Ci sono luoghi che sembrano destinati a reinventarsi, cambiare pelle e funzione senza per questo cancellare le tracce del passato, in una virtuosa mimesi che li rende capaci di adattarsi al presente. Il Forte di Gavi, assiso da secoli su una rocca naturale a strapiombo sul borgo, a eterna guardia di quel lembo di Appennino piemontese che si incunea in quello ligure, è uno di questi. Nato come castello medievale, trasformato in una delle più possenti fortezze d’Europa, diventato poi carcere e campo di prigionia, adesso apre un nuovo capitolo della sua storia: quello di monumento vivo, centro culturale e museo sempre più accessibile. Sabato 11 luglio il complesso ha riaperto al pubblico – noi siamo stati all’anteprima riservata alla stampa, giovedì 9 luglio – dopo un articolato progetto di recupero e valorizzazione che non si è limitato al restauro degli spazi, ma ha voluto ripensare completamente il modo di raccontare e vivere questo straordinario patrimonio.

Da macchina da guerra a “Bad Boys Camp”
Cambiare, dunque, come il castello fece esattamente quattro secoli fa, nel 1626, quando la Repubblica di Genova avviò il grande cantiere che trasformò l’antico maniero medievale nella poderosa macchina militare che ancora oggi domina le terre dove nasce il grande bianco piemontese, il Gavi Docg.
Per secoli il Forte rappresentò uno dei cardini del sistema difensivo genovese, progettato per controllare un territorio strategico alle spalle della Superba, e resistere agli assedi. Le spesse mura, i sei bastioni inespugnabili, le robuste cortine finirono però per racchiudere altre vite: quando il forte passò di mano, prima alla Francia quindi ai Savoia nel 1815, la sua funzione di vedetta venne meno e, disarmato nel 1854, divenne carcere civile.

Durante le due guerre mondiali qui scontarono la prigionia prima i militari austroungarici e in seguito gli ufficiali alleati, scelti tra coloro che avevano già tentato la fuga da altri campi, “cattivi ragazzi” che infatti ribattezzarono la fortezza piemontese “Bad Boys Camp”. Adesso la straordinaria parabola del Forte di Gavi si è definitivamente compiuta: da simbolo di chiusura e difesa è diventato uno spazio di apertura, conoscenza e incontro. Non ospita più soldati o prigionieri di guerra, ma racconti, memoria e cultura.
Quattro anni di lavoro e 4 milioni di euro
La riapertura arriva al termine di un percorso avviato nel 2022, sostenuto dal Ministero della Cultura e finanziato anche attraverso le risorse del PNRR. In quattro anni sono stati investiti oltre quattro milioni di euro per affrontare in maniera organica le principali criticità del mastodontico complesso militare: sicurezza, accessibilità, manutenzione, qualità dell’accoglienza e rinnovamento del percorso museale. Gli ultimi interventi sono stati completati in appena cinque mesi di chiusura, consentendo di restituire rapidamente il monumento ai visitatori.
“Per molti anni l’accessibilità è stata considerata un insieme di interventi tecnici – sottolinea Filippo Masino, direttore dei Musei nazionali Piemonte -. Oggi sappiamo che è molto di più: è un modo di progettare i luoghi della cultura perché possano essere vissuti e compresi dal maggior numero possibile di persone. Il lavoro realizzato al Forte di Gavi nasce da questa convinzione. Ogni scelta, dal restauro ai nuovi allestimenti, dalle tecnologie digitali ai servizi, è stata pensata per ampliare le possibilità di incontro tra il monumento e il suo pubblico, senza mai perdere di vista il valore storico e l’autenticità del luogo”.
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Tecnologia e accessibilità: una fortezza senza più barriere
Il cambiamento è evidente fin dall’ingresso. Il Forte dispone ora di una nuova biglietteria completamente accessibile, di spazi climatizzati, servizi rinnovati e percorsi che permettono a un pubblico molto più ampio di vivere l’esperienza della visita. Ascensori, servoscala, nuovi camminamenti e sistemi di sicurezza hanno abbattuto molte delle barriere che per anni avevano limitato la fruizione del complesso, mentre strumenti tattili, pannelli accessibili e supporti multimediali rendono la visita più inclusiva anche per persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive.

Effetti sonori che evocano la ronda notturna
Ma la trasformazione va ben oltre gli aspetti strutturali. Il nuovo allestimento accompagna il visitatore in un viaggio attraverso quasi mille anni di storia. Gli ambienti dedicati ai soldati, le ricostruzioni delle celle, gli effetti sonori che evocano la ronda notturna e le installazioni immersive restituiscono la dimensione quotidiana della vita all’interno della fortezza. La tecnologia, utilizzata con discrezione, aiuta a comprendere gli spazi senza sovrastarne il fascino: una nuova App con contenuti in realtà aumentata, esperienze interattive e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale affiancano il racconto storico, offrendo chiavi di lettura innovative soprattutto ai visitatori più giovani.

Come spiega Riccardo Vitale, direttore del Forte di Gavi:
“il Forte ha sempre raccontato la propria storia attraverso la forza della sua architettura e continua a farlo. Le nuove tecnologie, gli allestimenti e gli strumenti digitali sono stati introdotti solo dove potevano aiutare a comprendere meglio gli spazi, superare alcune barriere e coinvolgere un pubblico più ampio. In altre parole, il Forte parlava già: oggi abbiamo cercato di metterlo nelle condizioni di parlare davvero a tutti”.

La spettacolare fuga del maggiore degli Ussari
E proprio grazie all’intelligenza artificiale e all’interazione multimediale i visitatori possono rivivere alcuni dei momenti più significativi della storia della fortezza attraverso il racconto di un ufficiale inglese, Jack Pringle, maggiore dell’VIII Reggimento degli Ussari reali irlandesi, protagonista della più spettacolare evasione dal Forte, un’avventura emozionale resa ancora più coinvolgente dal dialogo continuo con un plastico tridimensionale del complesso.

Forte di Gavi, riapre anche l’Alto Forte
Tra le novità più attese c’è anche l’apertura dell’Alto Forte, finora escluso dal percorso di visita. Grazie agli interventi di messa in sicurezza è ora possibile esplorare una parte del complesso rimasta per decenni inaccessibile e godere di spettacolari affacci sulla valle. Dove il percorso storico resta troppo impegnativo, la tecnologia interviene con una ricostruzione virtuale che permette anche a chi ha difficoltà motorie di conoscere questi ambienti attraverso visori dedicati.

Il recupero ha interessato persino aspetti apparentemente secondari ma fondamentali per la vita quotidiana del monumento. Per la prima volta nella sua storia il Forte dispone di una rete di acqua potabile, sono stati realizzati nuovi servizi per le famiglie, spazi per l’allattamento, una golf car elettrica per gli spostamenti interni e un punto di ricarica per biciclette elettriche. È stato inoltre valorizzato il vigneto storico sul Bastione San Tommaso, recuperando un elemento che lega la fortezza al paesaggio e alla tradizione vitivinicola del Gavi.

L’arte contemporanea rilegge il passato e disegna il futuro della fortezza
La riapertura coincide con l’inaugurazione della mostra “Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson”, esposizione che attraverso installazioni, libri d’artista, acquerelli e opere site specific di quattro artisti contemporanei – Matilde Domestico, Floriana Porta, Alberto Casiraghy e Nicolò Tomaini – rilegge l’universo artistico della poetessa americana nel 140esimo anniversario della sua morte. Contemporaneamente negli spazi del Forte ha aperto i battenti anche “Fortissima Parade- Special Art“, rassegna dedicata ai linguaggi dell’arte contemporanea posti in dialogo con la storia e l’identità della fortezza, che in questa prima edizione vive su tre installazioni site specific tra luce e colore di Idem Studio, Truly Design e Maya Zignone. Entrambe le mostre restano visitabili fino al 4 ottobre e rafforzano la vocazione del Forte come luogo di produzione culturale, oltre che di conservazione della memoria.


Il destino del Forte di Gavi continua dunque a sorprendere. Le mura costruite quattro secoli fa per respingere gli eserciti oggi accolgono visitatori, famiglie, studiosi e appassionati; dove un tempo si entrava per combattere o per scontare una pena, oggi si entra per conoscere, esplorare e lasciarsi raccontare una storia lunga quasi mille anni. Ed è forse questa la trasformazione più straordinaria: quella di una fortezza nata per chiudersi al mondo che oggi sceglie, finalmente, di aprirsi a tutti.
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅Forte di Gavi
📍 Gavi (Alessandria)
📅 Dall’11 luglio 2026
🌐 Info: www.museipiemonte.cultura.gov.it





