Le pratiche di modificazione del corpo, come tatuaggi, piercing o deformazioni craniche, sono manifestazioni culturali presenti in numerose società antiche e moderne. Tuttavia, la documentazione archeologica di queste usanze in epoca preistorica, soprattutto in Europa, è estremamente rara.
Un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports cambia ora radicalmente il quadro, offrendo la prima evidenza di deformazione cranica intenzionale nel continente europeo, risalente a oltre 12.000 anni fa, nel Paleolitico Superiore. Il protagonista della scoperta è AC12, un cranio appartenente a uno degli ultimi cacciatori-raccoglitori del tardo Paleolitico, conservato presso il Museo di Antropologia ed Etnologia dell’Università di Firenze e rinvenuto nella grotta delle Arene Candide, in Liguria, uno dei più importanti siti archeologici dell’Europa occidentale per questa epoca.
AC12: un’identità visibile, un cranio modellato
La ricerca, guidata da Tommaso Mori (assegnista di ricerca all’Università di Firenze), ha applicato tecniche avanzate di antropologia virtuale e morfometria geometrica 3D per analizzare la forma del cranio AC12. Queste metodologie hanno permesso di distinguere tra una deformazione di origine naturale o patologica e una modifica intenzionale applicata nei primi mesi di vita.
“La forma allungata del cranio – già osservata in studi degli anni ’70 – non è il risultato di patologie o incidenti,” spiega Mori, “ma piuttosto di una pratica culturale consapevole, verosimilmente ottenuta tramite fasciature strette applicate in età neonatale, modellando lentamente le ossa ancora malleabili del cranio”.
Questo tipo di deformazione cranica artificiale (Artificial Cranial Modification, ACM) è ben documentata in contesti più recenti (soprattutto nel Neolitico e in età storica), ma la scoperta di AC12 anticipa di millenni tutte le evidenze europee conosciute. Si tratta quindi di una scoperta epocale, che colloca le origini della pratica in Europa già alla fine dell’Era Glaciale, in parallelo con coevi esempi noti in Asia centrale e Australia.

Un segno d’identità e appartenenza
Ma perché modificare il cranio? Le pratiche di deformazione cranica sono sempre culturalmente motivate. In molte società storiche – tra cui Inca, Maya, Chinook e diverse popolazioni dell’Africa e dell’Asia – esse definivano lo status sociale, l’appartenenza tribale, o la detenzione del potere spirituale. L’abitudine è ben nota anche nell’alto Medioevo tra le popolazioni “barbariche”, in particolare i Goti, i Burgundi e i Longobardi, anche in questo caso a rimarcare lo status peculiare degli individui che la adottavano.
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Nel caso di AC12, il team di ricerca – composto anche da studiosi dell’Università di Cagliari, istituzioni sanitarie e museali – suggerisce una funzione identitaria ma non legata a gerarchie rigide. “La presenza della deformazione solo su AC12, tra almeno sei crani completi rinvenuti nella grotta, fa pensare a una pratica ristretta a individui selezionati, forse in base a sesso, età o ruoli sociali specifici”, afferma la ricercatrice Irene Dori (MSCA Young Researcher).
La deformazione, applicata nei primissimi mesi di vita, costituiva un segno permanente di identità, trasmesso dalla comunità al neonato e visibile per tutta la vita: un simbolo sociale chiaro e potente, che veicolava appartenenza, tradizione e valori condivisi.
La grotta delle Arene Candide: uno scrigno del Paleolitico
Il sito di ritrovamento, la grotta delle Arene Candide (Finale Ligure, SV), è uno dei luoghi chiave per lo studio del Paleolitico Superiore europeo. Scavata sistematicamente a partire dagli anni ’40, la grotta ha restituito sepolture ricche, strumenti in selce, resti faunistici e reperti unici, tra cui il celebre “Giovane Principe”, una delle più straordinarie sepolture paleolitiche d’Europa.
La sepoltura di AC12 risale al periodo tra 12.600 e 12.200 anni fa, poco dopo la fine dell’ultima glaciazione. Il contesto funerario – ben conservato – offre informazioni preziose sul comportamento rituale, sulle pratiche di inumazione e sui valori culturali delle ultime società di cacciatori-raccoglitori europei.
Una scoperta importante per la storia culturale d’Europa
La presenza di una modificazione intenzionale del corpo già nel tardo Paleolitico rappresenta un cambiamento di paradigma per gli studi sull’identità preistorica. Fino a oggi, si pensava che pratiche complesse come la deformazione cranica emergessero solo con l’arrivo dell’agricoltura e delle società stanziali. Lo studio di AC12 dimostra invece che l’identità culturale codificata attraverso il corpo è un fenomeno ben più antico.
“Questa pratica richiede tempo, cura e intenzionalità, elementi che presuppongono una complessa organizzazione sociale e una visione del corpo come spazio simbolico”, sottolinea Dori.
Il valore delle collezioni museali
Infine, la ricerca valorizza l’enorme potenziale delle collezioni antropologiche storiche, come sottolinea Jacopo Moggi Cecchi, docente di Antropologia a Firenze: “Le collezioni dell’Ateneo fiorentino sono una fonte insostituibile di conoscenza, che la tecnologia moderna ci consente oggi di rileggere in modi nuovi, riscoprendo significati che erano rimasti nascosti per decenni”.
Immagine in apertura: Ricostruzione digitale del reperto AC12 (da Scientific Reports)
📘 Fonte scientifica (primaria)
- 📄 Mori, T., Sparacello, V.S., Riga, A. et al., Early European evidence of artificial cranial modification from the Italian Late Upper Palaeolithic Arene Candide Cave
- 🏛️ Università di Firenze
- 📚 Scientific Reports (peer-reviewed) 15, 27792 (2025)
- 🔗 https://doi.org/10.1038/s41598-025-13561-8
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.





