei gruppi alpini
L’individuo più antico esaminato, un cacciatore-raccoglitore del tardo Mesolitico (circa 8.000 anni fa), presenta un’ascendenza mista: 84% da cacciatori-raccoglitori occidentali e 16% da gruppi orientali provenienti dalla Russia. Questo indica un mescolamento avvenuto tra 15.700 e 10.300 anni fa, testimoniando scambi e contatti su lunga distanza già in epoca remota.

Con il Neolitico Medio (6.600-6.300 anni fa), le comunità alpine mostrano una netta prevalenza (87%) della componente genetica dei primi agricoltori provenienti dall’Anatolia, integrata in minima parte da gruppi locali di cacciatori-raccoglitori. Le analisi rivelano che le interazioni avvennero sia lungo le rotte migratorie degli agricoltori, sia direttamente nelle vallate alpine.
Ötzi e la continuità genetica alpina
Il confronto con l’Iceman, la celebre mummia del Similaun vissuta tra 5.400 e 5.100 anni fa, ha dato risultati sorprendenti: Ötzi risulta genomicamente simile agli altri individui alpini dell’Età del Rame e del Bronzo, a conferma di una continuità genetica in queste popolazioni. Tuttavia, le sue linee paterna e materna non sono state riscontrate in altri individui del campione, lasciando aperti interrogativi sulla sua origine culturale.

Migrazioni dalle steppe: un impatto limitato
Il team ha indagato anche la diffusione della componente genetica “steppica”, legata alle migrazioni di pastori dall’Eurasia circa 5.000 anni fa. Nelle Alpi, questo influsso appare molto limitato, anche se compare prima che in altre zone del Nord Italia, suggerendo dinamiche locali particolari.
Legami di sangue nelle comunità neolitiche
Le analisi hanno inoltre rivelato parentela diretta tra individui sepolti nello stesso sito. Nella necropoli de La Vela (Trento), due tombe contenevano un adolescente e una bambina risultati fratello e sorella, una rara testimonianza di rapporti familiari in contesti preistorici.
Un ponte culturale tra Mediterraneo e Alpi
Lo studio sottolinea come le comunità alpine, pur mantenendo un certo isolamento genetico rispetto ad altre aree europee, abbiano svolto un ruolo di ponte culturale tra Mediterraneo e Europa settentrionale. Un quadro che arricchisce la comprensione della preistoria europea e inserisce le Alpi in una rete più ampia di migrazioni e scambi.
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Immagine in apertura: Campionamento da resti umani nel laboratorio per il DNA antico dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research.
📘 Fonte scientifica (primaria)
- 📄 Myriam Croze, Alice Paladin, Stefania Zingale, Sofia Alemanno, Franco Nicolis, Elisabetta Mottes, Frank Maixner, Annaluisa Pedrotti, Torsten Günther, Albert Zink & Valentina Coia, Genomic diversity and structure of prehistoric alpine individuals from the Tyrolean Iceman’s territory
- 🏛️ Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research, Università di Trento e Uppsala
- 📚 Nature Communications (peer-reviewed) 16, 6431 (2025)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s41467-025-61601-8
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

