I resti di una grande chiesa paleocristiana, impreziosita da raffinati mosaici policromi e circondata da sepolture, sono emersi nel centro storico di Oderzo. Il rinvenimento, frutto delle indagini archeologiche preventive avviate nell’area dell’ex Pescheria nel novembre 2025, rappresenta una delle più importanti scoperte degli ultimi anni per la conoscenza dell’antica Opitergium e delle sue trasformazioni tra la tarda età romana e l’alto Medioevo.
I primi risultati dello scavo sono stati presentati nel corso di un incontro pubblico organizzato dal Comune di Oderzo e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso. Le ricerche sono ancora in corso, ma delineano già un quadro di straordinario interesse.
📽️ Oderzo, affiora una monumentale chiesa paleocristiana: il video della presentazione
Un grande edificio di culto fuori dalle mura della città romana
L’area indagata si trova all’esterno dell’antico perimetro urbano di Opitergium, in un settore che aveva già restituito importanti testimonianze archeologiche, come i mosaici figurati dell’ex Orto Gasparinetti e le strutture del ridotto fortificato bizantino rinvenute nell’area delle ex Carceri.

L’estensione dello scavo, pari a circa 900 metri quadrati, ha consentito di ricostruire gran parte della pianta dell’edificio, che misura circa 23 metri di larghezza e almeno 30 metri di lunghezza. La struttura, articolata in tre navate, presenta un orientamento est-nord-est/ovest-sud-ovest e poggia su possenti fondazioni in laterizio spesse fino a 1,20 metri, realizzate sopra una fitta palificazione lignea infissa nel terreno alluvionale.
Le caratteristiche architettoniche permettono di identificare senza dubbio un importante edificio religioso, probabilmente il più antico luogo di culto cristiano finora noto della città.
Pavimenti musivi di grande pregio
Tra gli elementi più spettacolari emersi durante gli scavi figurano le estese pavimentazioni a mosaico, conservate soprattutto nella navata meridionale e in parte di quella centrale.

Le decorazioni presentano una ricca alternanza di motivi geometrici e vegetali: ottagoni intrecciati, losanghe, cerchi raccordati, trecce ornamentali, foglie d’acanto, motivi a edera e croci inscritte. Particolarmente raffinato è un pannello quadrangolare con un grande ottagono centrale decorato a velario, inserito in una complessa composizione di quadrati e losanghe.
Il repertorio decorativo trova confronti con altri edifici paleocristiani dell’Italia settentrionale e suggerisce una datazione compresa tra la fine del IV e il V secolo d.C.
Sebbene parte delle superfici sia stata compromessa da interventi edilizi del Novecento e da antichi episodi di spoliazione, i mosaici conservati testimoniano l’elevato livello artistico raggiunto dal complesso.
L’area presbiteriale e le tracce del cantiere
Nel settore orientale dello scavo sono emerse alcune piccole basi quadrangolari interpretate come gli alloggiamenti delle transenne presbiteriali, gli elementi che delimitavano l’area liturgica riservata al clero.

Accanto alla chiesa sono stati inoltre individuati ambienti destinati alla preparazione dei materiali impiegati nella costruzione e nella decorazione dell’edificio. Da quest’area provengono numerose tessere musive, frammenti marmorei, ceramiche, vetri, manufatti metallici e una piccola struttura di combustione probabilmente utilizzata come fornace.
Tra i ritrovamenti più interessanti figurano anche tessere in pasta vitrea, che lasciano immaginare un apparato decorativo ancora più ricco rispetto a quanto oggi conservato.
Le sepolture lungo il perimetro della basilica
Lo scavo ha restituito anche quattro tombe a inumazione, tre delle quali accoglievano due individui ciascuna.
Le sepolture, tutte prive di corredo funerario, erano collocate tra le lesene del muro meridionale dell’edificio. Gli archeologi stanno ora conducendo lo studio antropologico dei sette individui rinvenuti, mentre future analisi al radiocarbonio sui resti umani e sulle palificazioni lignee contribuiranno a definire con maggiore precisione la cronologia del complesso.

Questi dati potranno chiarire anche quale ruolo rivestisse questa chiesa all’interno dell’organizzazione ecclesiastica della Oderzo tardoantica, in rapporto ai primi vescovi documentati dalle fonti.
Un nuovo capitolo per l’archeologia di Oderzo
La scoperta amplia in modo significativo il quadro delle conoscenze sull’evoluzione urbana di Opitergium dopo la crisi dell’età imperiale.
L’esistenza di un edificio religioso di tali dimensioni conferma l’importanza mantenuta dalla città anche nei secoli della tarda antichità, quando il tessuto urbano andava progressivamente trasformandosi. Allo stesso tempo, il complesso offre una rara occasione per studiare le prime fasi della cristianizzazione del territorio e la nascita dei nuovi poli religiosi destinati a caratterizzare il paesaggio medievale.
Verso la valorizzazione del sito
Le indagini archeologiche entreranno presto nella fase conclusiva, ma il lavoro è solo all’inizio. Seguiranno infatti campagne di restauro, analisi scientifiche e approfondimenti interdisciplinari.
Soprintendenza, Amministrazione comunale e proprietà dell’area stanno già valutando le soluzioni progettuali più idonee per conservare a vista i settori meglio preservati dell’edificio e integrarli nel futuro complesso residenziale, che comprenderà anche spazi dedicati alla divulgazione culturale e all’accoglienza dei visitatori.
L’obiettivo è rendere questo nuovo tassello dell’archeologia opitergina accessibile al pubblico, contribuendo a rafforzare il percorso di valorizzazione del patrimonio storico della città.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGIA, BELLE ARTI E PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI PADOVA, TREVISO E BELLUNO ✅






