Erano sepolti sotto terra a una profondità di circa 20 centimetri, lungo il pendio di una montagna nei pressi di Årdal, un villaggio nella Norvegia sudoccidentale. I quattro bracciali d’argento, finemente decorati e databili al IX secolo, secondo gli archeologi dell’Università di Stavanger che li hanno riportati alla luce, sono di grande interesse perché potrebbero fornire nuove informazioni su un’epoca, quella vichinga, che ha ancora molti capitoli inediti da svelare.

I bracciali al momento della scoperta (Foto: Volker Demuth, Museo Archeologico, Università di Stavanger)

I preziosi bracciali sono spuntati durante i lavori preparatori alla costruzione di una nuova strada destinata a far passare i trattori diretti a una proprietà agricola locale. “All’inizio pensavo si trattasse di semplici fili di rame intrecciati, come spesso se ne trovano nei terreni agricoli. Ma quando ho visto che ce n’erano diversi uno accanto all’altro e che il materiale in questione non era rame ma argento, ho capito che eravamo di fronte e qualcosa di entusiasmante“, racconta senza celare l’entusiasmo l’archeologo Ola Tengesdal Lygre, che insieme alla collega Mari Krogstad Samuelsen ha materialmente estratto i reperti dal terreno. 

La fattoria fu bruciata durante un attacco

Lo scavo, finanziato dall’Agenzia Nazionale per le Antichità norvegesi, ha rivelato – a spiegarlo una nota dell’Università norvegese – che il luogo “era sede di una grande fattoria” risalente all’età vichinga – 793-1066 d.C., ma in Norvegia convenzionalmente l’intervallo è tra l’800 e il 1050 d.C. -, “composta da diversi edifici destinati a ospitare persone e animali“. Al suo interno rinvenuto resti di vasi di pietra ollare, rivetti, lame di coltelli e pietre per affilare gli utensili“, racconta Volker Demuth, archeologo e project manager del Museo Archeologico dell’Università di Stavanger.  I bracciali erano sepolti sotto il pavimento di una piccola abitazione che probabilmente apparteneva a una famiglia di rango servile impiegata nella fattoria. Finora, spiega la nota dell’Ateneo norvegese, non è stato trovato altro nell’area intorno al luogo dove c’era il tesoretto, ma è possibile che la terra restituisca in futuro altri reperti perché visto il fortunato ritrovamento le autorità hanno deciso di ampliare lo scavo. 

Foto con il drone dello scavo di Årdal. I bracciali sono stati trovati nel settore in basso a destra (Foto: Eli Gil Bell, Museo Archeologico, UiS Università di Stavagner)

“Si tratta di un ritrovamento unico, perché di solito oggetti di questo tipo vengono scoperti in campi coltivati, quindi risultano spesso decontestualizzati perché disturbati dalle arature”, spiega Demuth. “In questo caso invece il tesoro d’argento non è mai stato spostato ed è stato trovato esattamente dove fu collocato, quindi può darci nuove informazioni sulla vita e sulla società nell’era vichinga”.   

Il contorno nella foto mostra l’area dove si trovava la casa. La croce a destra indica il punto dove è stato trovato il tesoro d’argento. Gli archeologi ritengono che questa casa fosse abitata dal personale di servizio della fattoria vichinga (foto: Museo Archeologico, Università di Stavanger)

Lo scavo ha mostrato che la fattoria, risalente al IX secolo, ad un certo punto è stata bruciata, cosa che non stupisce considerando il contesto piuttosto turbolento dell’epoca. L’idea che si fa strada è che gli abitanti della fattoria siano stati attaccati e prima di fuggire sulla montagna abbiano cercato di nascondere gli oggetti di valore il più accuratamente possibile, “in un posto dove non si sarebbe mai pensato che si potesse nascondere un tesoro”, dice Demuth. 

L’archeologo Volker Demuth al centro dello scavo, profondo circa un metro. (Foto: Museo Archeologico, UiS)

All’epoca in Norvegia non esistevano miniere d’argento, quindi tutto il metallo era importato dall’estero attraverso scambi commerciali oppure proveniva da doni o razzie. La decorazione presente sui bracciali di Årdal ricorda da vicino quella dei sei splendidi collari d’argento rinvenuti in una fattoria a Sæbø, nei pressi di Hjelmeland, nell’ormai lontano 1769, in quel caso probabilmente seppelliti come dono a Odino. Secondo gli archeologi, non è escluso che tra tutti questi reperti possa esserci un collegamento. 

Dopo il ritrovamento, il blocco di terra che conteneva i bracciali è stato trasportato al Museo Archeologico di Stavanger, dove è stato radiografato. Dal blocco verranno inoltre prelevati campioni di terreno che potranno rivelare, tra le altre cose, se i braccialetti erano avvolti in un contenitore, un panno o una borsa quando furono sepolti. 

Le radiografie mostrano che i quattro bracciali hanno forme e decorazioni diverse. Lo studio dei campioni di terreno potrà rivelare, tra le altre cose, se i monili erano avvolti in un panno quando furono sepolti. (Foto: Museo Archeologico, Università di Stavanger)

“È una scoperta assolutamente fantastica, che getta nuova luce su una delle epoche cruciali della storia norvegese”, afferma il direttore del Museo Archeologico, Ole Madsen. Il museo ha da poco riaperto i battenti dopo un lungo periodo di ristrutturazione. E, garantisce Madsen, il tesoretto appena scoperto troverà posto nelle sue sale non appena il restauro e lo studio saranno terminati.  

Fonte delle informazioni: Università di Stavanger

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