L’Antiquarium del Parco Archeologico di Ercolano apre le porte a un’esposizione straordinaria: “Il legno che non bruciò”, una mostra dedicata agli arredi e agli oggetti lignei sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Unica al mondo per la qualità e la quantità dei reperti, questa collezione immerge i visitatori in una domus romana, raccontando la vita quotidiana di una città sepolta. Grazie a tecnologie innovative e alla collaborazione con il Packard Humanities Institute, il Parco Archeologico celebra un patrimonio fragile ma potente, simbolo della resilienza di Ercolano. Ecco cosa rende questa mostra imperdibile.

Un miracolo archeologico
L’eruzione del Vesuvio trasformò Ercolano in una capsula del tempo. La massa di fango piroclastico, alta 20 metri e con temperature superiori a 500°C, seppellì la città, carbonizzando il legno senza bruciarlo a causa dell’assenza di ossigeno. Questo fenomeno ha preservato arredi, strumenti e strutture lignee in modo unico rispetto ad altri siti vesuviani, come Pompei. Tavoli, letti, larari, armadi e persino lo scafo di un’imbarcazione sono giunti fino a noi, offrendo una testimonianza diretta della cultura e dell’economia di 2000 anni fa. “Questi reperti non sono solo oggetti,” sottolinea Francesco Sirano, Direttore del Parco, “ma frammenti di vita vissuta, che parlano di speranze e resilienza.”
Leggi anche
L’esposizione: una domus ricostruita
La mostra, ospitata nell’Antiquarium, ricrea due ambienti tipici di una casa romana: un cubicolo e un triclinio. I visitatori possono ammirare pezzi iconici, come il Tetto policromo di Telefo della Casa del Rilievo di Telefo, una culla, un letto intarsiato e frammenti di avorio della Villa dei Papiri. L’allestimento, curato da ACME04 srl, utilizza teche climatizzate fornite da Tecno-El Tecnologie Elettroniche srl per garantire la conservazione dei reperti, estremamente fragili a causa della carbonizzazione. Video 3D sostituiscono le didascalie tradizionali, offrendo ricostruzioni immersive degli ambienti originali. “Abbiamo voluto creare un’esperienza emozionale,” spiega Sirano, “che vada oltre la visita, trasformando ogni reperto in una storia.”

L’affascinante storia dei reperti
La collezione di legni carbonizzati risale agli scavi di Amedeo Maiuri negli anni ’20, consolidati con paraffina per preservarne l’integrità. Nuovi ritrovamenti, effettuati tra il 2000 e il 2010 nella Villa dei Papiri e lungo l’antica spiaggia, hanno arricchito il corpus con frammenti di mobilio e strutture, come il soffitto della Casa del Rilievo di Telefo. Questi scavi, condotti in collaborazione con il Packard Humanities Institute, hanno richiesto restauri complessi per affrontare l’imbibizione e la fragilità del materiale. Le analisi archeobotaniche hanno rivelato dettagli sorprendenti: l’abete bianco dominava per usi strutturali e arredi, mentre noce e bosso erano scelti per la loro resa estetica in oggetti di pregio.

Il legno di Ercolano
Ercolano si distingue per l’eccezionale stato di conservazione del legno, utilizzato sia in edilizia sia nell’artigianato. Secondo l’archeobotanica a livello locale l’abete bianco era il “re del legno”: poiché era impiegato massicciamente – e in Campania è raro -, probabilmente era importato dall’area alpina. Cipresso, noce e bosso completano il quadro, con quest’ultimo riservato a intagli di alta qualità per la sua grana fine e il colore chiaro. La presenza di travi di abete rosso, originario delle Alpi, suggerisce la presenza di rotte commerciali che collegavano il golfo di Napoli a regioni lontane. Sono dati importanti, che permettono di conoscere meglio l’economia di Ercolano e la perizia dei suoi artigiani.

Collaborazione e innovazione
L’esposizione è il risultato di una sinergia tra il Parco Archeologico e il Packard Humanities Institute, come evidenzia Massimo Osanna, Direttore Generale Musei: “La collaborazione pubblico-privato ha permesso di coniugare rigore scientifico e accessibilità, dando nuova vita a un patrimonio fragile.” Tecnologie avanzate, come il monitoraggio microclimatico e le analisi non invasive, hanno garantito la conservazione dei reperti, mentre la ricerca continua a esplorare trattamenti innovativi per contrastare il degrado. La mostra rappresenta un modello di gestione sostenibile, capace di bilanciare tutela e valorizzazione.
Un’esperienza immersiva
La mostra si integra perfettamente con altri punti di interesse del Parco, come il Padiglione della Barca, che racconta il dramma dell’eruzione, e le esposizioni di ori e pitture allestite nel piano inferiore dell’Antiquarium. L’allestimento, con sfondi ispirati alle domus romane, crea un dialogo tra passato e presente, invitando i visitatori a riflettere sul valore della memoria culturale. “Ogni oggetto racconta una storia,” aggiunge Osanna, “e questa esposizione è un ponte tra gli antichi ercolanesi e noi.”

Osanna alla direzione del Parco
In concomitanza con l’inaugurazione della mostra, aperta fino al 31 dicembre 2025, Massimo Osanna ha annunciato che assumerà la direzione del Parco Archeologico di Ercolano, delegando le funzioni operative a Francesco Sirano, che conclude il suo secondo mandato (2017-2025). Questa transizione garantisce continuità nella gestione, mentre il Parco si prepara a nuove sfide, come l’ampliamento delle aree visitabili e ulteriori progetti di ricerca.


