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La Sicilia medievale fu un autentico crocevia del Mediterraneo, caratterizzato da una straordinaria diversità genetica e culturale che sopravvisse ai profondi cambiamenti politici succedutisi nel corso dei secoli. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLOS One, che ha analizzato il DNA antico di 111 individui provenienti da 19 siti archeologici distribuiti sull’isola, offrendo una nuova prospettiva sulla popolazione siciliana tra l’età romana e il tardo Medioevo.

Figura 1. Ubicazione dei siti di raccolta dei campioni utilizzati nello studio.
1: San Miceli (Salemi), 2: Monte Maranfusa, 3: Monte Iato, 4: Monte Iato/Castellazzo, 5: Contrada Sant’Agata (Piana degli Albanesi), 6: Palermo, Castello San Pietro, 7: Palermo, La Gancia, 8: Palermo, Oratorio dei Bianchi, 9: Palermo, Palazzo Abatellis, 10: Palermo, Via Guardione, 11: Palermo, Corso dei Mille, 12: Castronovo/Colle San Vitale, 13: Casale San Pietro (Castronovo di Sicilia), 14: Agrigento, 15: San Leone (Agrigento), 16: Enna, 17: Catania, Sant’Agata La Vetere, 18: Villa del Tellaro, 19: Villa del Tellaro (romana).
https://doi.org/10.1371/journal.pone.0350298.g001

Il DNA antico racconta una sorprendente continuità

La ricerca, coordinata da Aurore Monnereau dell’Università di York, ha preso in esame resti umani datati tra l’età romana e il XV secolo, coprendo un periodo in cui la Sicilia passò sotto il controllo dell’Impero romano, dei Bizantini, delle dinastie islamiche, dei Normanni e degli Svevi.

Nonostante queste profonde trasformazioni politiche, i dati genetici mostrano una notevole continuità della popolazione locale. Piuttosto che evidenziare grandi sostituzioni demografiche, lo studio suggerisce che l’isola mantenne nel tempo una composizione genetica estremamente variegata, alimentata da continui contatti con le diverse regioni del Mediterraneo.

Cristiani e musulmani con origini comuni

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il confronto tra gli individui sepolti nei cimiteri cristiani e quelli rinvenuti nelle necropoli musulmane.

Le analisi mostrano che entrambe le comunità condividevano in larga misura antenati provenienti dal Nord Africa, dall’Europa e dall’area mediterranea. Le differenze religiose, dunque, non coincidevano necessariamente con nette separazioni biologiche, ma riflettevano una società profondamente integrata, nella quale persone di diversa fede vivevano fianco a fianco.

Secondo gli studiosi, questa realtà conferma il ruolo della Sicilia come uno dei principali punti d’incontro tra Oriente e Occidente durante il Medioevo.

Anche individui di origine subsahariana vivevano sull’isola

Lo studio ha inoltre individuato individui con ascendenze riconducibili all’Africa subsahariana presenti in Sicilia per tutto il periodo medievale.

Questa evidenza testimonia l’esistenza di movimenti di popolazione attraverso il Mediterraneo ben più articolati di quanto finora documentato, confermando che l’isola rappresentava un nodo fondamentale delle reti commerciali, culturali e umane che collegavano Europa, Africa e Vicino Oriente.

Il contributo dell’archeogenetica alla storia medievale

Gli autori sottolineano come l’analisi del DNA antico permetta di restituire voce alle persone comuni, spesso assenti dalle fonti scritte medievali, tradizionalmente concentrate sulle vicende politiche e militari.

Integrando dati genetici, archeologici e documentari, la ricerca offre così una ricostruzione più completa della società siciliana medievale, evidenziando un contesto caratterizzato da intensi scambi culturali e da una lunga convivenza tra comunità di diversa appartenenza religiosa.

Secondo i ricercatori, saranno necessarie ulteriori indagini su altri siti archeologici del Mediterraneo per comprendere ancora meglio le dinamiche migratorie e le trasformazioni demografiche che interessarono quest’area nel corso del Medioevo.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Aurore Monnereau , Paola Orecchioni, Derek Hamilton, Eleanor Joan Green et al., Genetic histories of individuals from multi-faith medieval Sicily
  • 📚 PLoS (peer-reviewed) Pubblicato: 24 giugno 2026
  • 🔗 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0350298

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