Una sorprendente scoperta è stata effettuata nei giorni scorsi nel cuore del suggestivo “Borgo Fantasma” di Celleno vecchia, nel Viterbese. Durante i lavori di consolidamento dei ruderi della chiesa di San Donato, gli architetti e archeologi si sono imbattuti nei resti di un’antica cripta. Un edificio noto – anche se in modo frammentario – dalle fonti documentarie e dedicato con ogni probabilità a San Michele Arcangelo, ma di cui si erano perse le tracce quando la chiesa crollò nel 1944 e fu abbandonata, anticipando di pochi anni il destino del resto del borgo. Dopo un lungo periodo di oblio e di spoliazioni, negli ultimi anni, l’amministrazione comunale ha intrapreso un’azione di recupero e valorizzazione cercando di salvare edifici e abitato dallo sgretolamento e dall’oblio. Ora è arrivata la scoperta, che getta nuova luce sulla storia non solo della chiesa, ma di tutto l’affascinante borgo della Tuscia.

Suggestive rovine accarezzate dal vento
Sorto su uno sperone tufaceo a 341m slm, Celleno si stringe intorno al castello documentato dal 1026, quando l’imperatore Corrado II il Salico concesse il feudo ai Conti di Bagnoregio. Il sito, dopo aver vissuto una lunga storia, fu progressivamente abbandonato a partire dalla fine dell’Ottocento a causa di ripetute epidemie e terremoti e per l’instabilità dei pendii. La popolazione si spostò a circa un chilometro di distanza, dando vita alla “nuova” Celleno: un’esodo che continuò fino alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso. L’abitato antico, ormai, deserto è oggi avvolto da un’atmosfera di magica suggestione. Tra gli edifici spiccano il massiccio Castello Orsini, restaurato dal pittore Enrico Castellani e circondato da un profondo fossato, e, appunto, la chiesa romanica di San Donato; gli altri ruderi sono disposti tra stretti cunicoli e viuzze avvolte nel silenzio, dove l’unico rumore che si sente è quello del vento.
Di Celleno parlo anche qui (**):

“Siamo sorpresi e felici di questa scoperta – afferma il sindaco Marco Bianchi in post su Facebook – . Stiamo continuando con i lavori sperando di rendere fruibile questo spazio ai visitatori, in assoluta sicurezza. Purtroppo decenni di abbandono, gli eventi sismici e le particolari condizioni orografiche non hanno aiutato a salvare la chiesa, ma stiamo facendo tutto il possibile, con le risorse a disposizione, per completare i lavori ed incrementare le dotazioni del Borgo Fantasma”.
“Negli ultimi tre mesi – continua Bianchi sui social – è stato incessante il lavoro di scavo archeologico diretto dalla società di ingegneria Alma Civita Studio congiuntamente all’Università degli Studi della Tuscia, in particolare dal prof. Giuseppe Romagnoli, instancabile studioso di questo sito”.
Una cripta longobarda?

Andando avanti con gli scavi, spiega il primo cittadino, gli archeologi si sono inaspettatamente trovati di fronte ai resti della chiesa inferiore (o forse di una cripta) che conserva un’altezza di almeno 5 metri. “I documenti di archivio e i professionisti impegnati [nei lavori] ci dicono che la chiesa aveva un ingresso separato con accesso dal versante nord – ricorda il sindaco -. Già però alla fine dell’Ottocento il vescovo fece chiudere questo spazio sia perché destinato ad usi impropri, sia per la difficoltà di accedervi”. Alla straordinarietà della notizia di una chiesa inferiore si affiancano ritrovamenti di materiali lapidei di pregevole fattura scultorea, alcuni dei quali sarebbero del periodo longobardo, così come la cripta: una conclusione plausibile in quanto l’Arcangelo Michele, come noto, dei Longobardi era il santo “nazionale” e protettore. Ritrovamenti, conclude Bianchi, “che attestano, senza ombra di dubbio, che su questa rocca c’è stata continuità di vita a partire dal periodo etrusco e fino ai nostri giorni”.
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