Entrare oggi nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Venezia significa vivere un’esperienza diversa dal passato. Non soltanto si osservano iscrizioni, statue e rilievi, ma li si ascolta. L’antico prende la parola attraverso un sistema di audioguide digitali che trasforma il percorso di visita in un racconto, pensato per accompagnare il pubblico dentro la storia con strumenti nuovi e accessibili. Una trasformazione che nasce dal progetto “Comunicare l’antico”, frutto della collaborazione tra l’Università Ca’ Foscari e i Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, sostenuto dai fondi del PNRR nell’ambito del programma CHANGES.

Frammento di sarcofago attico con Amazzone. © Foto: Sabrina Pesce
su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. Correr 27
Tipologia del monumento: frammento di sarcofago
Materiale: marmo
Misure: 70 x 26,5 x 16 cm
Datazione: Fine II – inizio III secolo d.C.
Frammento di sarcofago attico in marmo raffigurante un’Amazzone morente, accasciata a terra, al di sopra di un largo listello. Il volto sofferente, con gli occhi chiusi e la bocca semi aperta, è rivolto verso l’osservatore.

Un museo che si racconta al pubblico

Il progetto è stato presentato all’inizio di dicembre e segna una tappa importante nel processo di rinnovamento del museo veneziano, sempre più orientato verso una fruizione partecipata e inclusiva del patrimonio. Grazie a semplici QR code, il visitatore può oggi accedere dal proprio smartphone a brevi narrazioni audio, della durata di pochi minuti, che raccontano una selezione di reperti tra i più significativi della collezione. Le spiegazioni sono disponibili in italiano e in inglese e offrono un primo livello divulgativo affiancato da un approfondimento storico più articolato, consentendo a ciascuno di modulare l’esperienza secondo i propri interessi.

Ritratto di Pompeo. © Foto: Sabrina Pesce
su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 62
Tipologia del monumento: ritratto
Materiale: marmo
Misure: h cm 37
Datazione: metà del I secolo d.C.
Ritratto di Gneo Pompeo, generale di Silla nella guerra civile all’inizio del I secolo a.C., costituì con Cesare e Crasso il primo triumvirato. Fu protagonista della guerra civile con Cesare, e dopo la sconfitta di Farsalo (48 a.C.) si rifugiò in Egitto, dove fu assassinato. Quello veneziano è uno dei pochissimi ritratti superstiti che sono pervenuti fino a noi.

Alla base di questo risultato c’è un lavoro corale che ha unito rigore scientifico, competenze tecnologiche e sensibilità comunicativa. I testi sono stati elaborati a partire dallo studio diretto dei reperti e tradotti in una forma narrativa capace di mantenere l’accuratezza dei contenuti senza rinunciare alla chiarezza. Le voci professionali e la cura tecnica delle registrazioni fanno il resto, trasformando l’audioguida in un vero strumento di mediazione culturale.

“Il Museo archeologico nazionale di Venezia è sempre più un luogo vivo, che cerca il dialogo con i cittadini e i visitatori di Venezia”, afferma Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. “La collaborazione con l’Università Ca’ Foscari è ormai attiva da anni per quanto riguarda gli scavi all’interno del Parco archeologico di Altino, anch’esso parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna; questo progetto si inserisce in una visione più ampia di rinnovamento del Museo archeologico, che abbiamo iniziato ad attuare la scorsa primavera con la riapertura del Cortile dell’Agrippa e che interesserà nei prossimi mesi gli altri spazi del Museo e la proposta di attività culturali”.

Tabella di prossenia. © Foto: Sabrina Pesce
su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 465 Correr
Tipologia del monumento: tabella
Materiale: bronzo
Misure: 14 x 11,5
Datazione: II secolo a.C.
Tabella bronzea proveniente dall’isola ionia di Corfù, l’antica Corcira. L’epigrafe, incisa a graffito, riporta il decreto emanato dall’assemblea dei Corciresi per il conferimento della prossenìa a Lykiskos ed Echesthenes, abitanti di Priene.

“Questo progetto – dichiara Francesca Rohr, coordinatrice del progetto – rappresenta un caso di solida e proficua collaborazione tra Università e Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, nell’utilizzo virtuoso dei finanziamenti PNRR: rende fruibile alla società civile nazionale e internazionale e quindi mette a sua disposizione un patrimonio di straordinario rilievo culturale ma in alcuni casi di complessa decodificazione per un pubblico di non specialisti, restituendo questi reperti alla loro originaria funzione comunicativa e offrendo al visitatore l’opportunità per avvicinare, loro tramite, storie di un passato che è lontano ma parla ancora al nostro presente”

Iscrizione di Titus Domitius Gracilis. © Foto: Sabrina Pesce
su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 377
Tipologia del monumento: stele
Materiale: marmo
Misure: 48,5 x 30 x 8 cm
Datazione: seconda metà del I secolo d.C.
Stele in marmo dedicata a Titus Domitius Gracilis, marinaio della flotta militare che, nato in Illiria, morì all’età di 50 anni.

La storia di un museo e della sua collezione

Questo nuovo modo di raccontare il museo si inserisce in una fase di profondo ripensamento dell’istituzione veneziana. Dal 2024 il Museo Archeologico è entrato a far parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, un nuovo istituto autonomo del Ministero della Cultura che riunisce sotto un’unica direzione diverse realtà fondamentali per la storia antica del territorio. Il percorso di rinnovamento si è già manifestato con la riapertura del Cortile dell’Agrippa e con il recupero dell’impostazione originaria voluta da Carlo Anti negli anni Venti del Novecento, che propone una lettura cronologica della scultura greca e romana dal V secolo a.C. alla tarda età imperiale.

Ulisse Grimani. © Foto: Sabrina Pesce
su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 98
Tipologia del monumento: statua
Materiale: marmo
Misure: h cm 105
Datazione: copia romana (II secolo d.C) di un originale greco dell’inizio del III secolo a.C.
Statuetta in marmo raffigurante Ulisse, mentre avanza con la gamba destra in avanti con atteggiamento cauto e circospetto. Copia romana di un originale greco.

Anche la storia stessa del museo è parte integrante di questo racconto. Le collezioni nascono infatti dalle grandi donazioni del patriziato veneziano, in primis quella di Domenico Grimani e poi del nipote Giovanni, che tra Cinque e Seicento affidarono alla Serenissima una straordinaria raccolta di antichità. Attraverso queste opere Venezia costruì nei secoli un dialogo ideale con il mondo classico, rafforzando la propria immagine di potenza culturale oltre che politica.

Sokratea di Paro, una voce dal II secolo d.C.

Tra i reperti che oggi possono essere “ascoltati” c’è una delle testimonianze più toccanti dell’intero museo: la stele funeraria di Sokratea di Paro. L’iscrizione, composta in nove distici elegiaci, mette in scena un dialogo tra la defunta e un passante. Sokratea racconta la sua vita, segnata dall’allontanamento dalla casa paterna, dal matrimonio con Parmenione, dalla nascita di due figli e infine da una morte prematura, avvenuta a trentasei anni a causa di una grave emorragia durante un parto che non si compì mai.

Epigramma funerario per Sokratea di Paro. © Foto: Sabrina Pesce
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 157
Tipologia del monumento: stele
Materiale: marmo
Datazione: II secolo d.C.
L’iscrizione, articolata in nove distici elegiaci, riporta il dialogo tra la defunta, Sokratea, e un passante.

Il viandante, colpito dal racconto, invoca Persefone affinché la accolga con benevolenza nell’aldilà, mentre la stessa Sokratea chiude l’epigramma chiedendo protezione per chi si fermerà a salutarla. A firmare i versi è Dionysios di Magnesia.

La stele giunse a Venezia nel Cinquecento grazie al filologo Michele Sofiano, ma la sua vicenda conservativa fu dettagliata e complessa. Divisa in due parti, venne riunita solo successivamente nella collezione pubblica, lasciando ancora oggi visibile una frattura verticale che ne racconta la storia materiale. La datazione al II secolo d.C. si fonda sull’analisi paleografica.

Tecnologia e ricerca al servizio dell’antico

Progetti come “Comunicare l’antico” mostrano come il museo contemporaneo non sia più soltanto un luogo di conservazione, ma uno spazio di narrazione e di relazione. Le tecnologie digitali, usate con misura e intelligenza, diventano uno strumento per restituire voce a oggetti che per secoli hanno parlato solo agli specialisti. In questo modo il sapere si apre, le storie tornano a circolare e il passato smette di essere distante per farsi esperienza condivisa.

Immagine in apertura: Stele interstatale cretese, dettaglio. © Foto: Sabrina Pesce. Su concessione del Ministero della cultura, Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna
Venezia, Museo Archeologico Nazionale
Numero di inventario: inv. 258
Tipologia del monumento: stele
Materiale: calcare
Misure: 107 x 75,5 x 8,5-9,5
Datazione: di poco posteriore al 205 a.C.

Stele opistografa in calcare. Su un lato, reca il trattato di alleanza tra Rodi e la città cretese di Hierapytna; sull’altro, la concessione di alcuni privilegi da parte di Hierapytna nei confronti di Magnesia sul Meandro e il testo di un trattato di alleanza fra Hierapytna e la vicina Lyttos.

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