Il lago di Mezzano, piccolo bacino del Viterbese formatosi all’interno di un cratere vulcanico spento della caldera di Latera, presso il margine occidentale del lago di Bolsena, custodisce un tesoro nascosto da millenni. Sul suo fondale giacciono i resti di un insediamento palafitticolo databile tra il Bronzo antico e il Bronzo recente (circa 2200-1200 a.C.). La scoperta risale al 1971, quando il geologo Lamberto Ferri Ricchi individuò le prime tracce di pali lignei emergenti dall’acqua.

Vista del lago di Mezzano, circondato da colline verdesche e con un tronco d'albero sulle rive, che riflette la calma dell'acqua trasparente sotto un cielo azzurro.
Scavi archeologici nel sito sommerso nel lago di Mezzano (foto: SABAP Viterbo -Etruria Meridionale)

Negli anni successivi, a partire dal 1973, la Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale avviò sul sito, che ricade nel comune di Valentano, campagne di scavo regolari, culminate in una serie di ricerche condotte fino al 1996. I risultati furono ampiamente pubblicati e l’area di Mezzano divenne uno dei siti di riferimento per lo studio delle palafitte protostoriche dell’Italia centrale.

Mezzano
Scavi archeologici nel sito sommerso nel lago di Mezzano (foto: SABAP Viterbo -Etruria Meridionale)

Il ritorno delle ricerche subacquee

Dopo una lunga pausa, le indagini sono finalmente riprese grazie a finanziamenti ministeriali (L. 190), sotto la direzione della dott.ssa Barbara Barbaro, archeologa subacquea con formazione protostorica. L’attuale progetto si concentra su una mappatura completa del fondale attraverso tecnologie avanzate come il Sub Bottom Profiler, utile per localizzare i pali ancora sepolti nei sedimenti.

Fondo del lago di Mezzano con resti di un insediamento palafitticolo, visibili come strutture emergenti dal sedimento sabbioso sott'acqua.
Scavi archeologici nel sito sommerso nel lago di Mezzano (foto: SABAP Viterbo -Etruria Meridionale)

La fase successiva prevede nuovi scavi mirati in aree non ancora esplorate, con l’obiettivo di ampliare il quadro delle conoscenze e confrontarlo con i dati già raccolti. Nonostante le difficoltà logistiche – visibilità ridotta, acque torbide e temperature che a 14 metri di profondità scendono a soli 14 gradi – il contesto continua a restituire reperti in ottimo stato di conservazione, un elemento di grande interesse per gli archeologi.

Un subacqueo al lavoro nel lago di Mezzano, circondato da acque torbide, mentre mappa il fondale per scopi archeologici.
Scavi archeologici nel sito sommerso nel lago di Mezzano (foto: SABAP Viterbo -Etruria Meridionale)

Una squadra multidisciplinare

Le attività sul campo sono condotte dal Servizio di Archeologia Subacquea, che può contare su un team altamente specializzato: l’assistente tecnico Egidio Severi (rilievi topografici e fotogrammetria), l’ispettore onorario Massimo Lozzi (documentazione foto e video), la dott.ssa Maria Bruno e il dott. Dario D’Amico (assistenza agli scavi).

Fondamentale anche il contributo dei restauratori subacquei della ditta CSR Restauro Beni Culturali, coordinati da Riccardo Mancinelli e affiancati dall’archeologo Simone Falqui. Alla sicurezza provvede l’architetto Massimiliano Ena, subacqueo professionista, mentre le operazioni in acqua e in superficie sono garantite dal nucleo specializzato dei Carabinieri Subacquei di Roma.

Tre subacquei che indossano attrezzature da immersione mentre lavorano sul fondale del lago di Mezzano.
Scavi archeologici nel sito sommerso nel lago di Mezzano (foto: SABAP Viterbo -Etruria Meridionale)

Un patrimonio da preservare

Il sito di Mezzano rappresenta una testimonianza unica della vita protostorica nell’Italia centrale. Le palafitte non erano solo abitazioni, ma anche strutture comunitarie legate alla gestione delle risorse del territorio e ai rapporti con gli insediamenti circostanti. Il proseguimento delle ricerche e il restauro dei reperti potranno gettare nuova luce su dinamiche sociali, economiche e culturali dell’Età del Bronzo, arricchendo il mosaico delle civiltà preistoriche europee.

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