Gli occhi vitrei e “terribili” del Volto Santo di Lucca sono tornati a brillare. È terminato il lungo restauro del monumentale crocifisso ligneo policromo custodito nella Cattedrale di San Martino a Lucca, una delle sculture più antiche e meglio conservate dell’Occidente. L’intervento, diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, ha restituito alla statua l’aspetto che aveva dal IX al XVII secolo, prima delle ridipinture scure che ne avevano alterato i colori.


Finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il restauro ha richiesto oltre tre anni di indagini, movimentazioni e lavori. Dal 13 settembre 2025, giorno della festa della Santa Croce, i visitatori potranno ammirare il Volto Santo nel cantiere della Cattedrale, in un’esposizione temporanea che durerà fino all’estate 2026, prima della ricollocazione nel tempietto marmoreo di Matteo Civitali.
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Una policromia sorprendente
La rimozione delle ridipinture ha riportato alla luce gli incarnati chiari del volto, delle mani e dei piedi, le dorature in foglia d’oro dei bordi della veste e un raffinato girocollo quattrocentesco. Ma la sorpresa maggiore è stata la veste, ora tornata al suo blu intenso in lapislazzuli, pigmento preziosissimo e raro, applicato più volte nei secoli a confermare l’importanza dell’opera.

Anche la croce ha rivelato tracce di decorazioni antiche: motivi a fasce e palmette e un prezioso alfa e omega in oro su fondo azzurro.

Gli occhi vitrei, unici nel loro genere
Particolarmente emozionante è stata la scoperta relativa agli occhi di pasta vitrea, realizzati rifondendo vetri di epoca romana. Un caso unico nell’arte lignea medievale. Rimossi gli strati ottocenteschi, lo sguardo del Cristo ha riacquistato la sua espressività originaria, definita dalle fonti medievali “terribilis”: penetrante e capace di suscitare timore e devozione.

Tecnica costruttiva e materiali
Il restauro ha permesso di smontare per la prima volta il Cristo dalla croce, coeva all’opera. È emerso che la scultura è stata intagliata in un unico tronco di noce, svuotato sul retro per alleggerire le tensioni del legno. La croce è invece composta da castagno (asse verticale) e abete bianco (asse orizzontale).
Il nimbo gemmato
Ripulito dallo spesso strato di vernice scura, anche il nimbo monumentale (diametro 240 cm) ha rivelato tutta la sua ricchezza: 14 lastre d’argento sbalzato, decorate con cherubini e dorature, incastonano 384 gemme in pasta vitrea verde e rossa, a comporre un fasto luminoso che circonda il Christus triumphans.

Una datazione al IX secolo
Le analisi con il Carbonio 14 e la dendrocronologia hanno confermato la realizzazione del Volto Santo intorno all’860 d.C., avvicinandolo ad altri crocifissi coevi, come quello di Sansepolcro e quello di Tancrémont in Belgio. L’opera si inserisce così nel contesto artistico dell’Impero carolingio, di cui Lucca entrò a far parte dopo la fine del regno longobardo nel 774.

Tra fede e identità
Per l’arcivescovo Paolo Giulietti, il restauro restituisce non solo un capolavoro artistico, ma anche un forte simbolo religioso: il Cristo trionfante che trasforma la croce da strumento di morte in trono della Grazia.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sottolinea invece il legame identitario del Volto Santo con la città, da secoli al centro di devozione, pellegrinaggi e tradizioni.
Le interviste
Informazioni sul Volto Santo e sulle modalità di visita e orari della Cattedrale di Lucca: voltosantolucca.it e www. museocattedralelucca.it/cattedrale-lucca





