Un ritrovamento eccezionale, che riporta indietro l’orologio di oltre 200 milioni di anni, quando le Alpi lombarde erano abitate da migliaia di dinosauri. La scoperta, una delle più importanti a livello paleontologico degli ultimi decenni, è avvenuta in un settore remoto della Valle di Fraele, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. Su pareti di dolomia quasi verticali, a oltre duemila metri di quota, sono state individuate migliaia di orme fossili di dinosauri, conservate in modo sorprendente nonostante l’ambiente estremo.

Le impronte risalgono a circa 210 milioni di anni fa, alla fine del Triassico superiore, quando queste montagne non esistevano ancora e l’area era occupata da ampie piane di marea tropicali affacciate sull’oceano Tetide.

di “valle dei dinosauri”. Foto di Cristiano Dal Sasso, Arch. PaleoStelvio (PNS; MSNM; SABAP CO-LC).
La scoperta casuale di un fotografo naturalista
La scoperta è avvenuta il 14 settembre 2025, grazie allo sguardo attento di Elio Della Ferrera, fotografo naturalista, che durante un’escursione in valle ha notato “strane” depressioni allineate sugli strati rocciosi. Avvicinatosi con difficoltà agli affioramenti, si è trovato davanti a centinaia di impronte, alcune larghe fino a 40 centimetri, con tracce evidenti di dita e artigli.

Il giorno successivo il contatto con Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano, ha confermato l’eccezionalità del rinvenimento. La segnalazione ha immediatamente attivato la Soprintendenza, il Parco Nazionale dello Stelvio e un’équipe multidisciplinare di studiosi, tra i quali l’icnologo Fabio Massimo Petti (MUSE-Trento e Società Geologica Italiana), esperto in orme di dinosauro, e il geologo Fabrizio Berra (Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, Università degli Studi di Milano), esperto della geologia locale e già rilevatore della Carta Geologica d’Italia nell’area di Bormio.

Chi erano i dinosauri dello Stelvio
Le orme appartengono in gran parte a dinosauri prosauropodi, erbivori bipedi dal collo lungo, considerati gli antenati dei grandi sauropodi del Giurassico (tra i quali i famosi brontosauri). Le camminate parallele indicano movimenti di gruppo, probabilmente branchi in migrazione. Alcune tracce mostrano anche impronte delle mani, segno di soste o posture quadrupedi.

aeree di Giacomo Regazzoni, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).
Più nello specifico, le impronte sono attribuibili a forme simili a Pseudotetrasauropus, ma non si esclude che si tratti di una icnospecie finora sconosciuta, destinata a essere definita con future ricerche.
Guarda il video
Ottobre 2025. Prima dell’arrivo della neve, i sopralluoghi effettuati e i sorvoli del drone del Nucleo Carabinieri Parco-Valdidentro hanno permesso di vedere da vicino anche le orme che affiorano sui versanti più alti delle Cime di Plator. La fotogrammetria fatta con i droni sarà fondamentale negli studi dettagliati del sito. Riprese aeree di Giacomo Regazzoni, riprese foto-video e video editing di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).
Un archivio naturale unico in Europa
Il sito si estende per quasi cinque chilometri, con oltre trenta affioramenti distribuiti su più crinali. La densità è eccezionale: fino a 6 orme per metro quadrato, un dato che rende il complesso Plator–Doscopa uno dei più vasti giacimenti di tracce del Triassico a livello mondiale.
Dove camminavano i dinosauri

marea. Nel branco sono presenti anche dei giovani esemplari, come indicano alcune orme fossili di dimensioni ridotte. Maschi e femmine sono qui immaginati di colore diverso. Illustrazione di Fabio Manucci, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).
La posizione attuale degli strati con le orme, quasi verticale, non è quella originaria ma è conseguenza delle enormi deformazioni che hanno portato alla formazione della catena alpina. Tra 227 e 205 milioni di anni fa le rocce che oggi costituiscono queste montagne si formarono come sedimenti calcarei in piattaforme carbonatiche di mare basso con ambienti simili a quelli delle aree tropicali attuali, con piane di marea che si perdevano all’orizzonte, per centinaia di chilometri.
Guarda la video-ricostruzione
Ricostruzione paleoartistica animata di come appariva l’ambiente di circa 210 milioni di anni, oggi conservato nelle rocce della Valle di Fraele (Parco dello Stelvio). Lungo la riva dell’Oceano di Tetide, un branco di dinosauri prosauropodi cammina su una estesa piana carbonatica fangosa, durante la bassa marea. Nel branco sono presenti anche dei giovani esemplari, come indicano alcune orme fossili di dimensioni ridotte. Maschi e femmine sono qui immaginati di colore diverso. Modellazione digitale e video editing di Fabio Manucci, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP CO-LC).
Perché le orme sono importanti
Perché sono importanti queste orme fossili, scoperte ora nel Parco dello Stelvio? Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, si tratta non solo delle prime orme di dinosauro scoperte finora in Lombardia, ma anche delle prime in assoluto rinvenute nel Dominio Austroalpino italiano, cioè a nord della Linea Insubrica. Queste tracce inoltre confermano l’esplosione evolutiva dei dinosauri nell’ultima parte del Triassico superiore: il 90% delle tracce appartiene, infatti, a dinosauri sauropodomorfi, come detto vissuti in un intervallo di tempo compreso tra 227 e 205 milioni di anni fa, chiamato Norico.

La parola agli esperti
“Questo luogo era pieno di dinosauri, è un immenso patrimonio scientifico. Le camminate parallele sono prove evidenti di branchi in movimento sincronizzato e ci sono anche tracce di comportamenti più complessi, come gruppi di animali radunati in cerchio, forse per difesa”, afferma Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. “Dopo trentacinque anni di attività non avrei mai immaginato di trovarmi davanti una scoperta così spettacolare, nella regione in cui vivo. Incredibilmente anche in Lombardia ci sono luoghi ancora inesplorati, remoti nel tempo e nello spazio”.
Guarda il video con la breve spiegazione di Cristiano Dal Sasso
“Le orme sono state impresse quando i sedimenti erano ancora soffici e saturi d’acqua, sulle ampie piane di marea che circondavano l’Oceano di Tetide”, aggiunge Fabio Massimo Petti, icnologo del MUSE di Trento ed Editorial Manager della Società Geologica Italiana. “La plasticità di quei finissimi fanghi calcarei, ora divenuti roccia, ha talora permesso di conservare dettagli anatomici delle zampe davvero notevoli, come le impressioni delle dita e persino degli artigli”.
Infine, Fabrizio Berra, geologo del Dipartimento di Scienze della Terra ‘Ardito Desio’ dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea: “Sulle pendici delle Cime di Plator affacciate verso i Laghi di Cancano affiorano rocce sedimentarie dolomitiche del Triassico superiore, note con il nome di Dolomia Principale, chiamata anche Dolomia del Cristallo nel settore dell’Alta Valtellina. Risalgono al Norico, una epoca che durò oltre venti milioni di anni, da 227 a 205 milioni di anni fa e siccome gli strati con le orme sono diversi e sovrapposti, abbiamo una occasione unica di studiare l’evoluzione nel tempo degli animali e del loro ambiente, leggendo le pagine di un libro di pietra”.

Cristiano Dal Sasso (MSNM), Fabrizio Berra (UniMi), Fabio Massimo Petti (MUSE/SGI) e Elio Della Ferrera (fotografo naturalista professionista). Foto di Elio Della Ferrera, Arch. PaleoStelvio (PNS, MSNM, SABAP COLC).
Durante la presentazione ufficiale della scoperta, avvenuta in Regione Lombardia, secondo Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, la scoperta delle impronte di dinosauri nella Valle di Fraele è un ritrovamento straordinario che colloca la Lombardia ai vertici mondiali per lo studio del Triassico. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, punta l’attenzione sul valore scientifico eccezionale della scoperta per la geologia e la paleontologia. Gli studi consentiranno di approfondire la storia del territorio lombardo, grazie anche al ruolo determinante del Museo di Storia Naturale di Milano e dei suoi ricercatori.
Guarda le video interviste ai protagonisti
Cosa accadrà ora sul sito
Poiché l’area non è accessibile tramite sentieri, lo studio e la tutela passeranno attraverso droni, fotogrammetria e digitalizzazione 3D, strumenti indispensabili per documentare e conservare un patrimonio fragile e irripetibile.

Alla vigilia delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, che coinvolgeranno Livigno e Bormio, il paesaggio alpino restituisce così una storia molto più antica: dove oggi si preparano le gare, duecento milioni di anni fa camminavano i dinosauri.
📘 Fonte
- 📄 Comunicato ufficiale Regione Lombardia
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte citata.




