Una spada in bronzo di circa 3.200 anni, ancora dotata del suo filo tagliente, è stata recuperata nel Lago di Mezzano, a Valentano, in provincia di Viterbo. Il ritrovamento è avvenuto nelle ultime fasi della campagna di ricerca condotta nel vasto insediamento palafitticolo sommerso e porta a tre il numero delle spade rinvenute nel sito a partire dagli anni Settanta del Novecento.

La campagna è stata condotta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, attraverso il Servizio di Archeologia Subacquea, con il contributo del Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma. La nuova spada proviene dalla sponda meridionale del lago, un settore finora interessato da indagini più limitate.
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Un deposito di bronzi nel lago di Mezzano
Il reperto appartiene al Bronzo Recente, in particolare alla fase compresa tra XIII e XII secolo a.C., e si inserisce nel quadro delle produzioni metallurgiche dell’Italia centrale. Il suo ritrovamento aggiunge un elemento importante alla conoscenza delle comunità che frequentarono il bacino più di tremila anni fa, in un periodo caratterizzato da intensi contatti e scambi tra diverse aree della penisola e del Mediterraneo.

La spada non è però l’unico risultato della campagna. Sono stati recuperati numerosi vasi integri e diversi manufatti in bronzo, tra cui asce, punte di freccia, pugnali, punte di lancia, spilloni e un rasoio. Quest’ultimo è particolarmente interessante perché si trovava in prossimità della spada: un’associazione documentata anche in altri contesti dell’Età del Bronzo e talvolta collegata a individui di elevato status, in particolare alle élite guerriere.
La presenza di armi e altri oggetti metallici nei bacini lacustri è nota in numerosi siti europei e viene spesso interpretata come il risultato di deposizioni intenzionali con significato rituale. A Mezzano, tuttavia, la distribuzione dei reperti e le loro quote di giacitura mostrano caratteristiche che richiedono ulteriori verifiche. La notevole omogeneità delle profondità in diversi settori potrebbe infatti fornire informazioni sui processi che hanno portato alla formazione del deposito archeologico.
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Un insediamento frequentato per oltre un millennio
Il sito non appartiene soltanto alla fase del Bronzo Recente. Le ricerche hanno documentato un insediamento palafitticolo frequentato già dall’inizio del II millennio a.C., durante l’Età del Bronzo Antico, e sviluppatosi nelle successive fasi della protostoria.
Il Lago di Mezzano occupa il cratere di un antico vulcano ed è considerato uno dei principali archivi archeologici e paleoambientali della Tuscia. Le condizioni dell’area favorirono attività produttive, scambi e forme articolate di organizzazione sociale, rendendo il bacino un punto significativo nelle dinamiche culturali dell’Italia centrale prima dell’affermazione della civiltà etrusca.

Le prossime campagne permetteranno di estendere lo scavo stratigrafico subacqueo e di utilizzare tecnologie per la documentazione e l’analisi spaziale dei reperti, così da ricostruire con maggiore precisione la formazione del deposito e la distribuzione degli oggetti.



Fondamentale è stato anche l’intervento dei restauratori subacquei di CSR Restauro Beni Culturali, che hanno provveduto alla messa in sicurezza dei manufatti subito dopo il recupero, avviando le procedure conservative necessarie per oggetti rimasti immersi per millenni.
Le ricerche proseguiranno nei prossimi anni. È inoltre prevista una mostra dedicata ai bronzi di Mezzano, che permetterà di presentare al pubblico i nuovi reperti e i risultati delle indagini sul sito.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale
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Data di pubblicazione registrata: 05/10/2026 11:13
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