MOSTRE / Lo spettacolare lampadario di Cortona illumina Milano

Alla Fondazione Luigi Rovati di Milano arriva lo spettacolare lampadario di Cortona, uno dei più noti capolavori etruschi. La mostra giunge dopo la conferma della collaborazione tra la Fondazione e la prestigiosa Duke University, impegnata nel progetto di ricerca “Vulci 3000” incentrato sullo studio dell’antica città di Vulci (Viterbo) tra l’epoca etrusca e quella romana.

Rinvenuto casualmente nel 1840 nella zona di Fratta, il lampadario di Cortona è uno dei reperti più spettacolari dell’artigianato etrusco. Realizzato in bronzo, presenta la faccia inferiore decorata con scene figurate e motivi fitomorfi mentre al centro campeggia un Gorgoneion (testa di Gorgone) dal volto incorniciato da riccioli bipartiti sulla fronte e grande bocca con lingua pendente; tutto attorno, piccoli serpenti aggrovigliati, realizzati a mano. Sui bordi si alternano rilievi di piccoli volti di Acheloo e 16 beccucci nei quali avveniva la combustione dell’olio lampante grazie ad appositi stoppini. Insieme al lampadario fu rinvenuta una targa con iscrizione, aggiunta in un periodo successivo, che informa sulla sua consacrazione (o riconsacrazione), esempio eclatante di riuso già nelle civiltà passate. Destinato ad un santuario certamente di rilievo del territorio, fu prodotto in officine dell’Etruria interna, forse orvietane, intorno alla metà del IV secolo a.C.

Lo spettacolare lampadario di Cortona, gioiello del MAEC

Un manufatto unico

La rarità del manufatto, così come la sua grande raffinatezza, ne vanno uno dei vanti dell’Accademia Etrusca di Cortona, che lo ha acquistato per collocarlo nella civica collezione etrusca e infine esporlo, insieme ad altri straordinari pezzi appartenenti alle sue collezioni (a cominciare dalla Tavola di Cortona, terzo testo etrusco finora noto per lunghezza) nel MAEC, il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, che ha aperto i battenti nel 2005. E’ quindi assolutamente da non perdere, almeno per i lombardi, l’occasione fornita dal Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati di poterlo ammirare nella propria sede milanese, dove resterà esposto dal 14 dicembre 2022 al 5 marzo 2023 in una mostra intitolata “Il lampadario di Cortona. Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee”. Tanto più che si tratta della prima volta, in tempi recenti, cui il reperto lascia la Toscana: la prima e unica era stata in occasione della Mostra del Minerale Italiano realizzata al Circo Massimo di Roma nel lontano 1938. Per tutto il periodo in cui il lampadario sarà in trasferta a Milano, i cortonesi dovranno “accontentarsi” della riproduzione del Lampadario Etrusco esposta nel MAEC, effettuata recentemente con la tecnica della stampa 3d.

“Oltre a essere uno dei capolavori dell’artigianato artistico dell’Etruria – si legge nella nota diffusa dalla Fondazione Luigi Rovati – il lampadario testimonia la storia dell’Accademia Etrusca e la sua volontà di conservare un patrimonio eccezionale e metterlo a disposizione della collettività; la sua temporanea presenza nel Museo d’arte consente di rafforzare la collaborazione tra due istituzioni e di portare a Milano un oggetto di grande fascino e raffinatezza”. La mostra milanese è accompagnata da un catalogo curato da Paolo Bruschetti e Giulio Paolucci, edito da Fondazione Luigi Rovati e in vendita presso lo shop del Museo (13 euro).

Etruschi sotto i riflettori anche a Vulci

Sempre a proposito di Etruschi, la Fondazione è in prima linea nel sostenere il progetto di ricerca Vulci 3000 della Duke University (Durham, North Carolina) incentrato sullo studio e l’interpretazione della trasformazione di Vulci (Viterbo) durante la transizione da città etrusca a città romana. Si tratta di una importante iniziativa inaugurata nel 2014 con l’obiettivo di investigare il contesto urbano dell’antico insediamento – che sorge nei pressi dell’odierna Montalto di Castro – con tecnologie avanzate digitali e di telerilevamento (droni con camere spettrali e geofisica) e uno scavo stratigrafico indirizzato nell’area sud-occidentale del sito dove si trovava il Foro romano. Lo scavo si trova nell’area prospiciente il grande tempio e il decumano laddove il georadar e le analisi da drone hanno identificato numerosi complessi monumentali e muri in fondazione. Lo scopo dell’indagine stratigrafica qui è di comprendere l’uso diacronico dello spazio pubblico nel periodo etrusco e romano. Il lavoro di ricerca sta mettendo in luce diverse fondazioni murarie monumentali ed un edificio complesso a nicchie, decorato con marmi pregiati provenienti dall’Africa e dall’Asia Minore. Anche se ancora in fase preliminare lo scavo archeologico sta evidenziando la presenza di numerosi impianti monumentali e un uso diacronico particolarmente intenso dell’area, presumibilmente da età etrusca a età romana.

Lo scavo visto dall’alto (ph. Maurizio Forte, da Facebook)

Il progetto di ricerca, oltre allo scavo, combina tecniche di rilevamento georadar, droni con camere multispettrali, laser scanner, cazzuole multisensore, strumenti di analisi XRF (per i materiali di scavo) e altre tecnologie sperimentali. Il rilievo della stratigrafia e delle strutture monumentali è interamente tridimensionale e questo permetterà di ricostruire virtualmente tutte le fasi di scavo e un giorno di presentarle al pubblico di visitatori. Attualmente sul campo sono operativi un laboratorio portatile di archeometria, un laboratorio digitale e una unità di acquisizione di dati telerilevati (da drone e da georadar). Alle ricerche stanno partecipando archeologi di atenei francesi, svedesi e portoghesi per un totale di una trentina di persone, fra ricercatori, professori e studenti.

Scavo Duke University nell’area urbana di Vulci: Bocca di fontana in marmo configurata a Sileno. I-II sec. d.C., dall’ambiente 5

Proprio di recente, dopo sette anni di scavo, il team internazionale, guidato dal prof. Maurizio Forte (Duke University) ha riportato alla luce il complesso sistema idraulico della città etrusca di Vulci, composto da canali e cunicoli perfettamente conservati, che permettono uno studio accurato delle infrastrutture urbane di epoca etrusca. Tra i ritrovamenti più interessanti durante gli scavi, una bocca di fontana in marmo a forma di Sileno, ovvero un satiro, che appartiene al mondo mitologico greco e fa parte, insieme alle baccanti, del corteo del dio del vino Dioniso (nella foto).


INFORMAZIONI


Il lampadario di Cortona
Dal collezionismo delle origini alle raccolte contemporanee
A cura di Paolo Bruschetti e Giulio Paolucci

Fondazione Luigi Rovati – Spazio Bianco
Milano, Corso Venezia 52
14 dicembre 2022 – 5 marzo 2023
museo.fondazioneluigirovati.org

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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