Al Museo Diocesano Tridentino di Trento prende avvio un progetto di restauro che non è soltanto un intervento tecnico, ma un vero racconto pubblico: la Madonna di Besagno, raffinata scultura lignea realizzata tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, torna sotto le cure degli specialisti dopo decenni di degrado.

Scultura lignea della Madonna di Besagno, rappresentante una figura femminile con le mani giunte in preghiera, decorata con tracce di policromia, posizionata su una base rialzata.
La Madonna di Besagno

L’opera appartiene a quel gruppo di sculture mariane realizzate in ambito veronese, legate alla tradizione plastica della bottega di Antonio Giolfino, caratterizzata da un attento studio dell’anatomia infantile, panneggi ampi e una dolcezza espressiva di ascendenza tardo-gotica. La Madonna, originariamente scolpita mentre contempla il Bambino — oggi perduto — presenta molti degli elementi tipici dell’arte lignea norditaliana: struttura in legno di conifera, cassa cava rinforzata internamente, fondo preparatorio in gesso sottile e tracce di antica policromia a tempera e dorature a missione.

Dalla devozione popolare al furto: la storia tormentata della statua

Piccola edicola commemorativa di famiglia con una finestra protetta da barre metalliche, circondata da vegetazione.
L’edicola della famiglia Moiola, dove alloggiava la statua prima del trafugamento

Sebbene la provenienza non sia documentata, la tradizione locale colloca la scultura nella chiesa di Besagno, piccolo centro del Trentino meridionale. In epoca moderna fu trasferita nell’edicola della famiglia Moiola, dove continuò a essere venerata come immagine miracolosa.

Queste statue erano veri centri di aggregazione spirituale: venivano portate in processione durante la siccità, adornate con ex voto, coinvolte in rituali stagionali. La Madonna di Besagno non faceva eccezione: la sua postura raccolta e il gesto della mano, rivolto verso il Bambino oggi assente, la rendono un perfetto esempio di iconografia affettiva, pensata per favorire la meditazione privata.

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Nel 1975, però, la vicenda dell’opera subì una svolta drammatica: la statua fu rubata e ritrovata soltanto mesi dopo dai Carabinieri, abbandonata sulle rive dell’Adige. L’esposizione agli agenti atmosferici e alcune manipolazioni improprie causarono fessurazioni profonde, deformazioni del supporto ligneo e la perdita della maggior parte della policromia originaria, ormai ridotta a frammenti.

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Il restauro “a vista”: un’emozione condivisa

Il nuovo restauro, affidato al laboratorio “Stefano Gentili – Conservazione e restauro di beni culturali” e in corso nella Cappella Palatina, diventa un vero e proprio cantiere didattico. I visitatori potranno osservare i restauratori mentre procedono a effettuare gli interventi, che si articolano in più fasi. Dapprima le analisi diagnostiche (UV, IR, microscopia delle superfici), quindi il consolidamento del legno con resine idonee. Toccherà poi alle puliture selettive per preservare i residui originali. Poi si procederà alle reintegrazioni, minime e reversibili, e infine alla stabilizzazione microclimatica per prevenire future deformazioni.

Display showcasing the restoration project of the Madonna di Besagno, featuring disassembled wooden sculpture pieces on a table alongside an informational panel detailing its history and conservation efforts.
Cantiere di restauro a vista – Madonna di Besagno

Questa trasparenza operativa permette di comprendere quanto fragile e complesso sia il patrimonio sacro ligneo del Trentino, soggetto a variazioni di umidità, attacchi xilofagi e interventi non professionali.

Un’iniziativa che non sarebbe stato possibile realizzare, sottolinea il Museo Diocesano Tridentino, senza la collaborazione della famiglia Moiola, che ha donato la statua, e del Lions Club Trento Host, principale sostenitore economico dell’intervento. E che ora può essere condivisa, con grande emozione, da tutti.

Per informazioni: www.museodiocesanotridentino.it

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