Dal Paleolitico alla Milano del Seicento, esplorando i territori di undici Paesi, tre continenti, e con nuove prospettive di ricerca in Italia e all’estero: alla Statale di Milano è stata presentata ieri, 17 novembre, “L’archeologia alla Statale. Una giornata dedicata alla scoperta del passato”con l’anticipazione di nuove ricerche nella Cà Granda e la ripresa di progetti per il patrimonio culturale della Siria, all’interno di un viaggio alla scoperta dei principali scavi degli ultimi anni.

In Italia, nel 2026 il LABANOF – Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense – diretto da Cristina Cattaneo, presenterà i primi profili genetici della popolazione seicentesca della cripta, un risultato mai ottenuto prima per un contesto ospedaliero di questa scala, che affiancheranno le analisi istologiche sui tessuti molli, materiale molto raro per il XVII secolo. Permetterà inoltre di studiare a livello microscopico malattie, trattamenti e condizioni di vita dei pazienti dell’Ospedale Maggiore.

Interno di una cripta con resti ossei e materiali archeologici, mostrante un soffitto a volta in mattoni.
Ca’ Granda (Milano)

Parallelamente, si concluderà il progetto dedicato ai caduti delle Cinque Giornate di Milano. Una volta riuniti, questi set di dati consentiranno di mettere in relazione due momenti chiave della storia milanese e di verificare se vi furono relazioni tra i degenti seicenteschi e i patrioti ottocenteschi, inizialmente sepolti nelle camere della cripta e poi trasferiti sotto l’obelisco delle Cinque Giornate.

Per approfondire

Tra i progetti internazionali previsti per il prossimo anno l’Università Statale di Milano avrà un ruolo di primo piano nella rinascita di Palmira, l’antica città carovaniera della regina Zenobia. L’Ateneo aveva condotto ricerche archeologiche fino al 2010, interrotte dallo scoppio del conflitto siriano. Caduta nelle mani dell’ISIS, Palmira ha subito devastazioni quasi totali, tra cui la distruzione del celebre Santuario di Bel, ma oggi, grazie alle mutate condizioni politiche, è stato possibile riprendere i contatti con le autorità culturali siriane e avviare nuovi progetti internazionali per il recupero dell’integrità archeologica del sito, ai quali partecipa anche la Statale.

Due archeologhe stanno lavorando su un sito di scavi, manipolando un reperto mentre una di loro tiene in mano uno strumento. Intorno ci sono rocce e altri materiali archeologici.
Lo scavo di Sesto Calende (Varese)

L’evento “L’archeologia alla Statale. Una giornata dedicata alla scoperta del passato” non è solo uno sguardo al futuro: ha messo infatti in luce l’intera attività della Statale legata all’archeologia, che si è aperta con i saluti istituzionali della Rettrice Marina Brambilla, di Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia, e di Valentina Garavaglia, Rettrice dell’Università IULM.

Lo studio delle civiltà e delle culture antiche condotto attraverso l’archeologia è uno dei cardini della nostra formazione umanistica nei vari livelli”, ha spiegato la Rettrice Marina Brambilla nel suo saluto iniziale. “Architrave della nostra identità, l’ecosistema interdisciplinare della Statale è risorsa di incomparabile valore, necessaria alle caratteristiche e alle esigenze della archeologia contemporanea, che non può prescindere dal contributo dell’ambito scientifico-tecnologico. I nostri archeologi hanno infatti a disposizione un vero e proprio bagaglio di competenze e saperi che consente confronti interdisciplinari continui, che realizzano un costante stimolo reciproco a sviluppare nuova conoscenza e creano connessione con i territori e le comunità, promuovendo il dialogo tra culture diverse”.

I lavori sono stati introdotti da Luca Peyronel, Delegato della Rettrice per la Ricerca, la Didattica e la Terza Missione sugli scavi archeologici dell’Università Statale di Milano: “La Statale è una delle pochissime università italiane che sostiene l’archeologia con un fondo dedicato. In questo programma specifico rientrano 21 scavi, ma ne abbiamo in realtà abbiamo all’attivo quasi cinquanta, frutto di oltre 100 accordi di collaborazione, a cui ogni anno partecipano oltre quattrocento ricercatori e altrettanti studenti di ogni livello di formazione, dalle lauree triennali a dottorati”.

Una tangibile testimonianza della ricchezza e della varietà delle ricerche condotte dalla Statale in Italia e nel mondo è la mostra fotografica dedicata agli scavi archeologici dell’Ateneo, allestita nell’atrio dell’Aula Magna, inaugurata nel corso della giornata e visitabile dal pubblico per tutta la settimana.

Immagine aerea di un'area di scavo archeologico con diversi quadrati delimitati, visibile in un contesto naturale con alberi e costruzioni nelle vicinanze.
Lo scavo di Sesto Calende (Varese)

L’incontro è stato anche l’occasione per annunciare l’avvio di una nuova collaborazione scientifica e progettuale tra l’Università degli Studi di Milano e l’Università IULM, che segna la riapertura di ArcheoFrame, laboratorio IULM fondato nel 2007 dal professor Luca Peyronel, dedicato alla comunicazione e valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso documentari, progetti museali, contenuti multimediali e nuove forme di disseminazione culturale.

“Con ArcheoFrame”, ha dichiarato la Rettrice dell’Università IULM Valentina Garavaglia, “riportiamo al centro una dimensione dell’archeologia che parla al presente: la capacità di raccontare, comunicare, condividere e rendere vivo il patrimonio culturale. Sono felice e orgogliosa di annunciare quest’oggi l’accordo della IULM con la Statale, il primo di una serie che io e la Rettrice Marina Brambilla abbiamo fortemente voluto, consapevoli dell’importanza strategica della collaborazione tra i nostri atenei, ciascuno secondo le sue eccellenze e competenze. È così che costruiamo comunità di docenti e studenti sempre più dialoganti fra loro e con il mondo”.

Un focus sull’Archeologia dell’Università della Statale in tutto il mondo

La Milano del Seicento

La Statale porta avanti uno scavo della cripta della Beata Vergine Annunziata alla Ca’ Granda dove archeologi, medici e antropologi collaborano per ricostruire la storia della popolazione milanese del Seicento attraverso i resti dei defunti dello ‘Spedale dei Poveri’. Lo studio multidisciplinare ha permesso di analizzare migliaia di individui sepolti tra il 1637 e il 1693, rivelando dati inediti su dieta, malattie, cure mediche e pratiche ospedaliere. Tra le scoperte più sorprendenti, l’individuazione di tracce di sostanze psicoattive di origine americana, che retrodatano l’uso della pianta di coca in Europa al XVII secolo: una scoperta che apre nuove prospettive sui contatti e le pratiche terapeutiche dell’epoca.

Due archeologi al lavoro in una cripta, indossando tute protettive e caschi, mentre esaminano il terreno e illuminano con una lanterna.
Ca’ Granda (Milano)

La Preistoria della Lombardia e dell’Italia settentrionale

la Statale conduce scavi che ricostruiscono la lunga storia dell’Italia settentrionale, dal Paleolitico all’età del Bronzo. Tra questi, le ricerche nella Caverna Generosa, dove assieme a resti di animali, come l’orso delle caverne, sono stati scoperti manufatti in selce attribuibili all’uomo di Neanderthal; quelle nei siti della terramara di Poviglio e di Travo S. Andrea (Emilia-Romagna), che hanno consentito di comprendere l’organizzazione di due tra i più importanti insediamenti del Neolitico e dell’età del Bronzo, e quelle nel villaggio palafitticolo del Lavagnone, sito UNESCO parte del sistema transnazionale dei “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.

Due archeologi al lavoro in un sito di scavi, circondati da ossa e reperti, illuminato da luci appese sopra.
Caverna Generosa (Como)

In Valpolicella, gli scavi di Colombare di Villa hanno portato alla luce un abitato preistorico con resti di vite e vinaccioli datati a oltre seimila anni fa, la più antica testimonianza della coltivazione della vite nella regione.

Etruschi, Greci e Romani: la Statale tra Mediterraneo e Pianura Padana

L’archeologia classica dell’Ateneo indaga il mondo etrusco, greco e romano in contesti di straordinaria importanza. A Tarquinia, le scoperte più recenti includono un pozzo votivo con oltre ventimila reperti – fra cui frammenti di vasi iscritti e decorazioni architettoniche – e una camera ipogeica circolare con sei pilastri.

Scavo di Tarquinia (Viterbo)

Forcello di Bagnolo San Vito, l’emporio etrusco più settentrionale noto finora, le ricerche continuano a documentare gli scambi fra gli Etruschi e le culture a nord del Po.

Vista aerea di uno scavo archeologico, con diversi archeologi al lavoro tra fosse e contenitori arancioni.
Scavo di Forcello di Bagnolo San Vito

In Sicilia si distinguono le scoperte nell’area del grande santuario urbano di Selinunte con depositi di fondazione e materiali votivi e quelle, recentissime, alla Kolymbethra di Agrigento, dove è stato individuato l’imponente muro di diga della Kolymbethra, costruito sotto il tiranno Terone. In Grecia, gli scavi dell’Ateneo a Gortina (Creta) continuano a indagare la città romana, capitale della provincia dell’isola, riportando alla luce interamente un complesso termale di età imperiale.

Nell’Italia romana, la Statale scava il vicus di Bedriacum (Calvatone), ricostruendo l’impianto urbano e la storia di un importante nodo viario della pianura padana, e la villa di Tiberio a Sperlonga, dove le ricerche stanno rivoluzionando la conoscenza dell’evoluzione architettonica del complesso. In Sardegna, la missione di Nora si concentra sulle fasi romane dell’antica città fenicio-punica, portando alla luce un intero quartiere residenziale attorno alle terme.

Vista aerea di scavi archeologici su una costa, con resti di antiche strutture e un teatro, circondati da acqua e vegetazione.
La missione a Nora (Sardegna)

Dall’Egitto alla Mesopotamia: scoperte dal cuore del Vicino Oriente

In Egitto, la missione dell’Ateneo nella necropoli dell’Aga Khan ad Assuan Ovest ha scoperto numerose tombe di epoca tolemaica e romana, tra cui la tomba n. 38, scavata nella roccia, con sarcofago calcareo decorato e iscrizioni geroglifiche.

Vista interna di una scala in una struttura sotterranea, con gradini in pietra che portano verso una fonte di luce naturale.
Mausoleo dell’Aga Khan (Assuan, Egitto)

In Iraq, nella piana di Erbil, gli scavi hanno riportato alla luce edifici del IV millennio a.C. con impronte di sigilli, testimonianza delle prime forme di amministrazione centralizzata, e un impianto di produzione ceramica del III millennio a.C., fra i più antichi e vasti del Vicino Oriente.

Scavi archeologici attivi in un'area desertica, con diversi ricercatori al lavoro su resti sotterranei visibili, circondati da colline in lontananza.
Il sito di Aliawa a Erbil (Iraq)

In Turchia, nel sito di Kültepe (l’antica Kanesh), è stato scoperto un edificio cerimoniale degli inizi del II millennio a.C., che ha gettato nuova luce sui rituali anatolici alle soglie della nascita del regno ittita.

Scavi archeologici in un sito storico, con ricercatori al lavoro tra rovine e strumenti da scavo sotto un cielo soleggiato.
Scavi di sito di Kültepe (Turchia)

Per approfondire

Fonte: Comunicato LaStatale

Altre informazioni: lastatalenews.unimi.it/eventi/larcheologia-statale-giornata-dedicata-scoperta-passato

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