Si sono concluse nelle scorse ore le attività di scavo che hanno portato all’individuazione, a San Marco Argentano (Cosenza), di una tomba in fossa terragna, priva di copertura, durante un’indagine di archeologia preventiva propedeutica alla costruzione di un impianto per le fonti rinnovabili. L’intervento è stato condotto in località Cappasanta sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ABAP per la provincia di Cosenza.
Nel sepolcro erano deposti due individui: una donna adulta e un bambino. Il contesto funerario si caratterizza per la presenza di un corredo comprendente varie forme ceramiche decorate a figure rosse, affiancate da monili in bronzo, che permettono di datare la deposizione alla fine del IV secolo a.C. C’era anche una monetina, forse utilizzata come obolo di Caronte e viatico per l’Aldilà. Il tutto sembra indicare che i due individui appartenevano a un ceto sociale elevato.

Il corredo funerario: ceramica e bronzi
Le forme vascolari a figure rosse sono particolarmente significative: questo tipo di ceramica in età tardo-ellenistica è noto per la sua diffusione nei territori dell’Italia meridionale, in Magna Grecia e in altre aree del Mediterraneo. L’uso di decorazioni a figure rosse – con contorni scuri su fondo chiaro – consente analogie stilistiche con produzioni italiote e locali.
I monili in bronzo trovati nella tomba costituiscono un’aggiunta importante: essi attestano l’elemento tecnologico e il valore simbolico nel rito funerario. La presenza di oggetti metallici in contesti di sepolture non sempre è ben conservata, per cui un ritrovamento in buono stato costituisce un’occasione preziosa per la ricerca.
Metodologia dello scavo e tutela dei reperti

Lo scavo è stato condotto da archeologi e restauratori con criteri sistematici di documentazione fotografica, rilievi stratigrafici e registrazione puntuale dei reperti. L’approccio ha privilegiato la massima prudenza e le tecniche di recupero compatibili con la salvaguardia del contesto.
I reperti sono stati immediatamente sottoposti ad operazioni di consolidamento e protezione per impedirne il degrado e garantirne l’integrità per le fasi successive di studio e musealizzazione.
Le prospettive di ricerca
Questa scoperta aggiunge un tassello significativo nella conoscenza delle pratiche funerarie, dell’organizzazione sociale e dell’arte materiale nell’area cosentina e della Calabria in epoca tardo-classica e ellenistica. Il rito della sepoltura in fossa, insieme al corredo composito, offre indizi sulle credenze relative all’aldilà e sulle connessioni culturali con il Mediterraneo.
Nei prossimi studi, l’analisi tecnico-stilistica della ceramica permetterà di individuare eventuali importazioni o produzioni locali, mentre l’esame dei metalli potrà rivelare le tecniche metallurgiche e la rete di scambi. Ancora più importante sarà lo studio antropologico dei resti, che potrà forse stabilire se i due individui erano imparentati, e magari anche altre notizie sulle patologie e lo stile di vita.
Questa sepoltura sottolinea ancora una volta l’importanza dell’archeologia preventiva nelle opere infrastrutturali: intervenire con anticipo permette di tutelare il patrimonio culturale e ampliare le conoscenze storiche senza compromettere lo sviluppo.






