L’antica città romana di Suasa, situata nella media valle del fiume Cesano, nelle Marche, torna a raccontare la sua storia grazie alle più recenti indagini archeologiche dell’Università di Bologna, rivelate da UniBo. L’ultima campagna di scavi, condotta nel 2024 con la partecipazione di una quarantina di studenti e studentesse, ha portato alla luce un ampio quartiere produttivo che si sviluppava lungo l’asse principale della città romana. Tra le strutture emerse – profondamente interrate per oltre cinque metri – anche un’eccezionale quantità di monete e vasi quasi integri.

La scoperta è frutto delle ricerche guidate dal professor Enrico Giorgi (Dipartimento di Storia Culture Civiltà – Alma Mater), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Ancona e Pesaro-Urbino, il Comune di Castelleone di Suasa e il progetto Alma Scavi.

“L’obiettivo della campagna era comprendere meglio il limite urbano e la sua relazione con la necropoli,” spiega Giorgi. “Per questo abbiamo iniziato con rilievi da drone e prospezioni geofisiche non invasive, per poi passare allo scavo stratigrafico vero e proprio”.

Foto: UniBo

Un quartiere produttivo ai margini della città

Lo scavo si è concentrato in una zona di passaggio tra l’abitato e le necropoli, dove gli archeologi hanno individuato un complesso di edifici con funzioni produttive, probabilmente legati ad attività artigianali e commerciali. Le strutture scoperte si estendono in profondità e in ampiezza, testimoniando un’intensa e continuativa attività. L’elevata concentrazione di monete, unite al ritrovamento di vasellame da mensa e da trasporto quasi integro, conferma la vocazione economica dell’area.

Questa scoperta getta nuova luce sull’organizzazione urbana di Suasa, suggerendo un’articolazione più complessa tra spazio pubblico, zone residenziali e distretti produttivi. In particolare, la posizione lungo un importante asse viario evidenzia la rilevanza di queste strutture nel controllo e nella gestione dei flussi commerciali.

Foto: UniBo

Suasa: da centro piceno a città romana

Fondata dopo la battaglia del Sentino (295 a.C.), in cui Roma sconfisse una vasta coalizione di Etruschi, Sanniti, Galli Senoni e Umbri, Suasa nacque come centro amministrativo romano nella regione controllata dai Piceni.

La città – oggi il sito si trova in località Pian Volpello, nel territorio comunale di Castelleone di Suasa (Ancona) – si sviluppò rapidamente, favorita dalla presenza di due importanti arterie stradali: la via Flaminia, che univa Roma all’Adriatico, e la via Salaria Gallica, che attraversava il territorio marchigiano da est a ovest. Il momento di massimo splendore arrivò nella seconda metà del I secolo a.C., quando Suasa ottenne lo status di Municipium, con propri magistrati e autonomia amministrativa.

A partire da quel momento, furono realizzate opere monumentali pubbliche e private, testimoniate dalle molte scoperte archeologiche: tra queste, una domus di età medio-imperiale con mosaici pavimentali e pitture parietali, un foro commerciale con piazza e porticato a ferro di cavallo, un anfiteatro (il più grande delle Marche) e persino un teatro, individuato grazie a fotografie aeree.

Il lavoro dell’Alma Mater: quasi quarant’anni di scavi

La missione archeologica dell’Università di Bologna, attiva dal 1987, ha progressivamente ricostruito la topografia e la funzione degli spazi urbani di Suasa. Le necropoli sono state localizzate in più aree periferiche e i recenti scavi si concentrano proprio nella zona di confine tra abitato e sepolture, rivelando un paesaggio urbano in continua trasformazione.

Il quartiere produttivo appena scoperto rappresenta un tassello essenziale per comprendere la rete economica cittadina. La quantità e la varietà di oggetti ritrovati consentiranno studi approfonditi su circolazione monetaria, attività artigianali e consumi, offrendo nuove prospettive anche sulle dinamiche sociali tra centro urbano e periferia.

Declino e abbandono: la fine di Suasa

Suasa visse il suo apice nel II secolo d.C., durante il periodo medio-imperiale. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del III secolo iniziarono segnali di crisi e ridimensionamento, probabilmente legati al mutamento delle rotte commerciali e all’instabilità politica. Nel corso dei secoli successivi, la città venne progressivamente abbandonata fino al completo spopolamento nel VI secolo, a vantaggio di nuovi insediamenti collinari più sicuri.

Oggi il sito archeologico è uno dei più importanti dell’Italia centrale per lo studio dell’urbanistica romana e delle trasformazioni dei centri minori tra Repubblica e Impero.

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