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Nuove e straordinarie scoperte arricchiscono la conoscenza dell’antica Aquileia, una delle più importanti città dell’Impero romano. Durante l’ultima campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, nel settore sud-orientale della città, un’équipe dell’Università di Verona, diretta da Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, ha rinvenuto tre monete d’oro eccezionalmente conservate.

Il gruppo di lavoro 2025 dell’Università di Verona, con la funzionaria della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia-Giulia Serena Di Tonto, il presidente Roberto Corciulo e il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi.

Coniate dagli imperatori Valente, Magno Massimo e Arcadio, le monete sono databili alla fine del IV secolo d.C. e rappresentano tre nominali differenti, molto rari. Secondo gli studiosi, non si tratta di monete destinate alla circolazione, ma piuttosto di doni imperiali, forse elargiti a dignitari o membri della corte per celebrare occasioni solenni.

Per approfondire

Un tesoro nascosto nel mercato antico

Le monete sono state rinvenute sotto il piano pavimentale del portico di uno degli edifici del grande complesso commerciale tardoantico, un’area mai indagata prima. Gli archeologi ipotizzano che siano state nascoste in un momento di pericolo e poi mai recuperate.

monete aquileia
Una delle tre monete d’oro portate alla luce con gli scavi del 2025: solido di Valente (367-375 d.C.), coniato nella zecca di Costantinopoli.

Il sito, scavato per oltre 800 metri quadrati, ha restituito dati preziosi anche sulla stratigrafia dell’area. Le ricerche hanno infatti chiarito che la zona era frequentata già prima della costruzione del mercato, alla fine del I secolo d.C., e utilizzata come spazio di stoccaggio e approdo fluviale.

Aquileia, città portuale e mercantile

Le indagini hanno portato alla luce decine di anfore riutilizzate per creare sistemi di drenaggio e rinforzo del terreno, indizio della presenza di magazzini e banchine legate a un porto fluviale più esteso di quanto si pensasse. Questi ritrovamenti confermano che anche il settore meridionale della città partecipava pienamente alle attività commerciali che facevano di Aquileia una porta verso il Mediterraneo.

Particolare da drone della fila di anfore pertinenti a una fase di frequentazione precedente al complesso commerciale.

È stata inoltre completata l’esplorazione della strada acciottolata che attraversava il mercato, percorsa quotidianamente da mercanti e carri carichi di merci. I solchi lasciati dalle ruote sono ancora visibili, testimoniando l’intenso traffico che animava l’area.

La strada acciottolata individuata fra due degli edifici del complesso commerciale.

Vita e continuità dopo l’abbandono

Gli scavi hanno rivelato anche tracce di abitazioni e attività produttive successive alla fine del mercato, a dimostrazione che la vita proseguì nell’area anche nei secoli seguenti. Sono emerse inoltre sepolture di inumati prive di corredo, attualmente in fase di datazione al radiocarbonio, che attestano una frequentazione post-romana del sito.

Uno degli inumati portati alla luce sopra i livelli di crollo del complesso commerciale.

Le analisi sui resti di cariossidi di cereali combuste, recuperate tra i crolli del portico, offriranno nuovi dati sull’alimentazione antica e sull’economia agraria di Aquileia.

Un cantiere aperto al pubblico

Durante i tre mesi di lavori, lo scavo è rimasto aperto ai visitatori, che hanno potuto seguire le ricerche grazie alle visite guidate organizzate dagli studenti. Gli open day del 14 giugno e del 27 settembre 2025, promossi dalla Fondazione Aquileia con la Soprintendenza ABAP del Friuli Venezia Giulia, hanno riscosso grande interesse, confermando il valore della divulgazione archeologica partecipata.

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