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Apre a Milano, negli spazi ipogei della Fondazione Luigi Rovati, la mostra Gli Etruschi e l’Olanda, che riporta temporaneamente in Italia uno dei nuclei più significativi della celebre collezione Corazzi, oggi conservata al Rijksmuseum van Oudheden. È un ritorno carico di implicazioni storiche e archeologiche, perché questi bronzi rappresentano una delle testimonianze più precoci dello studio sistematico delle antichità etrusche.

Scultura bronzea di un maiale con dettagli distintivi e un aspetto lucido.
STATUETTA DI MAIALE. Produzione etrusca. Proveniente da Cortona. Fine V-IV sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden, Leiden – Inv. CO 17
Statua in bronzo di un bambino che tiene un oggetto in mano, esposta in un museo.
Fondazione Luigi Rovati, Piano Ipogeo, Fanciullo con oca. Foto Daniele Portanome

Bronzetti votivi e iscrizioni: il cuore della collezione

Il nucleo dei bronzi Corazzi si distingue per la forte componente votiva. Molti esemplari provengono infatti da contesti santuariali dell’area cortonese e del lago Trasimeno, dove offerte in bronzo venivano deposte come gesto rituale.

Statua di bronzo di un guerriero vestito con un casco, con un braccio alzato e un'espressione di determinazione.
STATUETTA DEL DIO LARAN (COSIDDETTO “MARTE
DI RAVENNA”) CON ISCRIZIONE VOTIVA IN ETRUSCO –
THUCER HERMENAS TURUCE: THUCER HERMENAS
(MI) DEDICÒ . Produzione etrusca proveniente da Ravenna (?) 540-520 a.C.
Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden, Leiden
Inv. CO 1

Tra i pezzi più significativi spiccano alcune piccole sculture che conservano ancora tracce epigrafiche: iscrizioni etrusche incise direttamente sul metallo, che consentono di ricollegare l’oggetto a una precisa funzione cultuale. Il cosiddetto “putto con oca”, ad esempio, appartiene a questa categoria di offerte votive ed è accompagnato da iscrizione, così come il grifone bronzeo da Campaccio, databile alla metà del IV secolo a.C., legato a un culto dedicato a Tinia, divinità suprema del pantheon etrusco.

Questi oggetti rivelano una produzione di alto livello, caratterizzata da fusione a cera persa, rifiniture puntuali e attenzione anatomica, elementi che indicano botteghe specializzate attive tra VI e IV secolo a.C.

Statua di bronzo di figura femminile con abiti drappeggiati, esposta su base bianca.
STATUETTA DI OFFERENTE CON COLOMBA (?). Produzione etrusca da Montecchio (Castiglion Fiorentino) Fine IV-prima metà III sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden, Leiden Inv. CO 30

Un “santuario disperso”: la raccolta Corazzi tra scavo e mercato antiquario

La collezione nacque nel Settecento come raccolta privata, ma molti dei bronzi derivano da rinvenimenti locali, talvolta interpretati come parte di veri e propri depositi votivi, come quello di Montecchio.

Già gli antiquari dell’epoca riconoscevano il valore eccezionale di questi materiali: un inventario ottocentesco descrive bronzi con iscrizioni, figure divine, animali simbolici e oggetti rituali, tra cui candelabri e strumenti legati al sacrificio.

Statua in bronzo di un giovane che tiene un'anatra, con dettagli decorativi sul corpo.
STATUETTA DI FANCIULLO CON OCA E ISCRIZIONE
VOTIVA IN ETRUSCO – VELIAS · FANACNAL · UFLAS
/ ALPAN · MENAE · CLEN · CEA · TUINES · TLENAEIS:
VELIA FANACNEI DEDICÒ (QUESTO OGGETTO)
A THUFLTHA PER IL BENESSERE DEL SUO BAMBINO
Produzione etrusca. Proveniente da Montecchio (Castiglion Fiorentino). Metà II sec. a.C. Bronzo. Rijksmuseum van Oudheden, Leiden Inv. CO 4

Questa varietà suggerisce un contesto cultuale articolato, in cui offerte diverse convivevano all’interno di uno stesso spazio sacro.

Dal museo privato all’Europa: la fortuna dei bronzi etruschi

La storia della collezione riflette la nascita dell’archeologia moderna. Nel XVIII secolo, opere come il Museum Etruscum diffusero in tutta Europa immagini e descrizioni di questi reperti, contribuendo alla formazione dell’“etruscomania” e alla circolazione di modelli iconografici.

Scultura di un animale mitologico con corpo di leone e testa di aquila, dotato di ali, realizzata in bronzo.

Venduta nel 1826 ai Paesi Bassi, la raccolta divenne la prima grande collezione etrusca oltre le Alpi, segnando un passaggio decisivo verso la musealizzazione pubblica del patrimonio.

Un ritorno che è anche rilettura critica

La mostra milanese mette in dialogo i bronzi con i libri che ne hanno tramandato immagini e interpretazioni. Il risultato è un percorso che restituisce la doppia vita dell’oggetto archeologico: materiale e culturale, tra scavo, collezionismo e studio.

Pagina di un libro antico con testo latino e un'incisione che raffigura un leone alato con la scritta 'HOMINI'.
FILIPPO BUONARROTI. Ad monumenta Etrusca operi Dempsteriano addita
explicationes et conjecturae (1723-24) Fondazione Luigi Rovati, Milano
Pubblicato in aggiunta a Thomas Dempster. De Etruria regali. Firenze:
ex Typographia Albizziniana, 1723-1724

Un ritorno temporaneo che, più che chiudere un cerchio, riapre il dibattito sul rapporto tra territorio, memoria e circolazione delle opere.

Accompagna la mostra il catalogo Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi, edito dalla Fondazione Luigi Rovati, che raccoglie saggi e contributi di Paolo Bruschetti, Luigi Donati, Ruurd Binnert Halbertsma, Paolo Giulierini, Giulio Paolucci e Patrizia Rocchini.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

✅ GLI ETRUSCHI E L’OLANDA. A/R dei bronzi Corazzi
📍 Milano, Fondazione Luigi Rovati
📅 1° aprile – 4 ottobre 2026
🌐 Info: www.fondazioneluigirovati.org

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