termopolio regio v

SCOPERTE / Pompei, dagli scavi riemerge quasi intatto un termopolio, la “tavola calda” antica

Torna alla luce per intero l’antico termopolio della Regio V. Ancora intatte le straordinarie decorazioni pittoriche di nature morte; trovati anche parti di alimenti, ossa di animali e resti di vittime dell’eruzione del 79 d.C.

di Elena Percivaldi – Foto ©Luigi Spina

Il termopolio della Regio V (foto ©️Luigi Spina)


Ancora una volta da Pompei riaffiora uno spaccato di vita quotidiana dell’antica Roma. Un momento tragicamente fissato per l’eternità nelle drammatiche ore del 24 ottobre 79 d.C., quando la città venne sepolta dalle ceneri e dai lapilli eruttati dal Vesuvio. Dopo i tanti straordinari affreschi e i resti di altre due delle vittime, un uomo e probabilmente il suo servo più giovane (ne abbiamo parlato QUI; per tutti gli articoli pubblicati su Pompei cliccate qui), giunge ora la notizia della scoperta, sempre nella Regio V, di un termopolio, una delle tante “tavole calde” che nei vari quartieri delle città romane rifocillavano gli affamati avventori con bevande e cibi caldi. Gli alimenti, come indica il nome di origine greca, erano conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura. Si trattava di locali molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (pasto) fuori casa: nella sola Pompei se ne contano circa un’ottantina. Caratterizzato da vivaci decorazioni tra cui realistiche nature morte, il locale appena scavato ha restituito anche pietanze e ossa di animali. E, ancora una volta, i resti di altre vittime della drammatica eruzione accompagnati da quelli di un cane.

Il termopolio della Regio V si trova all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi ed era già stato parzialmente scavato nel 2019 durante gli interventi del Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici. Nella piazzetta antistante erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica (ossia per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento (e di cui avevamo parlato QUI). Le decorazioni del bancone del termopolio – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte la raffinata immagine di una Nereide a cavallo in ambiente marino e sul lato più corto la rappresentazione, probabilmente, della bottega stessa, in pratica la sua insegna commerciale. Il ritrovamento, al momento dello scavo, di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta.

L’affresco con Nereide (foto: ©Luigi Spina)


In questa nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce sono emerse altre pregevoli scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte ad essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem.

Il gallo dipinto sul bancone (foto: ©Luigi Spina)

Una sbeffeggiante iscrizione graffita “Nicia cineade cacator” si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: “Nicia Cacatore, invertito!”. La scritta, lasciata da un buontempone, forse aveva voluto prendere in giro il proprietario o qualcuno che lavorava nel termopolio: non si sa chi possa essere Nicia, ma l’ipotesi è che si tratti di un liberto proveniente dalla Grecia.

Gli scavi hanno restituito anche diverso materiale da dispensa e da trasporto: in tutto nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Anche il piano pavimentale di tutto l’ambiente è stato riportato alla luce, rivelandosi costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta) con l’inserzione, in alcuni punti, di frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio).

Ancora il termopolio con le nature morte e i dolia per la conservazione del cibo (foto: ©Luigi Spina)


Le prime analisi di laboratorio, effettuate da Valeria Amoretti (Funzionario Antropologo del PAP), confermano come le pitture sul bancone rappresentano, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio: tra i dipinti sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze.
D’altro canto, le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone. Sul fondo di un dolio – identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere, rinvenuta al suo interno – è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate o macinate. Il celebre gastronomo Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo.

Ma le testimonianze rinvenute non si fermano ai resti di alimenti e pietanze. Nell’angolo nord-occidentale della stanza del termopolio, tra le due porte, è stato rinvenuto uno scheletro completo di cane. “Non si tratta – spiega Amoretti – di un grande cane muscoloso come quello dipinto proprio sul bancone del locale, ma di un esemplare estremamente piccolo, alto 20-25 cm alla spalla, pur essendo un cane adulto. Cani di queste piccolissime dimensioni, sebbene piuttosto rari, attestano selezioni intenzionali avvenute in epoca romana per ottenere questo risultato”.

Dietro al bancone sono state inoltre trovate ossa umane, trascinate molto probabilmente dai primi scavatori del sito quando, nel XVII secolo, in cerca di oggetti preziosi realizzarono clandestinamente una serie di cunicoli. I resti appartengono a un individuo di almeno 50 anni di età. “Una prima analisi – spiega ancora l’antropologa del Parco Archeologico – permette di associare queste ossa trascinate a ciò che resta di un individuo rinvenuto nell’angolo più interno della bottega, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato al di sopra di un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo.
Ancora da indagare, invece, sono le ossa pertinenti ad almeno un altro individuo, rinvenute all’interno di un grande dolio, probabilmente risistemate in tale posizione sempre dai primi scavatori”.

Il bancone con i dolia, vivacemente affrescato (foto: ©Luigi Spina)
I resti umani dell’individuo maschile di circa 50 anni riemersi nel termopolio (foto: ©Luigi Spina)
Altri resti umani riemersi in un dolio (foto: ©Luigi Spina)


Questi sono solamente i primi dati macroscopici forniti dallo scavo in corso, ma non saranno sicuramente gli ultimi: i reperti, rende noto il Parco, prelevati e portati in laboratorio verranno ulteriormente studiati tramite indagini specifiche in dipartimenti e università in convenzione, indagini “che permetteranno di affinare sempre più i dati a nostra disposizione e quindi la conoscenza del termopolio e del sito”.

Entusiasta Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei: “Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. I materiali rinvenuti sono stati, infatti, scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in laboratorio e in particolari i resti rinvenuti nei dolia del bancone, rappresenteranno dei dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.

Fonte: Parco Archeologico di Pompei. Foto: ©Luigi Spina

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