Per la prima volta dopo circa sette secoli, le tre parti originali superstiti del Vangelo di Marco tornano insieme ad Aquileia, la città alla quale la loro storia è strettamente legata. Dal 12 settembre 2026 al 25 aprile 2027, Palazzo Meizlik ospita la mostra Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo, promossa e organizzata dalla Fondazione Aquileia.

Il percorso ricompone temporaneamente la vicenda di un manoscritto che per secoli fu venerato come reliquia, attribuito dalla tradizione alla mano dell’evangelista e utilizzato come strumento di legittimazione religiosa e politica. L’Evangeliario Forogiuliese, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, viene presentato insieme ai frammenti del Vangelo di Marco oggi conservati a Venezia e Praga, restituendo una visione d’insieme di una storia che attraversa il Medioevo europeo.
📽️VIDEO: Il Vangelo di Marco torna ad Aquileia: dopo sette secoli riuniti i tre frammenti originali
Dall’Evangeliario di Cividale alla reliquia di San Marco
Il Codex Forojuliensis, o Evangeliario Forogiuliese, è un manoscritto in pergamena del VI secolo, originariamente contenente i quattro Vangeli nella versione latina (vulgata) di san Girolamo. Il codice giunse ad Aquileia nella seconda metà del IX secolo, probabilmente durante il patriarcato di Teodemaro, e divenne uno dei principali libri liturgici della Chiesa aquileiese.

Cod. CXXXVIII, Cividale, Museo Archeologico Nazionale, VI secolo, con annotazioni del IX-X secolo (da www.ilvangelodimarco.org)
Tra la seconda metà del IX e gli inizi del X secolo il manoscritto assunse anche la funzione di Liber Vitae, il Libro dei Viventi. Sui suoi margini furono registrati più di 1.500 nomi, provenienti da un’area geografica vastissima: dall’Alemagna alla Baviera, dalla Carantania alla Pannonia, dalla Moravia alla Croazia, dalla Bulgaria a Bisanzio. Oltre trecento sono nomi slavi.

Courtesy Fondazione So.Co.Ba. © V. Makovac

Courtesy Fondazione So.Co.Ba. © V. Makovac

Courtesy Fondazione So.Co.Ba. © V. Makovac
Queste annotazioni fanno del codice anche una fonte di straordinaria importanza per ricostruire le reti religiose e politiche dell’area alpino-adriatica e dell’Europa centrale e orientale durante l’alto Medioevo.
Tra il XII e il XIII secolo, i fascicoli contenenti il Vangelo di Marco furono separati dal resto dell’Evangeliario e rilegati autonomamente. Il nuovo libro cominciò a essere venerato come un autografo dell’Evangelista, una tradizione che avrebbe accresciuto enormemente il suo valore simbolico.
Nel Trecento il manoscritto compare infatti tra i tesori più preziosi della cattedrale di Aquileia come il liber beati Marci evangeliste, quem propria manu scripsit, attribuito quindi alla mano stessa di Marco.
Il Vangelo che legittimava il potere
La fama del libro contribuì a trasformarlo in qualcosa di molto più importante di un manoscritto liturgico. La tradizione secondo cui Marco aveva evangelizzato Aquileia forniva alla Chiesa locale una origine apostolica e quindi un argomento di grande peso nelle controversie ecclesiastiche e politiche.
La leggenda marciana, della quale non esistono attestazioni anteriori al VI secolo e che appare ormai consolidata alla fine dell’VIII, raccontava che Marco fosse stato inviato da Pietro ad Aquileia. Dopo aver fondato la prima comunità cristiana, avrebbe condotto con sé a Roma Ermacora, destinato a diventare il primo vescovo della città.

Questa tradizione acquisì particolare importanza nei rapporti conflittuali con Grado e Venezia, anch’esse interessate a rivendicare un’origine apostolica e un ruolo primario nell’area nord-adriatica.
Nel 1354 la vicenda del manoscritto assunse una nuova dimensione. Carlo IV di Lussemburgo, re di Boemia e futuro imperatore, durante il viaggio verso Roma attraversò il Friuli e chiese al patriarca di Aquileia Nicolò di Lussemburgo, suo fratellastro, alcune pagine del Vangelo di Marco per la cattedrale di San Vito a Praga.

La richiesta fu accolta e una parte del manoscritto venne trasferita a Praga. I documenti originali relativi all’episodio, con i sigilli del patriarca e la firma di Carlo IV, sono oggi tra i materiali più importanti della mostra.

Documento rilasciato a corredo del frammento del Vangelo di Marco, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga © Eye-studio
Il frammento entrò nella tradizione religiosa e dinastica della Boemia e venne conservato nel tesoro della Cattedrale di San Vito. Oggi costituisce il cimelio indicato con la segnatura Cim 1, appartenente al Capitolo metropolitano di San Vito di Praga e conservato presso l’Archivio del Castello di Praga.

Documento rilasciato a corredo del frammento del manoscritto del Vangelo di Marco, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga © Eye-studio

Documento rilasciato a corredo del frammento del manoscritto del Vangelo di Marco, Archivio del Castello di Praga presso la Cancelleria del Presidente della Repubblica Ceca, Praga © Eye-studio
1420: il trasferimento a Venezia
La parte restante del Vangelo rimase ad Aquileia fino alla conquista veneziana del Friuli.
Nel 1420, dopo la sottomissione del Patriarcato alla Serenissima, Venezia prese possesso del manoscritto. Il 24 giugno i cinque fascicoli superstiti furono trasferiti nella Basilica di San Marco.
L’operazione aveva un evidente significato politico e religioso. Venezia, che dall’828 aveva costruito la propria identità attorno al culto dell’Evangelista dopo la traslazione delle sue reliquie da Alessandria, incorporava così un’altra importante testimonianza della tradizione marciana.
La conservazione nella laguna ebbe però conseguenze negative per la fragile pergamena. Nei secoli successivi l’umidità contribuì al deterioramento dei fogli, fino a rendere in gran parte illeggibile ciò che rimane oggi del nucleo veneziano, custodito nella teca-reliquiario del Tesoro di San Marco.
Tre frammenti, un’unica storia europea
La mostra di Aquileia permette ora di osservare contemporaneamente i diversi destini del manoscritto. Al centro del percorso espositivo si trovano l’Evangeliario di Cividale, i fascicoli del Vangelo conservati a Praga e quelli veneziani custoditi nella loro teca-reliquiario.

Un’installazione interattiva permette di sfogliare virtualmente i codici e di accedere a pagine che, per ragioni conservative, non possono essere continuamente esposte o aperte.
Il percorso racconta anche il più ampio ruolo di Aquileia come centro cristiano dell’Europa centrale e balcanica. Dopo l’introduzione della libertà di culto nel 313, la città divenne uno dei principali centri della diffusione del cristianesimo nell’area nord-orientale dell’Italia e oltre le Alpi. La Basilica di Aquileia, inserita dal 1998 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, conserva ancora oggi una parte fondamentale di questa storia.

Attorno ai manoscritti sono esposte opere e documenti che permettono di ricostruire il contesto della tradizione marciana: otto formelle della Cattedra eburnea di San Marco di Grado, capolavoro del VII secolo proveniente dal Castello Sforzesco di Milano e accompagnato da una ricostruzione virtuale; l’architrave della pergula realizzata dal patriarca Giovanni II tra l’806 e l’810 per la Cappella di San Marco in Sant’Eufemia; la capsella reliquiario dei martiri Canziani; i documenti praghesi del 1354; e opere di Giovanni Antonio Guardi e Augusto Tominz.
Una sala immersiva ricostruisce inoltre l’evoluzione millenaria del complesso basilicale di Aquileia.
Gli originali esposti solo per sei settimane
La fragilità dei materiali ha imposto precise limitazioni alla durata dell’esposizione. I fogli in pergamena del Vangelo di Marco e dell’Evangeliario di Cividale sono infatti particolarmente sensibili alla luce e ai raggi ultravioletti.
Per questa ragione, e nel rispetto delle condizioni stabilite dagli enti prestatori, gli originali provenienti da Praga e Cividale saranno visibili soltanto durante le prime sei settimane della mostra. Successivamente saranno sostituiti da riproduzioni digitali ad alta risoluzione.

La teca-reliquiario veneziana resterà invece esposta per l’intera durata dell’iniziativa.
La mostra è curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa ed è il risultato di un lungo lavoro di collaborazione tra istituzioni italiane e ceche, civili, religiose e museali. Ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Presidente della Repubblica Ceca, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Friuli Venezia Giulia e di PromoTurismo FVG.
Il progetto comprende anche un catalogo in quattro lingue, pubblicato da Gaspari Editore, e un sistema di itinerari nei luoghi legati alla tradizione marciana, da Aquileia a Grado e San Canzian d’Isonzo.
Per alcuni mesi, ad Aquileia torna così visibile l’unità di un manoscritto che la storia aveva progressivamente disperso. I tre frammenti raccontano allo stesso tempo la vicenda di un libro, la costruzione medievale del culto di un apostolo e le rivalità attraverso cui Aquileia, Venezia e Praga definirono una parte delle proprie identità religiose e politiche.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ IL VANGELO DI MARCO. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo
📍 Aquileia (Udine), Palazzo Meizlik
via Patriarca Popone 7
📅 12 settembre 2026 – 25 aprile 2027
🌐 Info: www.ilvangelodimarco.org www.fondazioneaquileia.it
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Data di pubblicazione registrata: 14/09/2026 18:30
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