Due nuovi tesori sono stati sottratti al traffico illecito dai carabinieri TPC e restituiti alla fruizione collettiva in quanto oggetti di grande importanza, che narrano la storia di territori e di comunità. La riconsegna è avvenuta nei giorni scorsi da parte del Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, Maggiore Emanuele Meleleo, che ha affidato al direttore del Museo delle Civiltà di Roma, Andrea Viliani, due importantissimi reperti archeologici mesoamericani.
Il primo è un pendente in oro a doppia figura della cultura del Gran Coclé di Panama (650-1520 d.C.) che raffigura due guerrieri in atto di ostentare, ciascuno, un’insegna da guerra e un lancia-dardi. Il reperto è verosimilmente parte di un corredo funebre di un personaggio di alto rango, quale un capo, un sacerdote o uno sciamano.

Il secondo reperto è invece una statuina fittile appartenente alla cultura Nayarit, Messico nord-occidentale (100 a.C. – 300 d.C.), anch’essa parte di un corredo funerario, realizzata con ceramica d’impasto rossiccio, a cottura ossidante, con ingobbiatura in bianco crema e pittura in rosso. Rappresenta una figura femminile inginocchiata, con gli arti superiori (quello destro è mancante) semplicemente abbozzati e protesi in avanti. La figura è ornata da una collana, a più giri, di grani circolari sempre in rosso, e da un ornamento nasale a forma di mezza luna.
Per entrambi, a fronte della raffinata fattura, della rarità nelle raccolte italiane e della rilevante testimonianza dell’arte precolombiana dell’America Centrale, su proposta del Nucleo CC TPC di Venezia e istruttoria della Soprintendenza ABAP di Venezia, il Segretariato Regionale del Veneto ne ha dichiarato l’interesse particolarmente importante previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.
I reperti sono stati trovati dal Nucleo dei Carabinieri TPC nell’ottobre 2020, nell’ambito di un’attività ispettiva della Soprintendenza A.B.A.P. per il Comune di Venezia e Laguna, con cui i militari TPC collaborano strutturalmente. Erano custoditi presso un prestigioso palazzo veneziano insieme ad altri 33 beni d’interesse archeologico; dopo aver verificato l’assenza di un valido titolo di proprietà da parte del detentore, la cui collaborazione è stata altresì importante nel corso delle indagini, i reperti sono stati sottoposti a sequestro. Dagli accertamenti effettuati sono quindi emerse ipotizzabili responsabilità penali a carico di un soggetto deceduto, per i reati di ricettazione e messa in circolazione di beni contraffatti.
Al termine delle indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Venezia, nel settembre 2023 il Tribunale di Venezia ha disposto la confisca dei beni, di cui 2 sono stati assegnati al Museo delle Civiltà di Roma e gli altri 33 (tra cui un ushabti egizio) alla Soprintendenza di Venezia.
Fonte: Carabinieri TPC






Lascia un commento