La Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino si arricchisce di un importante capolavoro dell’arte faraonica. Dall’11 marzo 2026 sarà esposta una statua del dio Amon, concessa in prestito decennale dal Badisches Landesmuseum di Karlsruhe. L’arrivo dell’opera avviene mentre il museo tedesco è interessato da un ampio progetto di ristrutturazione del palazzo che ospita le sue collezioni.
Il prestito rappresenta un nuovo riconoscimento del ruolo internazionale del museo torinese come centro di riferimento per l’egittologia europea. Negli ultimi anni il Museo Egizio ha rafforzato le relazioni scientifiche con alcune tra le più importanti istituzioni culturali del continente, tra cui il Musée du Louvre e la Bibliothèque nationale de France, che hanno affidato a Torino importanti reperti per esposizioni di lungo periodo.

Come ha sottolineato il direttore Christian Greco, l’ingresso della statua nel percorso museale contribuisce ad arricchire il racconto della regalità divina nell’antico Egitto, creando un dialogo diretto con le grandi sculture monumentali già presenti nella galleria.
Un’opera della fase postamarniana
Realizzata in calcare e alta 111 centimetri, la statua è databile tra il 1353 e il 1334 a.C., un periodo cruciale della storia egizia che segue la rivoluzione religiosa avviata dal faraone Akhenaton. L’opera raffigura il dio seduto su un trono, con la schiena sostenuta da un pilastro dorsale che sale fino alla testa, secondo uno schema tipico della statuaria templare del Nuovo Regno.
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Il dio indossa il tradizionale gonnellino cerimoniale, accompagnato da un collare e da bracciali decorativi. Sul capo è visibile il copricapo su cui in origine erano fissate le due alte piume, attributo iconografico distintivo di Amon, oggi purtroppo perdute. L’opera entrò nella collezione del museo di Karlsruhe nel 1965 ed è considerata uno dei pezzi più prestigiosi della raccolta egizia dell’istituzione tedesca.
Il volto del dio con i tratti di Tutankhamon
Uno degli elementi più affascinanti della statua è la sorprendente somiglianza dei lineamenti con quelli del faraone Tutankhamon, il sovrano che riportò l’Egitto al culto tradizionale dopo la parentesi religiosa di Akhenaton. Il volto presenta infatti occhi a mandorla, guance piene e arrotondate, una bocca chiusa con gli angoli leggermente abbassati e una mascella pronunciata, caratteristiche che ricordano da vicino la celebre maschera funeraria del giovane faraone.
Questa scelta iconografica aveva un preciso valore politico e religioso. Nel contesto del Nuovo Regno, il sovrano era considerato il rappresentante terreno delle divinità, e la fusione dei tratti del faraone con quelli del dio serviva a rafforzare l’idea della sua legittimità divina. Dopo la crisi provocata dalla riforma religiosa amarniana, il ritorno al culto di Amon fu accompagnato da una rinnovata propaganda iconografica che legava strettamente il sovrano alla principale divinità del pantheon egizio.
Un’opera probabilmente destinata ai templi tebani
La statua non presenta iscrizioni che permettano di identificarne con certezza la provenienza. Tuttavia, l’analisi stilistica suggerisce che l’opera sia stata realizzata in un’officina tebana, forse come dono reale destinato ai grandi santuari di Tempio di Karnak o del Tempio di Luxor, centri principali del culto di Amon.
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Gli studiosi hanno inoltre osservato la forte somiglianza con una statua quasi identica scoperta nel 1858 a Deir el-Bahari e oggi conservata alla Cranbrook Academy of Art negli Stati Uniti. Questo confronto rafforza l’ipotesi di una produzione tebana e conferma l’importanza dell’opera come testimonianza della statuaria religiosa di quel periodo.
Dal punto di vista artistico la scultura documenta un momento di transizione stilistica. Le forme morbide e naturalistiche sviluppate durante la stagione artistica di Amarna vengono qui ricondotte entro una rinnovata monumentalità, segnando il ritorno alla tradizione classica dell’arte egizia.
Un dialogo con la Galleria dei Re
La statua sarà collocata nella Galleria dei Re, uno degli spazi più suggestivi del museo torinese, recentemente rinnovato in occasione del bicentenario dell’istituzione. In questo contesto l’opera entrerà in relazione con le grandi statue regali e divine che costituiscono uno dei nuclei più spettacolari della collezione.
Il prestito avrà una durata di dieci anni, offrendo al pubblico la possibilità di ammirare a lungo questo raro esempio di statuaria egizia del periodo postamarniano prima del suo ritorno a Karlsruhe, dove entrerà a far parte del nuovo allestimento permanente del museo.




