Ancora novità archeologiche da Israele. Quattro dischi in bronzo a forma di testa di leone, risalenti all’epoca romana (I-II secolo d.C.), sono stati pubblicati per la prima volta sulla rivista ufficiale dell’IAA- Israel Antiquities Authority, ‘Atiqot n.117.
I reperti, probabilmente elementi ornamentali appartenenti a una bara in legno andata perduta, sono stati rinvenuti nel 2018 durante uno scavo di salvataggio all’intersezione Eyal, nella regione di Sharon, presso il sito di Khirbat Ibreika.

Maniglie per maneggiare meglio la bara
Secondo gli archeologi Elie Haddad ed Elisheva Zwiebel, direttori degli scavi, si tratta di un ritrovamento eccezionale: “Il manico ad anello, che in altri casi simili era fissato alla bocca del leone, in questo caso era collegato alla sommità del capo. Questo dettaglio avrebbe permesso una movimentazione più agevole della bara durante il rito funebre”.

La video scansione digitale di un disco di leone decorato in modo simile, rinvenuto a Tel Dor (Scansione Argita Gyerman Levanon. Foto Dr. Elie Haddad IAA)
Ogni testa di leone è un pezzo unico
Ogni testa di leone è un pezzo unico: ciascuna ha un’espressione diversa, variazioni nella criniera, occhi e naso scolpiti con grande cura. Dischi simili sono già stati ritrovati in diversi contesti funerari a Netanya e Tel Dor, ma mai in un set così completo e ben conservato.

Chi era il defunto?
La scoperta solleva interrogativi sull’identità del defunto e sulla sua appartenenza etnica o religiosa. “Il leone, nell’antichità, simboleggiava forza, protezione e nobiltà in molte culture – spiegano gli archeologi – ma al momento non abbiamo prove sufficienti per attribuire i reperti a un culto specifico”. L’ipotesi più probabile, secondo gli studiosi, è che si tratti di una sepoltura pagana, appartenente in ogni caso a una persona di alto rango, come indica anche il leone, simbolo di coraggio e fierezza.

Curiosamente, oggetti simili sono stati consegnati volontariamente da un cittadino all’Autorità israeliana due anni fa, dopo averli custoditi per anni nel salotto di casa. Oggi fanno parte del Tesoro Nazionale israeliano e sono conservati in condizioni climatiche ottimali.
Per saperne di più sulla scoperta, si può leggere l’articolo pubblicato sul numero 117 della rivista ‘Atiqot (a questo link).


