Quasi mille monete d’argento di epoca romana, rimaste per oltre 1.800 anni nascoste in un campo: è il più grande tesoro dell’epoca di Adriano mai rinvenuto in Germania, nonché il quinto più importante al mondo. La scoperta, davvero sensazionale, è avvenuta per caso nei pressi di Wesseling, nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia. A scovare l’eccezionale deposito è stato Oliver Riedl, un appassionato di metal detector. Durante una ricerca – peraltro regolarmente autorizzata -, Riedel si è imbattuto dapprima in una moneta, poi in un’altra, poi in un’altra ancora. Quando ha visto che lo strumento non smetteva di suonare, ha intuito che là sotto si nascondeva qualcosa di grosso. Quindi si è fermato e ha chiamato le autorità.

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Gli esperti della sezione di Nideggen del LVR-ABR, l’Associazione regionale della Renania-Palatinato – Ufficio statale per le miniere, l’energia e la geologia sono subito accorsi e hanno proseguito lo scavo con criteri scientifici. Così il tesoro, in tutto 934 denari per un totale di 3,1 chilogrammi d’argento, è stato interamente recuperato in un unico blocco e messo in sicurezza.
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Un tesoro accumulato per decenni
I reperti sono stati portati nei laboratori LVR-Landesmuseum Bonn, dove sono stati accuratamente restaurati e studiati. E subito hanno iniziato a raccontare la loro storia. La moneta più recente venne coniata nel 124-125 d.C., il che ci fornisce il termine post quem di sepoltura del tesoro: fu nascosto durante l’impero di Adriano, che governò tra il 117 e il 138 d.C. La maggior parte dei denari risale tuttavia alla precedente dinastia flavia, che detenne il potere tra il 69 e il 96 d.C. La moneta più antica, invece, fu coniata nel 148 a.C., oltre 270 anni prima della deposizione, quando Roma era ancora una repubblica.

Ma perché quel denaro era stato sepolto in un campo? E da chi? Secondo gli archeologi, le monete sarebbero state accumulate e messe da parte a partire dall’epoca di Traiano, intorno al 100 d.C., ma vennero nascoste soltanto in seguito. Impossibile sapere chi ne fosse il proprietario, forse qualcuno che abitava in una delle tenute romane della zona, né perché egli non abbia mai recuperato il suo tesoro. L’ipotesi più probabile è che sia morto prima di poter tornare a riprenderlo.
Certo è che la somma che aveva tesaurizzato era ragguardevole. A titolo di confronto, un legionario guadagnava circa 300 denari all’anno, ma una parte consistente della paga veniva trattenuta per vitto ed equipaggiamento. Per accumulare una somma equivalente al valore del tesoro di Wesseling, il soldato avrebbe dunque dovuto mettere da parte per circa sei anni tutto il denaro che gli restava a disposizione.
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Frammenti di vaso e resti di paglia
Le scansioni ai raggi X, effettuate sul blocco di terra prima ancora della pulizia completa delle monete, hanno fornito anche altri interessanti dettagli. Insieme ai denari, bnel campo sono stati trovati diversi frammenti di un recipiente ceramico e resti di paglia.

Secondo gli archeologi, le monete erano probabilmente conservate in origine all’interno di un grosso vaso riempito di paglia. Nel corso dei secoli, il recipiente è andato distrutto dalle attività agricole, provocando la dispersione del prezioso contenuto nel terreno. Lo scavo archeologico ha però fortunatamente permesso, come detto, di recuperare tutte le monete, che ora sono esposte al LVR-Landesmuseum Bonn.
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- 📄 Fonte: LVR-Amt für Bodendenkmalpflege im Rheinland
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Data di pubblicazione registrata: 02/10/2026 17:48
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