Un boomerang ricavato usando una zanna di mammut, risalente a oltre 42.000 anni fa, potrebbe essere il più antico mai scoperto in Europa — e forse nel mondo. Il reperto, emerso dalla grotta di Obłazowa, nel sud della Polonia, è al centro di una nuova ricerca che ridefinisce il ruolo dell’Europa centro-orientale nelle prime fasi della diffusione dell’Homo Sapiens.
Lo studio, pubblicato oggi sulla rivista internazionale PLOS ONE, è il frutto di una collaborazione interdisciplinare che ha coinvolto ricercatori del Laboratorio di Radiocarbonio BRAVHO dell’Alma Mater, dell’Università Jagellonica di Cracovia e dell’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva di Lipsia.

Il boomerang di Obłazowa
Lungo più di 70 centimetri e lavorato finemente, il boomerang è stato rinvenuto in un contesto archeologico ricco, associato a strumenti in pietra, ornamenti in avorio e persino a una falange umana, riconducibile all’Homo Sapiens. Un insieme che lascia ipotizzare anche un possibile uso rituale o sciamanico.

Analisi all’avanguardia per un reperto senza precedenti
“Abbiamo utilizzato le tecnologie più avanzate per ottenere un risultato affidabile”, spiega Sahra Talamo, direttrice del Laboratorio di Radiocarbonio BRAVHO. La datazione, ottenuta attraverso spettrometria di massa con acceleratore, ha collocato il reperto tra 42.290 e 39.280 anni fa, ponendolo tra i più antichi oggetti tecnologici e simbolici del Paleolitico europeo.

A contribuire all’indagine anche la dottoranda Nicole Casaccia, che ha curato il pretrattamento dei campioni ossei trovati accanto al boomerang, per ottenere una cronologia indiretta ma accurata. Il reperto è emerso dallo strato archeologico VIII della grotta, una zona databile a un periodo caratterizzato da forti variazioni climatiche e transizioni culturali.
Sfida alla narrazione classica sulla diffusione del Sapiens
“Per decenni l’Europa centro-orientale è stata considerata marginale nella mappa della diffusione dei primi Sapiens”, osserva Andrea Picin, coautore dello studio. “Ma reperti come il boomerang di Obłazowa raccontano una storia diversa: una regione dinamica, culturalmente ricca e tecnologicamente avanzata già oltre 40.000 anni fa”.

Le somiglianze con boomerang australiani antichi fanno emergere interrogativi interessanti anche sulle origini e diffusione di questo strumento, tradizionalmente associato alle culture aborigene dell’Oceania. La comparsa in Europa centrale potrebbe indicare un’invenzione indipendente, o rivelare percorsi culturali più complessi di quanto si sia finora immaginato.
Un nuovo volto per la preistoria europea
L’eccezionale conservazione e la raffinatezza del manufatto testimoniano un livello avanzato di progettazione tecnica, capacità simbolica e pensiero astratto già nelle prime comunità Sapiens del continente. Una scoperta che costringe gli studiosi a rivedere profondamente le mappe e i modelli della preistoria europea.

“Questa ricerca dimostra quanto sia fondamentale integrare archeologia, chimica e scienze naturali per ricostruire il nostro passato remoto”, conclude Talamo. “Anche luoghi finora trascurati, come la Polonia preistorica, possono raccontarci capitoli cruciali della storia dell’umanità”.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLOS ONE con il titolo “Boomerang and Bones: Refining the chronology of the Early Upper Paleolithic at Obłazowa Cave, Poland”. Per l’Università di Bologna hanno partecipato Sahra Talamo, Nicole Casaccia, Laura Tassoni, Giorgia Sciutto e Andrea Picin del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”, insieme a Carla Figus, Antonino Vazzana, Ginevra Di Bernardo, Matteo Romandini e Stefano Benazzi del Dipartimento di Beni Culturali.
📘 Fonte scientifica (primaria)
- 📄 Sahra Talamo, Nicole Casaccia, Michael P. Richards, et alii, Boomerang and bones: Refining the chronology of the Early Upper Paleolithic at Obłazowa Cave, Poland
- 🏛️ Laboratorio di Radiocarbonio BRAVHO dell’Alma Mater, Università Jagellonica di Cracovia e Istituto Max Planck di Lipsia
- 📚 PLOS One (peer-reviewed) June 25, 2025
- 🔗 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0324911
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.





