© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.

L’autore dell’articolo

Avatar Redazione di Storie & Archeostorie

Per secoli le fonti antiche hanno tramandato la memoria di una chiesa episcopale ad Altino, importante centro romano nell’entroterra della laguna veneta. Eppure, nonostante le testimonianze scritte e le ricerche archeologiche condotte nel corso del tempo, mancava un’identificazione convincente della sua collocazione sul terreno.

Ora gli scavi condotti dall’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con il Parco archeologico di Altino e l’Università di Trento, offrono una risposta concreta. La campagna archeologica del 2026, che prosegue le indagini avviate nel 2025, ha permesso di ricostruire con elevata probabilità la posizione della chiesa tardoantica e altomedievale e di individuare, accanto a essa, un secondo edificio monumentale interpretabile come il palazzo del vescovo.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
L’area vista dall’alto. Foto: Università Ca’ Foscari

I due edifici occupavano una porzione significativa di un’insula della città romana, in un settore che nei secoli successivi alla fine dell’Impero fu profondamente trasformato. Non si tratta soltanto di localizzare un monumento scomparso: la scoperta permette di approfondire il ruolo della comunità cristiana nella vita pubblica di Altino e di seguire più da vicino le trasformazioni che accompagnarono il trasferimento della sede episcopale verso Torcello.

Una chiesa di 30 metri per 20, fondata tra IV e V secolo

L’edificio identificato dagli archeologi è un’ampia aula rettangolare, di circa 30 metri di lunghezza per 20 di larghezza, priva di abside e orientata verso est. La sua disposizione si discosta dall’assetto stradale della città romana e sembra rispondere a criteri legati alla funzione liturgica.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
Foto: Università Ca’ Foscari

La pianta senza abside trova confronti nella tradizione architettonica paleocristiana dell’area altoadriatica, in particolare ad Aquileia. È un elemento significativo, che si aggiunge alle dimensioni e alla posizione dell’edificio nel tessuto urbano.

La fondazione viene collocata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C.. La datazione deriva dall’analisi dei materiali archeologici recuperati durante lo scavo, soprattutto quelli provenienti dalle fosse di spoliazione, e dalla lettura stratigrafica complessiva del quartiere.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
Fasi romane. Foto: Università Ca’ Foscari

La chiesa si trovava quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un’area urbana di origine augustea successivamente riorganizzata. Il settore era collegato alla strada che conduceva verso una porta-approdo e al canale Sioncello, un contesto che aiuta a comprendere il rapporto tra la città, le sue vie di comunicazione e il paesaggio lagunare.

A rendere particolarmente plausibile l’identificazione come chiesa episcopale concorrono dunque più elementi: le dimensioni monumentali, l’orientamento, la cronologia e la relazione con il grande edificio porticato adiacente.

La chiesa di Eliodoro nelle lettere di san Girolamo

La presenza di una comunità cristiana organizzata e di un vescovo ad Altino era già nota grazie alle fonti scritte. Tra le testimonianze più importanti figurano le lettere di san Girolamo, che menzionano Eliodoro, considerato il primo vescovo della città, e il nipote Nepoziano.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
I basoli della strada romana riutilizzati nelle fondazioni. Foto: Università Ca’ Foscari

Nell’Epistola 60, datata al 396 d.C., Girolamo ricorda la cura dedicata da Nepoziano alla chiesa e ai suoi arredi. Nel testo compaiono riferimenti all’altare, alle pareti, ai pavimenti, alle porte con le tende e ai vasi sacri: dettagli che restituiscono l’immagine di un edificio destinato al culto e seguito con attenzione dalla comunità ecclesiastica.

La cronologia indicata dagli archeologi per la fondazione della chiesa individuata ad Altino è compatibile con questo quadro storico. Il confronto, tuttavia, non costituisce da solo una prova definitiva dell’identificazione: il valore della scoperta sta soprattutto nella convergenza tra le testimonianze letterarie, le caratteristiche architettoniche e i dati stratigrafici.

Le nuove evidenze permettono quindi di dare una dimensione materiale a una realtà che, fino a oggi, era conosciuta soprattutto attraverso i testi antichi.

Davanti alla chiesa, un portico e un’area cimiteriale

Le indagini hanno restituito anche tracce delle trasformazioni avvenute attorno all’edificio religioso nei secoli successivi alla sua fondazione.

Tra il VI e il VII secolo vennero realizzati un portico davanti alla facciata e un’area funeraria con tombe a cassetta costruite in laterizi. Le sepolture sono in corso di studio. Le analisi sono svolte in collaborazione con l’Università di Ferrara, con il coinvolgimento di Barbara Bramanti.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
Le tombe. Foto: Università Ca’ Foscari

Anche le tombe, come le strutture architettoniche, sono state interessate da ripetuti interventi di spoliazione. I mattoni che formavano le casse funerarie furono asportati per essere riutilizzati, alterando la disposizione dei resti umani.

Queste condizioni complicano la lettura archeologica, ma offrono anche informazioni preziose. L’analisi antropologica e le datazioni al radiocarbonio, già programmate, consentiranno di chiarire quanti individui furono sepolti nell’area, come si distribuirono le deposizioni nel tempo e quando iniziarono le operazioni di smantellamento.

Tra i reperti rinvenuti figurano inoltre materiali di ambito religioso e cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una croce. Un indizio coerente con la funzione del complesso, che andrà interpretato insieme alle strutture e alle sepolture.

Accanto alla chiesa, il probabile palazzo episcopale

La novità più rilevante della campagna 2026 è l’individuazione di un grande edificio sul lato orientale della chiesa. La costruzione presenta una planimetria articolata, con ambienti interni, annessi e strutture porticate.

Gli archeologi propongono di riconoscervi il palazzo episcopale, destinato alle attività e alla residenza del vescovo e del suo entourage. L’ipotesi si fonda sulle dimensioni dell’edificio, sulla complessità della pianta e sulla consistenza delle fondazioni, che potrebbero appartenere a una costruzione sviluppata su due piani.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
L’ipotesi dei volumi dell’Area Paleocristiana di Altino. Foto: Università Ca’ Foscari

La distribuzione esatta degli spazi resta ancora da delineare con precisione. L’ipotesi è che il piano superiore ospitasse gli ambienti residenziali o destinati al clero, mentre al livello inferiore fossero ubicati spazi funerari di particolare prestigio, forse riservati a vescovi o notabili. A sostegno di questa interpretazione ci sono alcuni lacerti di mosaici tardoantichi.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
Resti di mosaico. Foto: Università Ca’ Foscari

La funzione precisa dei singoli ambienti e l’organizzazione del complesso dovranno essere chiarite attraverso lo studio delle strutture e dei materiali.

Resta inoltre da individuare il battistero, che potrebbe trovarsi in una parte dell’insula non ancora esplorata. Le future indagini geofisiche serviranno proprio a verificare la presenza di ulteriori edifici e a ricostruire l’estensione del centro episcopale.

Le strade romane divennero le fondamenta degli edifici cristiani

Uno degli aspetti più interessanti emersi dagli scavi riguarda la tecnica costruttiva. Le fondazioni della chiesa e dell’edificio adiacente incorporano in larga parte basoli di trachite, i blocchi utilizzati per pavimentare le strade romane, reimpiegati capovolti.

Il recupero di questi materiali mostra come le infrastrutture della città antica siano state smontate per fornire elementi da costruzione ai nuovi edifici. Non era soltanto una questione pratica: le strade erano beni pubblici sottoposti a tutela e la loro rimozione può offrire indicazioni sui rapporti tra autorità civili ed ecclesiastiche nella tarda antichità.

Secondo gli archeologi, il reimpiego su questa scala è compatibile con un vescovo dotato di un peso rilevante nella gestione della città. Per stabilire le modalità precise dell’operazione sarà comunque necessario considerare il contesto storico e amministrativo nel suo insieme.

Una parte delle strutture era già stata intercettata durante gli scavi degli anni Ottanta e in interventi successivi. Mancava, però, una ricostruzione complessiva capace di collegare le diverse evidenze.

Il lavoro condotto da Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo, responsabili sul campo e impegnati nella revisione dei dati archeologici, ha permesso dunque di confrontare i risultati dei vecchi scavi con quelli delle nuove indagini.

Perché la cattedrale era rimasta nascosta

Ma perché la chiesa episcopale era scomparsa? Ciò dipende anche dalle profonde trasformazioni subite da Altino nel corso dei secoli.

Scavi archeologici dell’Università Ca’ Foscari nell’area della probabile chiesa episcopale tardoantica di Altino
Foto: Università Ca’ Foscari

Da una parte, le attività agricole e le bonifiche condotte soprattutto tra Ottocento e Novecento hanno asportato o alterato gli strati archeologici più superficiali. Dall’altra, il progressivo smantellamento degli edifici antichi ha portato al recupero sistematico di pietre, mattoni e altri materiali da costruzione. Questi elementi furono riutilizzati anche nei cantieri di Torcello e di Venezia, dove la disponibilità di materiali provenienti dagli insediamenti più antichi contribuì allo sviluppo dei nuovi centri abitati.

Per questo motivo, ad Altino gli archeologi non trovano sempre muri conservati o fondazioni integre. In molti casi restano soprattutto le fosse di spoliazione, cioè le trincee lasciate dall’estrazione dei materiali. Sono tracce negative che permettono di riconoscere la forma degli edifici scomparsi, purché vengano documentate e interpretate con un’attenta analisi stratigrafica. La ricostruzione della chiesa è stata resa ancora più complessa dalla presenza della strada provinciale 41 dir., oggi via Sant’Eliodoro, che attraversa l’area dell’edificio in corrispondenza della sua parte centrale.

Da Altino a Torcello: una trasformazione graduale

La scoperta contribuisce anche a riconsiderare il rapporto tra Altino e Torcello durante la transizione dall’antichità al Medioevo.

La tradizione ha spesso raccontato il trasferimento degli abitanti di Altino verso la laguna come una fuga davanti alle invasioni barbariche. Le ricerche archeologiche condotte a Torcello suggeriscono invece un processo più articolato, nel quale ebbero un ruolo importante la geografia degli insediamenti, le attività economiche e le trasformazioni ambientali.

Torcello era collegata al sistema portuale di Altino e nel VII secolo divenne sede di un nuovo importante edificio religioso. Il trasferimento della sede episcopale può essere letto, in questo quadro, come parte di una riorganizzazione del territorio, piuttosto che come conseguenza di un singolo evento improvviso.

Anche la dismissione della chiesa altinate sembra essere stata un processo organizzato. Le evidenze archeologiche indicano che l’edificio venne smontato progressivamente, con il recupero dei materiali da costruzione entro la prima metà del VII secolo.

La cronologia viene messa in relazione con la celebre epigrafe di Torcello del 639, murata all’interno della Basilica di Santa Maria Assunta, e con i risultati degli scavi del battistero dell’isola. Il confronto tra queste testimonianze aiuta a ricostruire le tappe del passaggio da un centro urbano di tradizione romana a un sistema insediativo sempre più legato alla laguna.

Altino non scomparve semplicemente dalla storia: il suo patrimonio edilizio venne riutilizzato e il suo territorio partecipò alla formazione dei nuovi equilibri economici, religiosi e insediativi dell’area veneziana.

Una ricerca che proseguirà con nuove analisi

La campagna del 2026 continua le indagini avviate nell’estate precedente, quando un primo intervento di circa due mesi aveva individuato l’angolo sud-occidentale dell’edificio, riconoscibile anche per le fondazioni costruite con basoli stradali.

Lo scavo è diretto da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia Antica all’Università Ca’ Foscari Venezia, e co-diretto da Elisa Possenti, dell’Università di Trento, con la collaborazione di Luigi Sperti, dell’ateneo veneziano.

Il progetto si svolge nell’ambito di una concessione ministeriale, con il sostegno dei fondi di Ca’ Foscari per la ricerca archeologica e la collaborazione del Parco archeologico di Altino, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna.

Il lavoro sul campo coinvolge Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo, oltre a studenti e specializzandi dell’Università Ca’ Foscari. Alle analisi partecipano specialisti di diversi atenei: Barbara Bramanti e Jessica Mongillo dell’Università di Ferrara per i resti antropologici e Francesca Mombelli dell’Università del Salento per i materiali ceramici.

I prossimi passaggi comprenderanno lo studio sistematico dei reperti, l’analisi dei resti umani, le datazioni al radiocarbonio e le indagini geofisiche nelle aree non ancora scavate.

L’obiettivo è verificare l’estensione del complesso episcopale, chiarire la funzione dell’edificio porticato e individuare, se conservato, il battistero. Saranno questi approfondimenti a stabilire quanto sia possibile ricostruire dell’organizzazione della chiesa e delle strutture collegate.

📘 Notizia verificata ✅

  • 📄 Fonte: Università Ca’ Foscari Venezia
🛡️ Articolo Certificato su Blockchain
Questo contenuto è protetto da marcatura temporale decentralizzata. L’impronta digitale del testo è registrata per garantirne l’integrità e la data certa di pubblicazione.
Data di pubblicazione registrata: 15/10/2026 12:38
Verificabile in conformità con i protocolli internazionali di informazione certificata OpenTimestamps.

Condividi

Ultima modifica:

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.

Rimani aggiornato con Storie & Archeostorie!

Ricevi le ultime notizie su scavi, scoperte e mostre direttamente sul tuo smartphone attraverso i nostri canali ufficiali:


Scopri di più da Storie & Archeostorie

Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli ultimi articoli nella tua e-mail.

ULTIMI ARTICOLI

errore: Content is protected !!

Scopri di più da Storie & Archeostorie

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere