Si è concluso il restauro conservativo della Tomba Maggi, una delle più significative testimonianze della pittura etrusca del V secolo a.C., situata nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, sito riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO.
L’intervento, sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi di Zurigo, ha restituito stabilità e leggibilità alle superfici pittoriche, migliorando la comprensione delle scene che decorano la camera sepolcrale ipogea.
La presentazione dei risultati si terrà giovedì 6 novembre 2025 a Roma in Palazzo Patrizio Clementi (via Cavalletti, 2), con inizio alle ore 16.45.
Un restauro conservativo
Le operazioni, condotte dalle restauratrici Mariangela Santella e Adele Cecchini con la collaborazione di Paola Potenza, si sono svolte sotto la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale (SABAP-VT-EM), diretta dall’architetto Margherita Eichebreg e con la responsabilità della funzionaria Rossella Zaccagnini.
Prima dell’intervento, le pitture erano quasi illeggibili per la presenza di depositi carbonatici, efflorescenze saline e lacune del supporto roccioso. Il restauro ha previsto il consolidamento, la pulitura selettiva e il risarcimento delle lacune, restituendo unità visiva e cromatica all’ambiente.

Particolare attenzione è stata dedicata alla chiusura reversibile dell’apertura nella parete centrale, realizzata con un pannello in alluminio a nido d’ape rifinito a finta roccia, per garantire la protezione strutturale senza alterare la percezione dell’insieme.
Banchetti, danze e cacce: la vita oltre la morte
Scavata nel banco di macco, una calcarenite gialla tipica della zona, la Tomba Maggi conserva affreschi che raffigurano scene di banchetto, danza, musica e caccia — immagini che evocano la dimensione rituale e simbolica del mondo etrusco, dove la celebrazione della vita si intrecciava alla memoria dei defunti.
Gli archeologi Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola hanno collaborato all’intervento curando la pulitura del pavimento e le analisi multispettrali per l’identificazione del blu egizio, pigmento pregiato usato dai pittori etruschi. Fondamentale anche il contributo dell’Associazione Amici delle Tombe Dipinte di Tarquinia, che ha curato la protezione esterna dell’ipogeo.
Un modello di tutela e collaborazione internazionale
Il progetto rappresenta un modello virtuoso di cooperazione tra enti pubblici e privati. La Fondazione Isabel e Balz Baechi, attiva dal 2002 nella conservazione del patrimonio storico-artistico e archeologico europeo, ha sostenuto un restauro che va oltre la semplice conservazione materiale, riaffermando il valore etico e conoscitivo del restauro come gesto di responsabilità verso la storia e la bellezza fragile che ci è stata tramandata.
Un esempio concreto di tutela integrata, che unisce ricerca scientifica, conservazione e valorizzazione per continuare a raccontare, attraverso la materia e il colore, l’affascinante visione del mondo degli Etruschi.





