📽️VIDEO: Il mistero rivelato: Valentino Nizzo racconta la Centopietre e la reliquia del Battista ad Altamura
C’è una storia che parte da Patù, nel Salento, passa per Altamura e arriva fino alle tradizioni medievali legate a Carlo Magno, ai suoi cavalieri e alle grandi rotte dei pellegrinaggi europei. A ricostruirla è una ricerca di Valentino Nizzo, professore associato di Etruscologia e archeologia italica all’Università di Napoli L’Orientale e direttore del progetto archeologico DiscoVereto, presentata nei giorni scorsi a Lecce.
Il primo protagonista di questa straordinaria storia è una reliquia di San Giovanni Battista oggi conservata ad Altamura.

Secondo Nizzo, la documentazione disponibile permette di ricondurla in modo pressoché certo al territorio di Patù e del Capo di Leuca, dove sarebbe stata documentata già nel Cinquecento.

Da qui l’indagine si è spostata su un’altra vicenda legata allo stesso territorio: quella di Siminiano, il cavaliere che secondo la tradizione sarebbe morto combattendo al fianco di Carlo Magno contro i Mori (o Saraceni) a Campo Re. Il valoroso paladino sarebbe poi stato sepolto nella Centopietre di Patù, una misteriosa costruzione in pietra formata da grandi lastre, considerata per lungo tempo un monumento megalitico di epoca preellenica o messapica e oggi riconosciuta come edificio medievale, anche se la sua datazione precisa e la sua funzione originaria restano discusse.

Chi era Siminiano?
È proprio questo il punto più interessante della ricerca. Nizzo non presenta Siminiano come un personaggio storico in carne ed ossa, ma cerca di capire come sia nata e come si sia diffusa la tradizione che lo riguarda.
Confrontando documenti e testimonianze finora considerate separatamente, lo studioso si è addentrato in un territorio molto più ampio di quello della tradizione locale. La storia di Siminiano sembra infatti da leggere in rapporto con l’affascinante ciclo di leggende cavalleresche che vedono protagonisti Carlo Magno e Orlando – la cosiddetta “materia carolingia” -, cicli che circolavano in Europa tra Medioevo e Rinascimento, ricollegandosi alle tradizioni legate ai pellegrinaggi.
In particolare, secondo Nizzo il paladino Similiano sarebbe da mettere in relazione con la figura di Émiland o Saint Milan, santo guerriero combattente contro i Saraceni, la cui tradizione si intrecciò con quella di Similien, antico vescovo di Nantes, e di un altro santo guerriero: Millan/Aemilianus de Cogolla, patrono di Spagna.

Leuca emerge così come punto estremo di una geografia del pellegrinaggio che collegava il Mediterraneo all’Europa. Dalla via Francigena al Cammino di Santiago, la ricerca inserisce il Capo di Leuca in una rete che univa Puglia, Francia e Spagna nel periodo “caldo” del confronto tra cristiani e musulmani.
Pegno dinastico all’indomani di Lepanto?
La reliquia di San Giovanni Battista un tempo a Patù e oggi conservata ad Altamura aggiunge un ulteriore tassello a questo quadro. Essa fu probabilmente un pegno dinastico tra i Gonzaga signori di Alessano e i Farnese principi di Altamura all’indomani dell’epica vittoria navale di Lepanto, il 7 ottobre 1571.

La reliquia, collegata al santo venerato in una chiesa che si riteneva fondata da Carlo Magno in persona, consentiva di costruire un legame ideologico diretto con i Signori che controllavano quei luoghi, creando un parallelismo tra i Paladini di Francia e i contemporanei difensori della cristianità. Il tutto nel segno della materia cavalleresca e dei cicli rolandiani, fondamentali anche per la storia di Altamura. Che oggi acquista anch’essa una nuova prospettiva europea.
I temi emersi dalla ricerca saranno prossimamente affrontati in una monografia dedicata.
Dalla città messapica alla memoria medievale
La ricerca è nata nell’ambito di DiscoVereto, il progetto archeologico che sta riscrivendo la storia di Vereto, uno dei principali centri messapici del Salento. Le campagne del 2026 hanno interessato sia la collina dell’antica città messapica sia l’approdo di San Gregorio, restituendo testimonianze che vanno dalla prima età del Ferro alle fasi messapiche, romane e tardoantiche.

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L’obiettivo del progetto è seguire le vicende di Vereto nel lungo periodo. Per questo l’indagine non si è fermata alle strutture e ai reperti: ha cercato di capire anche come il passato della città sia stato ricordato e reinterpretato nei secoli successivi.
Intanto, però, resta aperta la questione della conservazione della Centopietre. Il monumento, riconosciuto bene nazionale nel 1875, versa infatti in condizioni di forte degrado: gli affreschi in stile bizantino che vi sono custoditi sono quasi scomparsi e alcune lastre della copertura sono fratturate e pericolanti.

Il Comune di Patù ha avviato la procedura per chiederne l’esproprio al Ministero della Cultura, con l’obiettivo di procedere quanto prima alla messa in sicurezza, al restauro e alla valorizzazione del monumento.
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- 📄 Fonte: DiscoVereto
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Data di pubblicazione registrata: 07/10/2026 16:30
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